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Organizzazione Mondiale del Commercio: siglato accordo storico contro la pesca intensiva

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Dopo 20 anni di negoziati falliti, l’Organizzazione mondiale del commercio ha raggiunto un accordo per frenare i sussidi economici che rafforzano la pesca intensiva, e illegale per molti Paesi, a causa della quale si stima che le risorse ittiche possano esaurirsi entro il 2050. I primi cinque finanziatori sono Cina, UE, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Un passo importante, criticato tuttavia per le grandi lacune. L’accordo si è concluso a Ginevra e coinvolge tutti i 164 Stati membri dell’organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare gli accordi commerciali tra Stati, con al centro la “sostenibilità ambientale”. Senza sussidi, gran parte della pesca in alto mare non sarebbe redditizia – come descritto da un vasto studio pubblicato su Science – compresa la più dannosa pesca a strascico, che tra l’altro devasta i fondali marini, anche italiani, habitat naturali di molte specie che vivono tra la Poseidonia, aumentando l’erosione delle coste. Questi aiuti economici non spariranno, ma saranno limitati da un accordo globale che ratifica anche importanti misure per migliorare la trasparenza e la responsabilità dei governi in merito. Sarà creato un quadro globale che limita i sussidi per la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), per la pesca di popolazioni eccessivamente esaurite e per le navi che pescano in alto mare senza regolamentazione.

Photo by Paul Einerhand on Unsplash

Le associazioni ambientaliste puntano il dito sui “grandi buchi” presenti in un accordo che vede anche problemi pratici di applicazione, portando nella pratica a un effetto trascurabile sulla pesca eccessiva. Ad esempio, l’accordo non vieta l’utilizzo di denaro pubblico da parte dei governi per sovvenzionare i costi di capitale, come la modernizzazione delle flotte pescherecce e la sostituzione dei motori, o i costi di esercizio come il carburante. Questo, secondo l’OCSE, è il maggior fattore di riduzione “artificiale” dei costi operativi del settore, favorendo tra l’altro le navi più grandi, esattamente quelle che praticano una pesca intensiva. Come ricorda il Guardian nel darne notizia, le riserve di pesce sono scese al 66% nel 2017 dal 90% nel 1990, secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Molto facile, hanno osservato altri critici, aggirare questo accordo, soprattutto per i Paesi più sviluppati. Secondo l’organizzazione Oceana, presente ai colloqui di Ginevra, l’accordo può arrivare a eliminare una quota ininfluente di sussidi dannosi, stimati in 22 miliardi di dollari a livello globale. Secondo uno studio del 2018, i governi hanno speso 35 miliardi di dollari a livello globale in sussidi alla pesca, di cui circa l’80% è andato al settore industriale: non certo a piccoli pescherecci. Sussidi che aumentano artificialmente i profitti, dunque riducono il costo della pesca e portano alla pesca eccessiva, oltreché agli scandalosi sprechi di cui siamo stati anche di recente testimoni, sprechi stimati in 22 miliardi di dollari in totale. I sussidi per il carburante, e le esenzioni fiscali, sono il sussidio più grande. Un paradosso – come conferma Rashid Sumaila, economista alla British Columbia che segue i negoziati dal 2001, e che ha sottolineato come, senza sussidi e pesca illegale, senza sovrasfruttamento, le risorse aumenterebbero e dunque “stimiamo che potremmo ottenere il 35% di pescato in più, rimuovendo tutti i sussidi. Sono stati 20 anni di lotte che non hanno mai concordato nulla e, ovviamente, siamo felici di avere qualcosa. Ma i sussidi che portano alla sovraccapacità e alla pesca eccessiva, sono sostanzialmente inalterati. È una grande delusione”. Ma chissà, forse un buon punto di inizio.

L’articolo Organizzazione Mondiale del Commercio: siglato accordo storico contro la pesca intensiva proviene da The Map Report.

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