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“Forse…”. Ecco cosa c’è davvero dietro lo strappo di Di Maio: gira una strana voce

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Il dado è tratto. Luigi Di Maio adesso è libero di poter coltivare la sua nuova avventura politica fuori dal recinto del Movimento Cinque Stelle. In questo passaggio dal gruppo grillino a quello che sta per nascere con i fuoriusciti, si è consumato un terribile scontro all’interno della forza politica che ha raccolto il maggior numero di consensi alle elezioni politiche del 2018. nel giro di appena 4 anni tutto appare finito, morto e sepolto.

 

Di Maio è passato dal populismo alla responsabilità di governo indossando i panni da ministro degli Esteri, ha ribadito la sua posizione atlantista e draghiana in difesa contro le uscite, spesso dal sapore filo-russo, di Giuseppe Conte. Ora però Gigino è atteso dalla prova dei fatti. La politica è fatta di numeri, di voti, di compromessi, di alleanze e anche di quella propensione alla poltrona che spesso accompagna i nostri parlamentari. Ed è proprio nelle pieghe delle poltrone che potrebbe annidarsi uno dei motivi che hanno portato Di Maio a uno strappo così duro e doloso. Ricordiamo un aspetto importante: le elezioni politiche ormai sono dietro l’angolo. Manca meno di un anno alla scadenza naturale della legislatura e di fatto i partiti sono in stato di allerta per le ricandidature. Il Movimento Cinque Stelle, come è noto, ha il vincolo dei due mandati.

 

 

Da tempo si discute di deroghe ma al momento Giuseppi non ha sciolto la riserva per accontentare i suoi. E così, come riporta Repubblica, si maligna che lo strappo di Di Maio sia stato dovuto a una fuga in avanti per togliersi dalla minaccia di un ricatto sulla sua ricandidatura che Conte covava da tempo. Una mossa strategica che gli permette di avere più libertà politica ma anche di poter tentare il tris in Parlamento. Tra le ipotesi sul campo, come ricordato da Libero, c’è anche quella di star fermo un giro. Bisognerà attendere qualche mese per capire cosa accadrà. 

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