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Ospedali pieni, ma il Covid non c’entra. Choc in corsia: cosa sta accadendo

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Il Covid morde il freno, la pandemia torna a far preoccupare gli italiani. E se i dati sul contagio ricominciano a salire, è sul fronte dell’ospedalizzazione e della tenuta delle nostre strutture ospedaliere che si rischia una nuova emergenza estiva. I pronto soccorso sono in grande sofferenza, con alcuni casi eclatanti.
C’è una forte recrudescenza pandemica, con i nuovi positivi che ormai si sono attestati sopra i 30mila casi giornalieri. Partiamo dagli ultimi dati disponibili, quelli registrati ieri nel consueto bollettino del ministero della Salute. 34.978 positivi, dato in linea con quello del giorno precedente, quando i nuovi casi erano poco più di 35mila. Diminuisce il numero di positivi rispetto ai tamponi fatti: il tasso di positività scende così al 18,1% con una flessione dello 0,9%.
In 24 ore in Italia si registrano 45 morti, dato simile ai 41 dell’altro ieri. Aumentano invece i pazienti in terapia intensiva che sono 193 in totale e 2 in più rispetto a ieri e i ricoveri ordinari, che sono 4.331 e 11 in più rispetto al dato precedente. I numeri sono omogenei più o meno in tutta Italia. In Lombardia e Lazio si superano i 5mila casi in 24 ore, i nuovi contagi sono quasi 4.500 in Veneto, 3.800 in Campania, oltre 3mila in Emilia Romagna. Sopra quota 2mila anche la Puglia, mentre la Toscana si ferma appena prima.
 

 

REINFEZIONI In forte aumento sono le reinfezioni, dato che si lega alla vaccinazione. Il monitoraggio di Istituto superiore di Sanità e ministero della Salute rileva che negli ultimi sette giorni la percentuale di persone che hanno contratto nuovamente il Covid sul totale dei casi segnalati risulta pari a 7,4%, in aumento rispetto alla settimana precedente quando si fermavano al 6,3%.
Insomma, il contagio è tornato a correre e soprattutto non decresce come sperato.
In Italia e nel resto d’Europa, quindi, si monitora con attenzione la situazione del Portogallo, dove una nuova variante, Omicron Ba.5, ha preso il sopravvento. Non è ancora disponibile il report ministeriale della scorsa settimana per comprendere se l’aumento è dovuto all’impatto di questo nuovo ceppo. In ogni caso, è un cane che si morde la coda, lo abbiamo capito da due anni.
La fine dello stato d’emergenza e l’alleggerimento delle misure preventive avrà sicuramente avuto un impatto, ora c’è da capire quanto la recrudescenza del virus sia impattante sulle strutture ospedaliere. Per ora si regge, ma i dati non sono molto confortanti.
In Italia abbiamo 623 Pronto soccorso, un quarto dei quali non assiste un grande numero di pazienti e fa parte di strutture che non sono sempre in grado di assicurare tutte le prestazioni specialistiche di cui c’è bisogno. Tanti i casi di Ps in ginocchio, l’esempio più eclatante è quello del Cardarelli di Napoli, la più grande struttura ospedaliera del Mezzogiorno.
Da ormai quindici giorni medici e infermieri sono costretti e ricoverare i pazienti in un androne adiacente ai reparti di Osservazione breve intensiva. Un corridoio non adibito alla cura in cui vengono riversate ogni giorno decine e decine di persone, adagiate sulle barelle. Una vicenda in parte dovuta a ritardi storici e carenze strutturali, dall’altro lato sicuramente l’aumento dei casi Covid sta avendo un forte impatto sui pronto soccorso.
Quello napoletano infatti è solo uno dei casi più lampanti. A macchia di leopardo, lungo tutto lo stivale arrivano segnalazioni e grida d’aiuto di associazioni di categoria e sigle sindacali.

 

SINDACATI Anche Andrea Filippi, segretario nazionale della Cgil Medici e Dirigenti Ssn, ha lanciato l’allarme proprio ieri: «Stiamo registrando un nuovo, abbastanza travolgente, accesso nei pronto Soccorso di persone con Covid, anche giovani, che, per quanto non gravi, hanno bisogno di respirazione assistita, di semplice ossigeno, ma non gestibile a casa con la scarsa rete che, nonostante la pandemia, abbiamo costruito, e questa situazione sta ricadendo nuovamente sugli ospedali». L’Iss, infatti, solo venerdì ha fatto sapere che l’ospedalizzazione da coronavirus in due regioni è tornata sopra il livello di allerta del 15% per l’occupazione dei reparti ospedalieri ordinari. Si tratta della grossa Sicilia, al 15,5%, e della più piccina Valle d’Aosta al 15,3%. In ogni caso, con o senza Covid la situazione dei pronto soccorso in Italia resta un clamoroso bubbone. Sempre più spesso assistiamo a concorsi che vanno deserti, carichi di lavoro che aumentano giorno dopo giorno e una medicina del territorio che non filtra a dovere. Soprattutto al Sud del Paese. C’è un campanello d’allarme che dovrebbe far saltare dalla sedia il ministro Roberto Speranza: a Marche Nord, ad esempio, su 39 posti messi a concorso si sono presentati in 10 proprio due giorni fa, discorso simile in aprile al Cardarelli di Napoli. Succede ogni giorno in ogni nosocomio, e la situazione è sotto gli occhi di tutti. L’assistenza così va a farsi benedire, figurarsi col ritorno del coronavirus. 

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