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L’ultima vergognosa giravolta della sinistra: prima insulta Verona, ora con Tommasi…

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Verona la Santa. Andrà ribattezzata così la città scaligera se dovesse sopportare la sinistra al governo dell’amministrazione. Perché da quelle parti politiche la odiano, è simbolo di tutto quello che loro non sopportano. Per mascherare la loro antipatia, i sinistri veronesi si sono nascosti dietro il faccino di Damiano Tommasi, per farsi dimenticare. Certo, non potrebbero arrivare a prendere da Bergamo un assessore del livello di Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica con l’ossessione del fascismo, che in occasione del nubifragio di agosto 2020 riuscì così ad esprimere la sua “solidarietà” alla città colpita: «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma». Cominciamo bene.

 

 

MISSIONE PURIFICATRICE
Verona fascista. Verona razzista. Verona omofoba. Verona bigotta. E la vogliono conquistare, magari per una missione purificatrice. Che la riscatti agli occhi del mondo che piace a loro ma non alla grande maggioranza del popolo. La odia, la sinistra, ma dopo il primo turno finge di amarla, Verona, e magari sogna che tutti i suoi nemici emigrino al lago il 26 giugno… Flavio Tosi ne era «il sindaco sceriffo», quello che vietava pure l’elemosina. Per una stagione è sembrato diventare il liberale presentabile perché aveva rotto con la destra, e ora, se fa votare per Federico Sboarina nonostante Sboarina, torna estremista a prescindere se i due rivali di destra si apparentano o meno al ballottaggio del 26 di giugno. Sono le contorsioni a cui ci ha abituato la politica italiana. Quindi serve il Redentore, un Angelo Custode, il Pacificatore che mette insieme Pd, Azione e Cinque stelle per far risorgere la città perduta. E magari distruggere tutto chiamando a sé un assessore all’antistoria modello Laura Boldrini, a cui prudono le mani contro tut to quello che è stato realizzato fino a ieri. C’è lui, proprio Da miano Tommasi, romanista ma anche laziale.

 

 

MEMORIA
Per lui sarà dura, perché Verona non perdona. Mica han no dimenticato il Processo per eccellenza, quello che consegnò a Mussolini la testa del genero, Galeazzo Ciano, per aver tramato assieme al maresciallo Badoglio contro di lui. E già, ce ne sono di nostalgici da estirpare in una terra che divenne centro nevralgico del la Repubblica sociale italiana alla caduta del Fascismo. C’erano ben cinque ministeri. Riuscirà una sinistra allergica alla memoria a sopportare la visione di quei Muraglioni completati proprio con l’avvento del fascismo? Quei progetti senza tangenti ma con tanto carico di storia rischiano di rappresentare un pericoloso esempio per le giovani generazioni. Sapete quanto ci misero ad edificarli? Li cominciarono ad inizio 1935, li finirono a novembre 1936. Ah, il regime, Damiano. Poi ci si sono messi anche i tempi moderni, democratici e presentabili. Non appena a Verona mise piede An – fine anni 90 – con Fini e la sua conferenza programmatica, si infilò lesto lesto Silvio Berlusconi a diffondere il suo «libro nero sul comunismo». Irredimibile.

 

Sai, Tommasi, gli fa il comandante partigiano all’orecchio, qui abbiamo ancora il ricordo del congresso mondiale della famiglia, che orrore, abbiamo dovuto sopportare tutto questo. E poi i tifosi dell’Hellas Verona, maledizione, allo stadio sono sempre loro. Per bonificare la città non basteranno una bella moschea al venerdì, clandestini a gogò e un gran supermarket di cannabis. Il nostro cuore si gonfia di nostalgia e il pensiero corre a chi sarebbe stato un grande sindaco amato dal popolo. Si chiamava Nicola Pasetto. Giovane deputato e pure lui tifoso della squadra di calcio del Verona. Persona perbene, ma pure lui bersagliato dagli slogan rossi, perché vinceva alle elezioni, era un leader. Purtroppo morì in un incidente stradale. Solo un sinistro, ma non elettorale, riuscì a buttarlo giù. E se lo si ricorda ancora, vuol dire che non è passato indifferente nella storia della sua città. La sinistra invece sì. E per questo ha dovuto reclutare un uomo di sport: quello che ha vinto, lo ha vinto fuori dalla politica… 

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