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La Russa svela il retroscena: “Ce li prendiamo casa per casa”, ecco che cosa vuole fare

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C’è un frammento di conversazione che segna il contorno della partita che si giocherà nel centrodestra in vista delle elezioni politiche. Lo riporta un retroscena del Foglio. In un contesto convivale, il party di compleanno di Silvia Cirocchi, compagna dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, Ignazio La Russa ragionando di Lega avrebbe detto: «Al centro Sud è in picchiata e senza classe dirigente, al Nord è ancora un sindacato del territorio, ma li stiamo prendendo: comune per comune, casa per casa». Notazione informale madi contenuto politico: La Russa è da sempre un pilastro della destra milanese in tutte le sue evoluzioni nel tempo. Da An a Fdi. Dunque, al di là del contesto mondano, definisce il cuore della contesa, acchiappare gli elettori del Nord, culla nativa della Lega e genesi, trent’ anni fa, del primissimo aggancio tra Carroccio e Forza Italia.

 

 

 

Nel ’94, infatti, l’alleanza sui collegi uninominali settentrionali univa il neonato partito azzurro e la Lega di Bossi, sotto il contenitore del Polo della Libertà. Ora, trent’ anni dopo, tornano centrali le rivendicazioni del Nord così come il nodo alleanze. Il Nord produttivo è quello che sta subendo i contraccolpi peggiori dei due annidi crisi in successione, dal lockdown sino alla morsa dei rincari energetici. Quel “casa per casa” fissato da La Russa è la sintesi di un progetto che si scorge nitido nel percorso intrapreso negli ultimi anni da Fratelli d’Italia. Da tempo la Meloni sottolinea la vocazione “produttivista” del partito, semantica novecentesca per indicare l’attenzione al tessuto imprenditoriale. E poi c’è il piano relazionale. Nella scorsa edizione di Atreju hanno sfilato nei panel tutti i rappresentanti delle principali associazioni d’impresa, Carlo Bonomi di Confindustria su tutti. Infine, la geografia: qualche settimana fa, la Conferenza Programmatica si è tenuta al Mico di Milano. L’obiettivo è chiaro, smontare nell’immaginario collettivo l’idea di un partito romano-centrico, per agganciarlo ai luoghi iconografici dell’innovazione e dell’industria.

 

 

 

A Lega e Forza Italia, ora, spetta il rilancio sull’agenda economica. Partendo da alcuni punti fermi: c’è la storia (e per questo le diatribe interne in Forza Italia sul coordinamento lombardo sono parse dolorose, perché si intrecciano con il mito fondativo della discesa in campo, tra Arcore, Macherio e il milanese viale Isonzo). Ma ci sono anche i governatori, da Est a Ovest e, almeno per ora, buona quota di classe dirigente territoriale. E siccome la storia è corsi e ricorsi, val la pena di ricordare che quanto si sta vivendo oggi ribalta quanto accadde nel 2015. Allora fu Salvini a de-nordizzare la Lega per puntare al bottino elettorale della destra romana. Più che la nemesi, è il corso delle cose. A patto, però, che nell’area non deflagri definitivamente una dialettica già un bel po’ compromessa.

 

 

 

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