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Arriva il super-algoritmo: saprà quando evaderete le tasse, ecco che cosa si rischia

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Non avete ancora evaso le tasse, ma presto lo farete. Ruota intorno a questo assunto, un pelino agghiacciante, la nuova strategia del fisco per combattere le frodi. A prima vista l’operazione può ricordare gli “psicoreati” in cui secondo George Orwell rischiava di incappare chi, anche inconsciamente, non amava il Grande Fratello. Oppure i delitti potenziali che in un inquietante racconto di Philip Dick venivano puniti, ancor prima che venissero commessi, dagli agenti della sezione Precrimine. Terrificante? Macché, l’utilizzo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale al servizio degli esattori è l’ultimo grido in fatto di lotta all’evasione. O almeno così è stato presentato qualche tempo fa dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha annunciato l’inizio di una nuova era sul fronte dei controlli nell’ambito, manco a dirlo, di un grande progetto di armonizzazione chiesto dall’Unione europea, la quale ha pure finanziato parte dell’iniziativa.

IL VECCHIO SPESOMETRO – Nel piano “A data driven approach to tax evasion risk analysis in Italy” si utilizzano una serie di definizioni inglesi supermoderne come network analysis, machine learning e data visualization. Ma l’idea di base è la solita, quella dei vecchi redditometro e spesometro: utilizzare gli acquisti, i movimenti di denaro e il tenore di vita per individuare la capacità contributiva e pizzicare chi dichiara meno dei suoi “presunti” guadagni. Solo che questa volta si useranno tutte le tecnologie più innovative e, soprattutto, tutti i tipi di dati. Da quelli classici come l’anagrafe tributaria e i conti bancari a quelli più moderni come gli account social. Districarsi in miliardi di informazioni non è facile. Ed è qui che entrano in gioco i computer. L’intelligenza artificiale, dotata di potenti algoritmi e di tecniche di apprendimento automatico, può muoversi con disinvoltura nel mare di dati ed effettuare analisi sofisticate in grado di smascherare anche le frodi internazionali e le complicate truffe sui crediti d’imposta.

 

 

Ora, vi chiederete voi, le autorità non riescono neanche ad incrociare i dati dell’Inps con il casellario giudiziario per evitare di dare il reddito di cittadinanza a mafiosi, pregiudicati ed assassini, come potranno mai mettere su tutto questo po’ po’ di roba? Impossibile dirlo. L’intenzione, comunque, è quella. E i lavori stanno procedendo spediti. Come si legge nell’ultimo rapporto del Censis, diffuso ieri, «la Guardia di Finanza investirà 32 milioni di euro in big data e cybersicurezza con l’obiettivo di creare una infrastruttura per semplificare le operazioni di analisi dei dati, anche attraverso modelli statistici». Il punto di arrivo, si legge ancora nel documento, è il fisco «predittivo». Ora, sul dizionario il termine significa qualcosa «in grado di consentire anticipazioni e previsioni».

L’Agenzia delle entrate ci ha già da tempo abituato agli accertamenti presuntivi, quelli che vengono effettuati sulla base di ipotesi di evasione, lasciando poi al contribuente, in barba allo statuto che dovrebbe tutelare i suoi diritti, l’onere di provare il contrario.

 

 

IL GIUDICE ROBOT – Qui però si va oltre la presunzione. Si tenta di “prevenire” e “anticipare” i comportamenti fraudolenti attraverso delle analisi che permettano di individuare «i soggetti ad alto rischio di evasione». In altre parole, finisci nel mirino del fisco anche se non hai fatto nulla perché l’intelligenza artificiale ritiene che la tua tipologia di spese o i tuoi post su Facebook rientrino nella casistica dell’evasore. È l’evoluzione estrema della cosiddetta compliance, le letterine delle Entrate che ti suggeriscono di metterti in regola anche senza nessuna prova a tuo carico, la trasformazione dei controlli tributari in una caccia alle streghe dove rischi essere punito per un algoritmo che fa cilecca. Ma non è tutto, perché il traguardo finale è quello di affidare alle macchine anche l’emissione e la motivazione degli atti di accertamento e perfino le eventuali decisioni del giudice tributario chiamato, eventualmente, a decidere sui tuoi ricorsi. L’Eurispes parla in questo caso di «giustizia predittiva» e per dimostrarci quanto è all’avanguardia cita l’esempio della Cina, «dove è stato creato un vero e proprio magistrato-robot capace di formulare un’accusa formale per oltre otto diversi tipi di reato e con una precisione vicina al 97%».

E la privacy, in tutto ciò? Tenetevi forte. Il problema si risolve con l‘anonimometro, un sistema di pseduonimizzazione dei dati che permette al fisco di ficcare il naso ovunque semplicemente assegnando un codice al posto di nome e cognome. E comunque lo scorso anno un decreto (13/2021) ha stabilito che la Pa può utilizzare qualsiasi dato per fini di interesse pubblico e che il Garante non può più intervenire in via preventiva sui trattamenti a rischio. Orwell e Dick ci fanno un baffo.

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