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“Cosa hanno inserito all’interno”. Per i droni russi è finita, perché saranno distrutti tutti

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Qualcosa non torna nella disfatta russa. Nonostante la resistenza ucraina negli ultimi giorni sta registrando ingenti perdite, c’è un caso che proprio non fa dormire sonni tranquilli Vladimir Putin. Al momento, infatti, la flotta di droni russi pare sia stata decimata. A essere presi di mira secondo gli analisti gli Orlan-10, il tipo più comune di aeromobile a pilotaggio remoto. Secondo diverse stime di questi modelli ne sono stati costruiti 2 mila. Una cifra enorme, se si considera che degli Orion ne sono stati costruiti solo 30. Gli Orlan-10 hanno un’apertura alare di dieci piedi e un motore a combustione interna che riproduce un suono quasi come quello di uno scooter, offrendo così un’autonomia di sedici ore a una velocità di crociera di circa 65 mph.

 

 

Eppure nelle ultime settimane pare che l’esercito di Kiev abbia capito come abbatterli. La scoperta è arrivata grazie agli jammer anti drone portatili, strumenti simili a delle pistole ma in grado di proiettare delle onde radio che interferiscono con la capacità del drone di ricevere comandi dall’operatore. Una volta bloccato, un drone può tentare un atterraggio morbido, continuare a volare in linea retta o semplicemente schiantarsi al suolo. 

 

 

I droni russi dovrebbero contenere al loro interno un meccanismo in grado di evitare queste interferenze. E allora, perché vengono abbattuti: semplice, il denaro che dovrebbe essere speso per gli hardware viene invece distribuito tra funzionari desiderosi di mazzette e ricompense. A confermare il tutto alcune indagini condotte a Mosca e segnalate da Forbes per cui l’elettronica di livello militare che si supponeva fosse stata costruita in Russia era stata apparentemente sostituita da componenti commerciali economici provenienti dall’Estremo Oriente. E questo potrebbe essere il motivo per cui il Cremlino sta registrando diverse sconfitte sul campo ucraino. 

 

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