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Zelensky, “guerriglia interna”. Il ruolo del Battaglione Azov perché e quando il “presidente sarà costretto a lasciare”

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rischia di finire per rappresentare l’Occidente, ma non più il suo popolo. La profezia, cupissima, è di Alessandro Monteduro, direttore della associazione Aiuto alla Chiesa che soffre. Reduce da un viaggio proprio in Ucraina, in una intervista all’agenzia Adnkronos Monteduro dice di terme che il solco fra popolo e realpolitik potrebbe nutrirsi anche delle armi confiscate ai russi, spesso non tracciate, che finiscono sul mercato nero con il rischio di foraggiare una potenziale guerriglia interna combattuta da quegli ucraini che potrebbero non accettare un ipotetico, futuro accordo tra il presidente Zelensky e i russi, all’insegna di concessioni territoriali in nome della pace.

 

 

 

In questo processo, probabilmente, un ruolo decisivo lo rivestiranno i combattenti del Battaglione Azov, oggi in mano ai russi, e che dovrebbero poter tornare in patria in base a un “patto segreto” rivelato dalla moglie del comandate Denis Prokopenko. I “partigiani della Azovstal” incarnano la Resistenza irriducibile degli ucraini agli invasori.

 

 

 

Nel suo viaggio in Ucraina Monteduro ha “colto il timore che movimenti nazionalisti e autonomisti, sia pure minoritari, potrebbero iniziare una guerriglia autonoma contro i nemici russi oppressori”. Segnali confermati dai recenti sondaggi, della società demoscopica Rating, in base ai quali oltre il 60% dei civili ucraini, anche donne, vuole armarsi. “Sta già succedendo qualcosa in tal senso e si sta instaurando un solco fra la realpolitik e la realtà popolare, la cui maggioranza non sarebbe disponibile a cedere nulla. Il rischio è – prosegue Monteduro – che quando Zelensky sarà chiamato al tavolo negoziale, rappresenterà l’Occidente, ma non la maggioranza del popolo ucraino. E se sarà costretto a sottoscrivere un accordo per concedere territori ai russi, potrebbe non soddisfare il patriottismo crescente degli ucraini. È possibile possa addirittura esser costretto a lasciare il suo Paese nominando un erede, perché la comunità lo contesterà. E qui – ricorda – interviene il tema del mercato nero delle armi, di cui sui giornali non si parla”.

 

 

Secondo Monteduro, ad aggravare il quadro sono gli “attriti legati al ruolo e al futuro della comunità religiosa aderente al patriarcato di Mosca, che potrebbero sfociare in una ulteriore diaspora”. “Il Consiglio pan-ucraino delle chiese e delle organizzazioni religiose, che rappresenta l’unità religiosa del Paese, sta tenendo le inevitabili tensioni più spente possibili e potrebbe fare da organo di mediazione, laddove tra Zelensky e gli ucraini ci dovesse essere disaccordo. Il Consiglio – conclude Monteduro – potrebbe trasformarsi in un utilissimo strumento, soprattutto se le organizzazioni religiose e la Santa Sede saranno investite di un ruolo nella mediazione”, per tenere il paese compatto e scongiurare il rischio di una guerriglia di anni. 

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