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Kiev, arrivano le truppe di Joe Biden: “Dove ha schierato i soldati”, rischio-escalation mai così vicino

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Soldati americani potrebbero tornare in Ucraina, per la prima volta dall’inizio del conflitto. Si tratterebbe di truppe a protezione dell’ambasciata a Kiev, ancora esposta agli attacchi russi. Lo ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby, al Wall Street Journal, rimarcando che il Dipartimento della Difesa e quello di Stato ne stanno discutendo. La proposta non è ancora stata inoltrata al presidente Joe Biden, che poco prima dell’invasione russa aveva ritirato militari americani dei Berretti Verdi e della Guardia Nazionale impegnati nell’addestramento degli ucraini. C’è chi sostiene che il Pentagono preferirebbe inviare a Kiev i Navy SEAL, gli stessi che uccisero nel 2011 Osama Bin Laden nella villa-fortilizio di Abbottabad, in Pakistan. Dato che Kiev è vulnerabile a ordigni russi, sarà interessante capire se gli Stati Uniti intendano schierare all’ambasciata anche sistemi antimissile -razzo -mortaio C-RAM, come quelli che in Iraq, all’ambasciata Usa di Baghdad, hanno abbattuto razzi sparati da milizie filo-iraniane.

 

 

 

Intanto, i russi stanno valutando una proposta di pace italiana. È il piano che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha presentato il 18 maggio all’Onu e al G7 e che comprende «un trattato sui territori contesi» e «un accordo multilaterale sulla sicurezza in Europa». Ieri, il viceministro degli Esteri russo Andrey Rudenko ha detto che «il piano non è stato discusso fra Russia e Italia», ma che: «Lo abbiamo ricevuto recentemente e lo stiamo studiando. Quando avremo finito di analizzarlo, risponderemo». Il piano italiano è stato messo a punto dal segretario generale della Farnesina Ettore Sequi e dal direttore degli affari politici Pasquale Ferrara. Prevede un cessate il fuoco e una conferenza internazionale che dia all’Ucraina garanzie tali da poter esser neutrale. Non sarà facile però trattare sui territori, poiché i russi, dopo tre mesi di guerra, si appelleranno al verdetto del campo di battaglia. I combattimenti si intensificano e, secondo il governatore ucraino di Lugansk, Sergei Gaidai, «i russi fanno terra bruciata attorno a Severodonetsk, attaccando 24 ore su 24 e isolandola distruggendo i ponti». Rileva che «dall’entroterra russo, dalla Siberia, arrivano nuovi rinforzi al nemico». L’intelligence britannica sostiene che «i russi in tre mesi hanno avuto perdite simili a quelle della guerra in Afghanistan a causa di tattiche scadenti, limitata copertura aerea e mancanza di flessibilità». Londra accredita la cifra di 29.000 russi uccisi fornita dagli ucraini, che però non ha conferme. Di certo, ieri i russi hanno dato per «caduto perla patria» Adam Jamjoev, nipote del vice ministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov.

 

 

 

L’ATTENTATO

A rafforzare il blocco navale russo ai porti del grano, s’ è mossa da Sebastopoli la fregata russa Admiral Makarov, quella che gli ucraini sostenevano d’aver colpito, ammettendo poi d’essersi sbagliati. Dà invece per certo un tentativo fallito di attentato al presidente russo Vladimir Putin, il capo del dipartimento di intelligence del Ministero della Difesa ucraino Kyrylo Budanov, secondo cui: «Due mesi fa è fallito l’ultimo di molti tentativi di uccidere Putin da parte di elementi ceceni. Non si tratta di informazioni pubbliche ma è tutto vero». Una notizia che potrebbe offuscare l’immagine di fedeltà delle milizie cecene al Cremlino. E ieri è stato condannato all’ergastolo il giovane soldato russo Vadim Shishimarin, 21 anni, processato per aver ucciso un civile disarmato di 62 anni vicino a Sumy. A nulla sono valse le attenuanti presentate dal suo avvocato, Viktor Ovsiannikov, secondo cui Shishimarin ha «sparato dopo essersi rifiutato per due volte di eseguire l’ordine». Il ragazzo si è scusato con la vedova della vittima, chiedendole perdono.

 

 

 

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