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“Putin sorpreso, c’è rancore”. Draghi con Biden, che cosa rischiamo: Barabanov, voci pesantissime da Mosca

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Il 19 maggio il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi terrà alle 9 in Senato una informativa e non più un intervento al Question time come inizialmente previsto. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari di Palazzo Madama. Di fatto, dunque, il premier riferirà sulla guerra in Ucraina e sul suo incontro con il presidente americano Joe Biden avvenuto martedì a Washington senza però rispondere alle domande degli onorevoli.

 

 

Impossibile, invece, che il premier commenti l’intervista di Oleg Barabanov, direttore del programma del think tank Valdai Club, assai vicino al Cremlino, nonché vice dell’Istituto di Studi europei del Mgimo. “La dura reazione di Mario Draghi all’operazione militare russa in Ucraina, nella mia opinione, ha colto di sorpresa il Cremlino – spiega Barabanov in una intervista a Repubblica, concessa in contemporanea con la visita del premier alla Casa Bianca -. C’è qualche rancore, ma non si è tradotto in una campagna contro l’Italia”.

 

 

 

A Mosca “non se ne è parlato”, risponde a una domanda sull’incontro tra Draghi e Biden. Ma, aggiunge Barabanov, autore di numerosi libri e studi sull’Italia. “se l’Italia mediasse tra il Cremlino e la Casa Bianca, verrebbe accolto positivamente. In passato, già Franco Frattini e Silvio Berlusconi fecero da intermediari tra Russia e Stati Uniti”. “In generale, non c’è una posizione ostile nei confronti dell’Italia né nelle tv né tra i politici – afferma -. Si segnalano i sequestri di ville e yacht dei miliardari russi sanzionati. Misure peraltro giustificate dai presentatori e salutate dall’opinione pubblica perché si pensa si tratti di beni comprati con i soldi rubati ai russi“. Secondo Barabanov, “ci sono sempre state le basi per buoni scambi economici e commerciali con Roma”. “C’è una cerchia di politici europei considerati ‘amici di Putin‘, suoi personalmente, come Berlusconi, o del Cremlino, come Salvini. E’ chiaro che Salvini sarebbe accolto con meno freddezza. Ma Mosca non è nella posizione di potersi scegliere i mediatori. Perciò – conclude – se venisse Draghi, ben venga”.

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