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“In Italia ci sono infiltrati di Putin, aperta inchiesta sulla Rai”: una bomba sulla tv di Stato, “come vengono reclutate le spie”

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Adolfo Urso, presidente meloniano del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo dei Servizi segreti, è persona dabbene. Con inappuntabile understatement oggi ha lo sguardo puntato verso l’immaginario sestante della propaganda russa che – pure in Italia – sta diventando parte dell’arsenale di guerra del Cremlino. Se Ur so lancia un allarme, non lo fa a capocchia.

Presidente, il Copasir in queste ore di “disinformatia” – come chiamano i russi il lento insinuarsi delle fake news nel tessuto sociale- ha parecchio lavoro. È brutto dire che “l’avevamo detto”, eppure “l’avevate detto”, no?
«Sì. Avevamo avvertito che la Russia utilizzava l’energia come fattore di potenza e che era assolutamente necessario affrancarci dalla dipendenza sia diversificando le fonti sia aumentando la produzione nazionale, avevano anche scritto che con “l’escalation militare in Ucraina il problema sarebbe esploso”. Avevamo allertato sulla postura aggressiva di Putin, le cui avvisaglie erano, tra gli altri, i sei golpe nel Sahel di cui cinque riusciti. Nel Mali e nella Repubblica Centrafricana sono stati allontanati i militari europei per far posto ai mercenari putiniani della Wagner. E avevano anche indicato nel referendum in Bielorussia il punto di svolta perché avrebbe abolito la neutralità del Paese consentendo di dispiegare nel suo territorio, ai confini della Ue, il dispositivo nucleare russo».

Non ci siamo svegliati un po’ tardi – nell’eccesso italico di filoputismo- nel capire che la maskirovka, l’arte dell’inganno russa sarebbe stata un’arma tattica formidabile per una guerra ibrida?
«Guardi, il punto di svolta è avvenuto proprio con la annessione della Crimea, è la guerra nel Donbass, la prima risoluzione del Parlamento europeo del 2016. Nelle nostre relazioni il Copasir ha denunciato come la macchina della propaganda agisca anche nel nostro Paese, lo abbiamo fatto con nettezza durante la pandemia: abbiano denunciato una azione sistemica di disinformazione, nel mondo del web ma anche con attori strutturati nel modo della cultura e nelle università, così come nel sistema della comunicazione. Abbiamo denunciato che l’attività infodemica rilevata si inquadrava in un contesto geopolitico in cui regimi autocratici tendono a condizionare le democrazie occidentali».

Un conto è denunciare, un conto è prendere i provvedimenti necessari…
«Lo stiamo facendo, anche in seguito a quanto denunciato nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo del 22 marzo- ribadito nella sentenza del Tribunale Ue in cui si afferma che le sanzioni nei confronti di media collegati al Cremlino sono assoluta mente necessarie perché propaganda e disinform a zio n e fanno parte dell’arsenale di guerra del Cremlino. Da presidente del Copasir le dico che la macchina dell’informazione russa – come la cinese – è continuamente attiva. Da giornalista mi stupisco che ve ne accorgiate solo oggi».

In questo contesto, lei come ha letto il discorso del 9 maggio – commemorazione della liberazione dal nazifascismo, giorno top della propaganda – di Putin alla nazione?
«La Russia manipola la realtà dei fatti. Prenda il discorso di Putin oggi; secondo lui la Nato li stava “per attaccare”. Peccato che Biden, attraverso le informazioni dell’intelligence americana abbia pubblicato anticipatamente non solo la metodologia ma anche le date e le ore dell’attacco di Mosca all’Ucraina. Ci hanno fatto credere persino che il vaccino Sputnik fosse efficace e che quello cinese fosse il migliore del mondo quando la realtà era ben diversa».

In Italia operano molte spie russe?
«Certo che sì e con modalità che abbiamo peraltro descritto nell’ultima relazione al Parlamento quando abbiamo affrontato il caso Biot».

E come le reclutano, le spie?
«Il reclutamento dei russi avviene tramite spionaggio, arruolamento e propaganda, messa a libro paga di dirigenti, fake news, campagne social, attacchi cibernetici. Ripeto: in relazione alla guerra d’Ucraina avevamo riferito in Parlamento già il 9 febbraio scorso nella nostra relazione annuale, e prima ancora l’avevamo fatto il 13 gennaio per quanto riguarda nello specifico la sicurezza energetica, ben 40 giorni prima dell’invasione!».

In questi giorni la Rai fibrilla per il caso di possibili infiltrazioni putiniane. Avete notizia o sentore che la disinformazione russa possa insinuarsi (anche con inconsapevole appoggio dei conduttori) nei nostri programmi televisivi, Rai compresa, appunto?
«Noi abbiano aperto un’istruttoria anche sulla base di quel che ci ha recentemente detto l’Ue. E comunichiamo solo con le relazioni al Parlamento. Indiscrezioni, allusioni o maldicenze non appartengono al nostro operare, semmai proprio alla disinformazione che dobbiamo contrastare».

Vi risulta che alcuni ospiti tv come il professore Orsini e vari giornalisti moscoviti siano in odore di essere a libro paga? Come reagirebbe il Copasir di fronte a notizie del genere?
«Con la serietà che compete all’organo Parlamentare cui è delegato il compito di verifica e controllo nell’ambito della Sicurezza nazionale. La legge ci impone assoluta riservatezza e quindi lei mi pone una domanda per me irricevibile (la voce di Urso, qui, è lievemente incrinata. Per ogni affermazione che possa disvelare segerti di Stato ogni membro del Copasir può rischiare fino a 15 anni di galera, ndr)».

Che timori avete in merito a possibili infiltrazioni della propaganda russa nei nostri media?
«Le stesse che hanno i nostri partner europei. Basta leggere le risoluzioni del Parlamento europeo, specifiche e dettagliate, e i data base recentemente pubblicati da parte della task force della commissione che parlano di oltre tredicimila casi di disinformazioni accertate, o ancora la recentissima sentenza del Tribunale europeo che ha respinto il ricorso di un media sanzionato, per renderci conto di quale sia la minaccia che incombe e contro la quale abbiano il dovere di agire per tutelare la nostra informazione, che deve essere libera da ogni condizionamento e quindi anche dalle ingerenze straniere».

Insisto, mi scusi. Il fatto che, data questa sorta di “par condicio” nei talk, anche Rai, tra russi e ucraini (unico caso in Occidente), l’opinione pubblica si sta modificando a favore di Putin lo ritenete verosimile? Vi preoccupa?
«Ben venga la “par condicio” purché sia espressione di pluralismo e libertà di opinione e di valutazione. Il problema, lo ripeto, è inverso: dobbiamo evitare che la macchina della disinformazione, che i sistemi autocratici utilizzano nei loro regimi e anche nei nostri confronti, condizioni le nostre libere valutazioni, con i mezzi che sono abituali a quel sistema e che abbiamo denunciato più volte in relazioni al Parlamento. Anche in altre epoche storiche vi era chi guardava a Mosca per convinzioni ideologiche o per altro. Noi siamo una grande democrazia che si fonda proprio sulla libertà, di opinione e informazione, noi abbiamo il compito di preservarla da ogni ingerenza».

E sta bene, presidente, il quadro è fosco e la democrazia va difesa ad ogni coso. Sottoscriviamo tutto. Però, concretamente, il Copasir che linea di difesa sta adottando?
«Ora la strutturiamo attraverso le audizioni, con i direttori dell’intelligence, ma anche con altri soggetti che pensiamo utile informare proprio per realizzare quella “resilienza” che il Parlamento europeo sollecita nei suoi documenti. C’è già stata l’audizione del capo del Aise, ci saranno quelle dell’Aisi e del Dis, dell’ad della Rai e del presidente di Agcom. La disinformazione russa opera in tutta Europa. Dobbiamo difenderci dal tentativo di penetrazione e di condizionamento dei sistemi autocratici che vorrebbero imporre anche da noi la neolingua del Grande Fratello…».

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