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“Forse noi giornalisti…”. Floris-Gruber, la doppia bordata sull’intervista a Lavrov

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La puntata di Otto e Mezzo di lunedì 2 maggio si è aperta con il caso Lavrov. L’intervista rilasciata a Zona Bianca, su Rete 4, dal ministro degli Esteri russo ha scatenato un mare di polemiche, dato che è stata “ceduta” la prima serata alla propaganda del Cremlino. Alcuni passaggi, come quello su Hitler e gli ebrei, sono stati particolarmente osceni e hanno suscitato reazioni scomposte sia da parte dell’opinione pubblica che della politica.

 

 

Lilli Gruber ha infatti riportato le dichiarazioni di Enrico Letta, secondo cui l’intervista di Lavrov è un’onta per l’Italia, e quelle del deputato dem Borghi, che reputa l’intervento del ministro degli Esteri russo un pericolo per la sicurezza nazionale. Ma cosa ne pensa invece Giovanni Floris? Il conduttore di DiMartedì, ospite nello studio di Otto e Mezzo, ha messo in chiaro che a suo avviso “le interviste si fanno a tutti, in particolare si fanno a un ministro di un Paese in guerra”. Floris ha ricordato che “nel passato la Fallaci ha intervistato Gheddafi, Biagi ha intervistato i terroristi”.

 

 

“Nel mondo democratico – ha proseguito il giornalista di La7 – il potere si è sempre confrontato con i giornalisti. David Frost costrinse Nixon alle dimissioni durante un’intervista in diretta. Le interviste si fanno e ce ne si assume la responsabilità. Il punto probabilmente è come: su quello ognuno è libero di giudicare. Forse noi giornalisti non possiamo giudicare perché farlo sul lavoro dei colleghi non è carino”. Quest’ultima osservazione è stata condivisa anche da Lilli Gruber.

 

 

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