attualità

25 aprile e partigiani eroi. La verità storica nascosta dalla sinistra: la gente ne aveva paura, ecco le prove

25-aprile-e-partigiani-eroi.-la-verita-storica-nascosta-dalla-sinistra:-la-gente-ne-aveva-paura,-ecco-le-prove

25 aprile: oggi si ricorda come, circa 80 anni fa, tutto il popolo italiano insorse contro i nazifascisti, sostenendo e foraggiando i circa 450.000 eroici partigiani che liberarono l’Italia dall’occupante. Questa è la vulgata filoresistenziale, ma siamo sicuri che sia andata così? Un libro dei ricercatori storici Massimo Lucioli e Davide Sabatini, Resistenza, al di là del mito (1997), cita storici di sinistra che raccontano tutt’ altra realtà.
Secondo i più noti protagonisti della Resistenza, addì 25 aprile 1945, i partigiani italiani andavano dai 352.000 di Luigi Longo, passando per i 400.000 di Ferruccio Parri, fino agli “istituzionali” 442.062 di Massimo Rendina. Giorgio Bocca, però, in Storia dell’Italia partigiana scrive che a fine ’44 «gli 80.000 partigiani di cui parla il Comitato Volontari per la Libertà si riducono, nel dicembre, a 50.000, forse meno». Secondo Renzo De Felice, dopo l’amnistia di Mussolini ai renitenti alla leva, i partigiani calano di altri 30.000, complice, forse, anche il proclama del generale americano Alexander, del 13 novembre ’44, che li invitava a tornarsene a casa.

MITI TRAMONTATI – Così, i 20.000 / 40.000 (approssimando per eccesso) partigiani effettivi del dicembre ’44, in cinque mesi, fino all’aprile ’45, sarebbero aumentati del 1.970%? Come armarli? Secondo Rendina i partigiani catturarono o uccisero 200.000 tedeschi, prendendone le armi, ma per Bocca le loro «27 divisioni avevano effettivi dimezzati e valevano, quanto a numero, una dozzina di divisioni alleate». Dunque, se i tedeschi in Italia erano 300.000, due terzi ne sarebbero stati catturati dai partigiani? Gli Alleati potevano risparmiarsi la fatica.
Spiega Lucioli: «Il dato fantasioso dei 442.062 partigiani deriva dalla larghezza con cui, dopo la guerra, si distribuì l’attestazione di partigiano/patriota a chiunque avesse espresso anche solo simpatie personali o millanterie varie: i vantaggi a livello concorsuale e lavorativo provenienti da tali “autocertificazioni” facevano gola a molti». In ogni caso, considerando i 20-40.000 partigiani effettivi contro i 573.000 fascisti affermati dal prof. Virgilio Ilari (850.000 per lo storico di destra Giorgio Pisanò), parliamo comunque di uno scontro riguardante appena l’1% degli italiani (44 milioni, all’epoca). Secondo la narrativa resistenziale, la popolazione civile avrebbe attivamente sostenuto la resistenza, ma lo storico comunista Paolo Spriano scrive che il rapporto fra partigiani e popolazione era «a volte un po’ tiepido o timoroso specie nelle zone liberate e poi abbandonate dai partigiani alle rappresaglie nemiche».
Altro storico di sinistra, Romolo Gobbi che, ne Il mito della resistenza, scrive: «La diffidenza dei contadini verso i partigiani si trasformò in certi casi in vera e propria ostilità obbligandoli ad andarsene, come nel caso delle valli valdesi nell’estate ’44, o addirittura chiedendo l’intervento dei nazifascisti». Leggiamo il partigiano-scrittore Beppe Fenoglio ne Il partigiano Johnny: «Qualche volta Johnny scortò il maresciallo con altri, nelle requisizioni. La gente concedeva con mani lente, rincresciose di quanto porgevano».

SPARIRONO E SPARARONO – Ancora, Bocca cita un ispettore del CVL che riferisce: «I partigiani considerano impresa audace il devastare le istituzioni amministrative. Ho visto nei paesi municipi devastati, consorzi agrari aboliti, scuole chiuse». I dissidi tra popolazione e partigiani esplosero a Pedescala (VI) quando i partigiani della brigata Ateo Garemi, il 30 aprile ’45, a guerra finita, attaccarono tedeschi in ritirata causando una rappresaglia con 63 vittime civili. Il Comune, 38 anni dopo, rifiutò da Pertini la medaglia per la lotta partigiana affiggendo un manifesto: «Spararono e poi sparirono. Rifugiandosi sui monti dopo averci aizzato contro la rabbia dei tedeschi, ci lasciarono inermi a subire le conseguenze della loro sconsiderata azione». Ma perché tutto questo? Spiega ancora Bocca: «I comunisti lo sanno bene, il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie, per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio». Sintetizzando: stando agli storici di sinistra e agli ex partigiani citati, abbiamo avuto 20-40.000 partigiani che, sostentandosi taglieggiando la popolazione civile italiana, (la quale al 99% subì passivamente il dramma della guerra), provocarono volutamente i tedeschi suscitando le loro macchinali e annunciate rappresaglie sui nostri civili. Tutto questo per aizzare l’odio della popolazione contro l’occupante e attuare la rivoluzione comunista. E se lo affermano da sinistra, buon 25 aprile a tutti.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: