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Vladimir Putin chiude i rubinetti del gas? Ecco quanti italiani perdono il posto di lavoro: le cifre-choc

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Vogliamo la pace oppure restare col condizionatore acceso tutta l’estate?». Messa così, come l’ha messa Mario Draghi ieri in conferenza stampa, la risposta sembra abbastanza scontata. Poi, però, dando un’occhiata al Documento di economia e finanza appena licenziato dal Consiglio dei ministri ci accorgiamo che se abbiamo davvero intenzione di chiudere col gas di Putin e smettere di finanziargli la guerra, l’aria fresca non sarà l’unica cosa a cui dovremo rinunciare. Oltre alla piacevole brezza che esce dai nostri impianti di raffreddamento dovremo prepararci a dire addio anche a quasi 600mila occupati e a circa 75 miliardi di Pil. A mettere nero su bianco il conto salatissimo dell’embargo totale sull’energia della Russia non è Confindustria, ma il ministero dell’Economia, che per la prima volta nel Def fornisce delle simulazioni dettagliate sull’effetto che la carenza di metano avrà sulla nostra economia. Gli esperti di Via XX Settembre hanno preso in esame due scenari: il primo che ipotizza una sostituzione parziale dei 29 miliardi di metri cub di gas che arrivano da Mosca, il secondo invece che vede il 40% del nostro fabbisogno totalmente scoperto. Ebbene, nel primo caso l’impatto sarebbe rilevante, ma tutto sommato sostenibile: il Pil si ridurrebbe (rispetto al quadro tendenziale a politiche invariate) dello 0,8% del pil nel 2022 e dell’1,1 nel 2023. In tutto 34 miliardi. I posti di lavoro, invece, scenderebbero dello 0,6 e dello 0,7%. La botta, in due anni, sarebbe di circa 300mila unità.

 

 

 

SCENARIO PEGGIORE

Ma vediamo il caso in cui Putin chiude i rubinetti già questo mese e l’Italia, come sembra molto probabile, non riesce a sopperire con il gas naturale liquido e l’aumento dei flussi degli altri gasdotti. In questo caso, la caduta del Pil sarebbe del 2,3% quest’ anno e dell’1,9% nel 2023. La stangata cumulate è, dunque, di oltre 75 miliardi. Molto più significativo anche l’impatto sul mercato del lavoro: 299mila posti in meno quest’ anno (-1,3%) e 273 il prossimo (-1,2%). In totale 572mila posti di lavoro. In tempi normali, forse, l’Italia potrebbe anche riuscire ad incassare la mazzata. Ma la pesantissima zavorra sull’economia si inserisce in un quadro già fortemente negativo. Già, perché anche col gas di Putin dobbiamo comunque fare i conti con l’inflazione alle stelle e i rincari delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese. In tale scenario, la previsione tendenziale di crescita del prodotto interno lordo per il 2022 scende dal 4,7% programmatico della Nadef al 2,9%, quella per il 2023 dal 2,8% al 2,3%. Se ci aggiungiamo lo stop al gas di Putin il pil di quest’ anno scenderà allo 0,6%. Si tratta di una discesa di oltre 4 punti percentuali, oltre 72 miliardi andati in fumo in 12 mesi.

 

 

 

Non solo, chiudere l’anno allo 0,6% significa anche, considerata anche la rincorsa già acquisita con l’ottimo risultato del Pil nel 2021 (+6,6%) che la crescita del 2022, si legge nel Def, «sarebbe nettamente negativa». Insomma, entriamo ufficialmente in recessione. Ma non è finita, perché la rinuncia al gas russo comporterebbe anche l’inevitabile ricorso ad ulteriori interventi in deficit con il conseguente peggioramento dei saldi di bilanci. «È evidente», scrive infatto il mini stro Daniele Franco nel Def, «che a un simile scenario si risponderebbe con una manovra di sostegno all’economia più robusta di quella ipotizzata nello scenario programmatico». Un quadro, quello tratteggiato dal governo in assenza di ulteriori imprevisti e considerando l’effetto leggermente espansivo del Def, che comunque non permette di fare gran di festeggiamenti, visto che il Pil nel 2022 è previsto al 3,1%, ovvero 1,6 punti percentuali sotto le previsioni dello scorso autunno. 

 

 

 

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