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L’emoticon dello smiley compie 50 anni. E si prepara a entrare nel metaverso

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Nel 2022 lo smiley, l’emoticon che tutti noi utilizziamo abitualmente nelle sue svariate declinazioni, taglierà il traguardo dei 50 anni dal giorno in cui fu registrato. In realtà quella rappresentazione stilizzata di un volto umano che sorride era già stata utilizzata in precedenza. Pare infatti che a usare una prima versione di smiley come simbolo di una compagnia di assicurazioni, nel 1963, sia stato Harvey Ball per la State Mutual Life Assurance di Worcester, negli Stati Uniti. Qualche anno dopo a reclamarne la paternità fu David Stern dell’omonima agenzia pubblicitaria, che disse di averlo disegnato nell’ambito di una campagna per la Washington Mutual.

Fatto sta che ad avere la felice intuizione di depositare il nome e il logo dello smiley in un tribunale fu, nel 1971, Frankin Loufrani, un giornalista francese che avrebbe poi fondato la compagnia Smileyworld Ltd, dando vita a un business internazionale ancora oggi in forte sviluppo. Al figlio di Loufrani, Nicolas, oggi a guida del gruppo, abbiamo chiesto come è cambiata Smileyworld in mezzo secolo, che realtà era allora e cosa è diventata oggi.

Nel 2022 The Smiley Company compirà 50 anni. Come si è trasformata in mezzo secolo?
Negli anni ’70 lo smiley è stato al centro di un grande sviluppo nel mercato del licensing e del merchandising, con una gestione che, però, non prevedeva un controllo serrato sulle attività realizzate dai partner, in linea con il modello di business dell’epoca. Solo nel 1997 abbiamo registrato a livello globale anche il nome dello smiley e non solo il logo, come era avvenuto sino ad allora. Oggi siamo entrati in quella che ci piace definire l’era della “ipercollaborazione”, pensata per gestire in modo più intelligente e competente il marchio. All’interno della nostra azienda opera un team di 40 dirigenti e designer, incaricati di affiancare i nostri partner nell’utilizzo del marchio. Abbiamo inoltre definito una strategia ad hoc per ogni settore merceologico, per segmento di mercato, per paese, fascia di età e genere. I criteri con cui selezioniamo le aziende licenziatarie con cui vogliamo lavorare sono molto selettivi.

Smiley è uno dei marchi più celebri di sempre, una fama resa ancora più universale dalle nuove tecnologie. Quali sono le categorie merceologiche che hanno deciso di utilizzarlo e qual è il giro d’affari generato dal brand?  
Ogni anno escono sul mercato più di 15mila prodotti con il marchio Smiley. Le categorie coperte sono quattordici, tra cui moda e accessori, bellezza, decorazioni per la casa, editoria, cibo e bevande. Personalmente amo tutto quello che abbiamo realizzato e lanciato sul mercato fino a oggi. Ogni mese proponiamo qualche novità e siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità. Nel 2021 i nostri partner hanno incassato con i nostri prodotti oltre 350 milioni di euro, un risultato che rende lo Smiley uno dei cento IP più importanti al mondo.

Qual è il modello di business con cui l’azienda opera oggi sul mercato? 
Siamo una licensing company e collaboriamo con tante aziende, sia a livello globale sia locale, in ogni settore. Insieme a loro diamo vita ai prodotti e definiamo le campagne di marketing. Amiamo unire la nostra visione con quella dei nostri partner, per realizzare qualcosa che possa contribuire a diffondere un messaggio universale di felicità e di ottimismo. Smiley porta in dote la propria immagine, i propri valori, la propria creatività e il proprio design; le aziende licenziatarie i loro valori e le loro competenze, anche per quanto riguarda la produzione, la vendita al dettaglio e la logistica.

Quale futuro ritiene possa delinearsi per un marchio così celebre? Che cosa diventerà, insomma, The Smiley Company? 
Nel 2023 lanceremo la campagna Future Positive per ribadire il nostro impegno sul tema della sostenibilità. Vogliamo infatti agire per il cambiamento nell’industria del licensing: entro cinque anni tutti i nostri licenziatari saranno sul mercato con un’offerta al 100% sostenibile nelle gamme di prodotti a marchio Smiley. Questa campagna rispecchia d’altronde l’impegno del Movimento Smiley, la nostra organizzazione no-profit che sta promuovendo da tempo gli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni unite e che intendiamo far crescere in molti nuovi paesi in tutto il mondo. Presto lanceremo inoltre un altro progetto per posizionare Smiley nel metaverso. Innoviamo costantemente e guardiamo sempre con grande attenzione a tutto quello che il mercato ci offre. Questo è il motivo per cui siamo ancora qui dopo 50 anni e che mi spinge a guardare con fiducia al nostro futuro.

L’articolo L’emoticon dello smiley compie 50 anni. E si prepara a entrare nel metaverso è tratto da Forbes Italia.

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