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“Prenda nota, ecco come si vince”: Inter, Moggi e la fucilata di Natale contro Massimo Moratti

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Termina il girone d’andata con l’Inter campione d’inverno. L’aver conseguito il titolo con una giornata di anticipo pesa sull’intero campionato, anche perché i nerazzurri non si celano e cercano di far capire a tutti che i migliori sono loro. Ed è pure giusto che sia così perché Inzaghi & C. hanno dimostrato di essere, al momento, i più regolari e con una rosa ben strutturata, hanno saputo sopperire a incidenti e Covid meglio di altre, perché ogni titolare ha una riserva che lo vale. Sarebbe quindi l’ora che in tanti smettessero di fare raffronti tra la squadra di Conte e quella di Inzaghi per dimostrare alla fine se abbia fatto meglio Antonio di quanto stia facendo Simone e viceversa. Sono manie di chi vuole andare a fondo su argomenti banali, anche al di là dei risultati, per dimostrare che capisce la materia.

Conte e Inzaghi sono due allenatori troppo diversi e le squadre a loro affidate, ciascuna in maniera diversa, sono state azzeccate perché sono state concepite a seconda del loro modo di allenare e mettere in campo la squadra. Quella di Antonio, costruita sulla difesa bassa e ripartenze, si era assicurata due giocatori adatti alla circostanza, Hakimi per lo scatto da fermo e la sua progressione a volte incontenibile, e Lukaku (ancorché rozzo tecnicamente) per la sua stazza atletica e la facilità nel fare trenta metri palla al piede ed entrare nell’area avversaria, dove a turno Brozovic e Martinez gli facevano trovare gli spazi per andare in gol. Era uno spartito recitato alla perfezione, se vogliamo anche monotono, che ha fatto però risorgere l’Inter da un periodo buio. Diversa quella di Simone che è stata invece costruita per fare la partita attaccando l’avversario senza aspettarlo nella propria area, perché questo è il credo calcistico dell’attuale allenatore. E in funzione di ciò sono stati acquistati Dzeko e Correa, tecnicamente dotati e capaci di costruirsi l’azione e anche rifinirla, dando a Brozovic la possibilità di sfogare il suo estro tanto da diventare insostituibile.

La prima è diventata Campione d’Italia, la seconda potrebbe diventarlo e secondo noi sono stati determinanti, oltre alla bravura degli allenatori, l’intuito e la sapienza di Marotta e Ausilio che hanno saputo adeguare le squadre alle caratteristiche dei singoli allenatori. Il resto sono chiacchiere. Sarebbe allora meglio fare il raffronto tra la dirigenza di un tempo e quella attuale per capire il perché di questa rinascita dell’Inter. E per questo basterebbe ricordare che l’Inter dei tempi Morattiani ha bruciato un allenatore come Lippi, diventato poi campione del mondo; Gian Piero Gasperini che da tempo sta dimostrando di essere uno dei migliori allenatori d’Italia; e per finire cambiava dal 1994 al 2006 ben 25 allenatori senza mai adeguarsi alle loro caratteristiche.

Brava però a costruirsi un passaporto falso per utilizzare un giocatore, Recoba, da extracomunitario a comunitario. Ritornando al campionato, abbiamo già detto della marcia dell’Inter che, con il minimo scarto, prevale 1-0 sul Toro, mentre il Milan va a vincere ad Empoli contro una squadra di giovani senza paura, che danno tutto senza curarsi della qualità dell’avversario. Per questo hanno perso in casa 4-2, ma per lo stesso motivo hanno anche saputo battere a casa loro prima la Juventus e poi il Napoli. Perde il Napoli al Maradona contro lo Spezia (0-1), rallenta l’Atalanta ed entrambe danno ossigeno alle speranze di qualificazione Champions delle inseguitrici, capeggiate dalla Juventus. Buone feste a tutti e appuntamento alla ripresa del campionato.

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