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Quirinale, Draghi condizionato dal fattore “stress”: fare il presidente della Repubblica è meno faticoso che guidare Palazzo Chigi

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Habemus Papam? Tra i tanti motivi che hanno indotto Mario Draghi a dare implicitamente la sua disponibilità a salire al Colle, ce ne è uno che merita di essere sottolineato: lo «stress» che pesa molto a Palazzo Chigi e che ha sempre condizionato SuperMario anche in tempi non sospetti quando non era ancora «un nonno al servizio delle istituzioni». È chiaro che sette anni al Quirinale possono certamente far gola anche ad un personaggio un po’ atipico (gli americani lo chiamavano «unitalian», tanto sembrava così poco italiano) come Mario Draghi, ma pure le giornate frenetiche da premier potrebbero avere condizionato le sue ambizioni. E il «fattore stress» non è certo da sottovalutare: me lo disse lui stesso, alcuni anni fa, durante una cerimonia a Milano in cui veniva premiato. Quel giorno mi confessò che cercava sempre di rilassarsi dopo una giornata frenetica di lavoro. Come? Guardando ogni sera in televisione il programma di Canale 5 Striscia la notizia.

 

 

PROGRAMMI TV
Non so se il presidente del Consiglio sia ancora un assiduo spettatore di quel programma televisivo, magari solo per guardare le “veline”, ma, tra toto-nomine, permanenza obbligata al governo, quarta ondata del Coronavirus con la variante Omicron, «No vax» che continuano ad imperversare e sindacati che mandano in onda scioperi generali (come se non fossero bastati tutti i «blackout» pandemici che vanno avanti da ormai due anni), oggi più che mai Draghi avrebbe bisogno di una Striscia la notizia h24. E, comunque, soprattutto di questi tempi, il Quirinale è meno stressante di Palazzo Chigi. Certo, per cercare di distrarsi, Mario Draghi potrebbe anche guardare un film poliziesco che è un’altra sua vecchia passione. In effetti, a rifletterci bene, la corsa al Colle, almeno fino a ieri, sembrava un vero e proprio “giallo” perché tutti hanno voluto dire la loro, tutti hanno presentato la loro ricetta magica, tutti hanno sentenziato, a cominciare da certi autorevoli giornali britannici che, forse, avrebbero fatto bene a concentrarsi sui problemi di casa loro.

 

 

È vero, molti addetti ai lavori avrebbero preferito che il premier in carica pronunciasse mercoledì mattina il classico Non possumus come quello di Pio VII contro Napoleone che lui stesso aveva incoronato. Ma l’importante, a questo punto, è cercare di diradare in qualche modo i tanti dubbi che aleggiano alla vigilia di un altro Natale con molte ombre e poche luci. Con un’emergenza Coronavirus che sta diventando sempre più lunga, non possiamo permetterci più di tanto una «telenovela» presidenziale: l’importante è imboccare la strada giusta, Draghi o non Draghi.

 

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