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Inter, non solo Pinamonti: le 23 plusvalenze da paura, perché i nerazzurri ora tremano

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Fulmine a ciel sereno magari no, dopotutto la vicenda era nota da settimane, ma un po’ di preoccupazione, per l’Inter, certamente sì. L’indagine sulle presunte plusvalenze fittizie nel mondo del calcio si allarga e adesso la procura di Milano indaga sulle operazioni di mercato dei nerazzurri. Ieri la Guardia di Finanza, su delega dei Pm, ha effettuato una perquisizione nella sede dell’Inter, oltre che della Lega di serie A, per acquisire documenti relativi alle plusvalenze effettuate dal club del Biscione nel biennio 2017-2019, dopo che già il 9 dicembre le Fiamme Gialle avevano trasmesso un’informativa alla Procura di Milano, evidenziando criticità nei bilanci dell’Inter. 

 

MAI CON I “GRANDI”
Il tutto rientra nell’indagine sulle plusvalenze che nelle ultime settimane ha riguardato anche altre società, come Juventus e Napoli (mentre, dopo i primi accertamenti, sono state escluse irregolarità nelle compravendite del Milan), e che ora spaventa l’Inter. L’inchiesta, a carico di ignoti, è per false comunicazioni sociali sulla compravendita di alcuni giocatori. In totale, le plusvalenze effettuate dall’Inter nelle due stagioni in esame sono 23, per una cifra complessiva di 89,8 milioni di euro. E si va dai 9,529 milioni di plusvalenza per la cessione di Zinho Vanheusden allo Standard Liegi per 11,740 milioni (nella stagione 2018/19; l’anomalia è che il giocatore è stato poi riacquistato dall’Inter per 16 milioni la scorsa estate), agli appena 4mila euro per la cessione di Alberto Brigati al Padova (plus. di 5mila euro). Ma ci sono anche quelle di Andrea Pinamonti, ceduto al Genoa per 19,5 milioni (plus. 9,009 milioni, anche lui venduto nel 2018/19 e poi riacquistato dall’Inter l’anno dopo per circa 20 milioni) e Nicolò Zaniolo, venduto alla Roma per 4,230 milioni (plus. per 2,643 milioni), o ancora di Davide Santon, ceduto sempre alla Roma per 9,5 milioni (plus. di 8,127 milioni, nella stessa operazione di Zaniolo) e Geoffrey Kondogbia, venduto al Valencia per 21,893 milioni (plus. per 541mila euro). 

È chiaro che, osservando i bilanci, alcune cessioni possano quantomeno destare qualche perplessità, come quelle di Davide Bettella, andato all’Atalanta per 7 milioni (plus. di 6,949 milioni), Federico Valietti, venduto al Genoa per 6 milioni (plus. per 5,950 milioni) o Marco Carraro, ceduto ancora alla Dea per 5 milioni (plus. di 4,455 milioni). Giocatori venduti a cifre importanti, ancora prima di esordire in serie A (cosa mai avvenuta per Bettella, Carraro e Valietti, oggi tutti in B rispettivamente a Monza, Cosenza e Pordenone). Ma resta sempre da ricordare che le valutazioni dei calciatori sono soggettive, perché decise dai club. Insomma, sulla carta nulla impedisce alla società X di acquistare dalla società Y un determinato calciatore in cambio di un determinato corrispettivo. L’ipotesi su cui lavorano gli investigatori, però, è che il valore dei calciatori venduti sia stato sopravvalutato, al fine di incrementare notevolmente la voce ricavi e, conseguentemente, ridimensionare le perdite, sistemando i conti. Il risultato, dunque, sarebbe l’alterazione dei bilanci, per rispettare i parametri imposti dalla Uefa per il tanto discusso Fair Play Finanziario. 

 

LA NOTA
L’Inter è rapidamente intervenuta con una nota apparsa nel pomeriggio sul sito ufficiale: «FC Internazionale Milano conferma di aver fornito la documentazione richiesta relativa alle cessioni calciatori nelle stagioni 2017/2018 e 2018/2019. I bilanci della società sono redatti nel rispetto dei più rigorosi principi contabili, nessun tesserato dell’Inter è indagato». Solo il tempo dirà se la faccenda si risolverà con un nulla di fatto, o se ci saranno sviluppi concreti. Di certo la questione non finisce qui.

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