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Tumore alla prostata, l’algoritmo che individua la malattia: l’ultima speranza per salvarsi

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Un’ultima potente arma contro il tumore alla prostata, il più comune tra gli uomini. Un’arma che arriva dritta dritta dalla matematica, dall’informatica e dall’ingegneria combinate insieme. Si tratta, così come spiega Repubblica, di un algoritmo che ha dimostrato di saper aiutare in modo significativo nel processo diagnostico di questa tipologia di cancro.

 

“Lo strumento fornisce un’indicazione sul livello di rischio del singolo paziente e supporta l’urologo nella selezione degli approfondimenti diagnostici. In un futuro non lontanissimo, il nuovo sistema potrebbe contribuire a ridurre le biopsie della prostata non necessarie e ad evitare le sovra-diagnosi, ovvero le numerose diagnosi superflue in cui il tumore è asintomatico e silente, privo di rilievo clinico”, spiega Repubblica.

Per inciso, ci sono già i primi risultati favorevoli sull’algoritmo in questione, contenuti in uno studio pubblicato a settembre 2021 su Nature, ricerca della quale gli urologi hanno ampiamente discusso nel corso del 94esimo Congresso Nazionale. 

La biopsia è un esame non invasivo che consiste nel prelevare piccoli frammenti della ghiandola per individuare un tumore: ad oggi non è ancora chiaro come individuare chi effettivamente necessita simile esame. Secondo i dati, il 40% con sospetto diagnostico che effettuano biopsia prostatica hanno esito negativo, insomma non sono malati e l’indagine era evitabile. E l’algoritmo serve proprio a questo: a ridurre la quantità di esami non necessari. Un sistema che si basa sull’elaborazione rapida e intelligente di una grandissima quantità di dati, messi in relazione con i parametri del singolo paziente.

Il punto, come spiega Francesco Porpiglia, ordinario i Urologia all’Università degli Studi di Torino e Presidente del Comitato Scientifico della SIU nonché coautore della ricerca, è che “nel trial clinico l’algoritmo si è dimostrato efficace dato che ha consentito di prevedere con un alto livello di accuratezza i casi positivi e i casi negativi, potenzialmente evitando delle diagnosi non necessarie”.

 

Gli effetti benefici sono chiari: si liberano tempi, sale e apparecchiature per chi ha davvero bisogno di una diagnosi. E ancora, Porpiglia rimarca come si potrebbero evitare “le sovra-diagnosi, ovvero  l’identificazione di casi positivi ma asintomatici, di fatto privi di rilievo clinico. La maggior parte dei tumori alla prostata sono di questo genere, a crescita molto lenta e comunque senza sintomi”, spiega. Ed evitare i pazienti a diagnosi ed alcune terapie non necessarie, in termini di qualità della vita, è un altro passo in avanti (oltre a permettere al sistema sanitario un minor carico).

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