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Bollette, rincaro del 400% dal primo gennaio: italiani rovinati dalla Ue, ecco gli importi

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La situazione si ingarbuglia. Mentre le aziende sono alle prese con aumenti dell’energia già oggi dell’ordine del 400% e si preparano ad affrontare un’altra mazzata a gennaio, con rincari stimati fino al 50%, la strategia del governo per salvare famiglie ed imprese dal caro bollette è sempre più confusa. Solo qualche giorno fa Giancarlo Giorgetti aveva detto che i prezzi assurdi di luce e gas rischiano di mandare a gambe all’aria la ripresa, paventando anche il rischio di blackout perla mancanza di approvvigionamenti. Ieri il ministro dello Sviluppo, forse dopo aver parlato con Mario Draghi, ha spiegato che per «calmierare il rialzo del costo dell’energia servono tante risorse». Risultato: «Sterilizzare tutto è impossibile, bisogna andare sulle fasce deboli, sia delle famiglie sia delle imprese». Insomma, la prospettiva è quella di replicare gli aiutini già messi in campo nel quarto trimestre, con addirittura meno soldi a disposizione. Già, perché se ad ottobre il governo ha tirato fuori dal cilindro 3 miliardi, per tamponare un incremento delle bollette di 9 miliardi, ora a disposizione per l’intero 2022 ci sono solo 2 miliardi. Più il tesoretto ventilato dal premier, che ieri, però si è improvvisamente dimezzato. Stando a quanto riferiscono i sindacati, e anche qui bisogna fidarsi, Draghi avrebbe messo sul tavolo due miliardi complessivi per un intervento una tantum sulla decontribuzione e per contenere i prezzi dell’energia. Somme che, secondo il leader della Cgil Maurizio Landini, scaturiscono da una serie di trucchetti contabili sui saldi e gli acconti delle imposte. Di questi 2 miliardi, ha detto il leader della Cisl, Luigi Barra, «l’investimento per il fondo di compensazione sulle bollette sarà di 500 milioni». Insomma, il miliardo di cui si parlava un paio di giorni fa è già sparito. E mentre la Lega, con buona pace di Giorgetti, annuncia una raffica di emendamenti alla manovra per tagliare il più possibile le tariffe di luce e gas e recuperare almeno 5 miliardi, notizie assai poco comprensibili arrivano anche dall’Europa, dove ieri si è tenuto il Consiglio Ue per l’energia.

 

 

FRONTE COMPATTO
Fronte unito e compatto per scongiurare un’impennata dei prezzi che sta travolgendo mezzo Continente? Macchè. Sul tavolo di Bruxelles è arrivato un “non-paper” (si chiamano così le proposte scandalose che rischiano di mandare in frantumi la finta armonia comunitaria) firmato da Francia, Spagna, Grecia, Romania e pure l’Italia per consentire agli stati membri di «applicare meccanismi di regolamentazione, progettati a livello Ue, e garantire che i consumatori finali paghino prezzi dell’elettricità che riflettano i costi del mix di generazione utilizzato per servire i loro consumi». In aggiunta si chiede a Bruxelles di darsi una mossa sulla possibilità di stoccaggi e approvvigionamenti comuni (che aveva invocato anche Draghi qualche tempo fa). Bello. Peccato che sullo stesso tavolo sia arrivato pure un altro non paper, firmato questa volta da Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia e Paesi Bassi e, indovinate un po’, dalla Germania, secondo cui intervenire sulla formazione del prezzo dell’elettricità, «potrebbe minare la sicurezza dell’approvvigionamento e lo sviluppo delle energie rinnovabili», Insomma, non se ne fa niente. Il nostro ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha passato la giornata a parlare di nucleare, di ricerca, di misure a lungo termine per rivoluzionare tutto. Poi, però, interpellato sulle bollette italiane, pure lui si è attestato sulla linea draghiana del tampone.

 

 

Che non è quello per scoprire se ti sei beccato il Covid, ma l’aiutino spot per ammorbidire un po’ la mazzata sulle bollette. «Stiamo facendo delle simulazioni», ha detto Cingolani, «ma non si fa un cambiamento per sempre se non si è sicuri che gli aumenti del gas siano veramente una cosa strutturale. Per adesso andiamo sulla contingenza, cioè mitighiamo il danno». Insomma, pur ammettendo che «non si può andare a avanti a mitigare per due o tre anni», pure il fisico prestato alla politica per ora non può far altro che allinearsi alla scelta di Palazzo Chigi. In attesa che verifichiamo se i mega rincari del metano siano duraturi o temporanei, gli imprenditori, a cui dovremmo dire grazie per l’incredibile corsa del pil che quest’ anno arriverà al 6,3%, sono da mesi con le mani nei capelli. Quelli consultati da Libero hanno già subito colpi durissimi e dicono che senza un intervento del governo, gli aumenti fino al 50% previsti a partire dall prossimo gennaio saranno difficilmente sostenibili. Poi ci sono pure le famiglie, dalla cui propensione al consumo dipende gran parte dell’andamento dell’economia. L’inflazione è arrivata a novembre al 3,8%, il massimo dal 2008, proprio per colpa dell’energia (che sta facendo anche schizzare i costi della produzione industriale). Tra qualche settimana, oltre a dover pagare tutto di più, gli italiani dovranno anche fare fronte ad un incremento complessivo della bollette che potrebbe sfiorare i 10 miliardi. Se continua così, non ci sarà Pnrr che tenga. Il Paese si bloccherà di nuovo. 

 

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