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Il lusso sostenibile della prima app di moda con certificazione B Corp. “Vogliamo innescare un cambiamento”

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Francese di origini, una carriera nella moda a fianco di brand quali John Galliano e Mexx. Poi un’idea illuminante per il settore. Nel 2009, dopo aver osservato una tendenza generale ad acquistare tanti capi senza davvero averne bisogno, Fanny Moizant decide di fondare insieme a Sophie Hersan Vestiaire Collective, piattaforma di e-commerce che propone prodotti di  lusso second-hand.

L’obiettivo era chiaro: permettere ai suoi utenti di estendere la durata di vita dei loro capi, incorporando la sostenibilità e la circolarità non solo nel cuore del settore della moda, ma anche nella mentalità dei consumatori. Con il passare del tempo, l’azienda ha saputo costruire una community internazionale di attivisti con un approccio più sostenibile alla moda. Una volta consolidato il successo dell’azienda e la sua posizione di leader in Europa, Moizant ha lasciato Parigi per trasferirsi a Londra. Nel 2017, infine, è volata a Hong Kong per guidare l’espansione di Vestiaire Collective in Asia Pacifica.

A settembre, la società ha ottenuto la certificazione B Corp ed è stata la prima app di moda di seconda mano al mondo ad aver conseguito questo risultato. L’azienda è ora classificata come società benefit. Lo status rispecchia il forte impegno a mantenere i più elevati standard sociali e ambientali, e ambisce a raggiungere un netto vantaggio per il clima entro il 2025. Per questo Vestiaire Collective ha intrapreso una roadmap per la riduzione delle emissioni di Co2 lavorando per diminuire le distanze di spedizione attraverso la promozione delle transazioni locali e il potenziamento della spedizione diretta. Servizio che, dal suo lancio, ha permesso di risparmiare più di 1.150 tonnellate di Co2.

Fanny Moizant, che è anche presidente di Vestiaire Collective, ci ha raccontato i prossimi traguardi della società.

Da quanto tempo eravate a lavoro per ottenere la certificazione?

Siamo molto orgogliosi di questo traguardo, B Corp è una tra le certificazioni S&I più esigenti e meticolose al mondo. Ci è voluto solo un anno per ottenere la certificazione, naturalmente dopo un rigoroso processo. La tempistica dimostra la qualità del lavoro e l’impegno del nostro team, della community, dei partner e dei nostri investitori. Fin dal primo lancio di Vestiaire Collective, ci siamo assicurati che la sostenibilità fosse al centro della nostra strategia aziendale, una visione chiara con una forte roadmap S&I e un solido impegno del top management e di tutto il resto dell’organizzazione.

Cosa manca al sistema moda per essere protagonista nel modello di economia circolare?

A mio avviso, non possiamo più nasconderci dietro le “preferenze dei consumatori” o le “scelte dei consumatori”: dobbiamo riconoscere che i marchi hanno un ruolo attivo da svolgere per favorire lo sviluppo di opzioni più sostenibili e sviluppare dati sempre più credibili e comparabili affinché i consumatori prendano poi una decisione informata. Dobbiamo smettere di pensare che risolveremo questa crisi chiedendo solo a un gruppo di persone privilegiate di informarsi in modo proattivo. È una lotta collettiva, giochiamo collettivamente! 

Vuole essere più specifica?

Si pensi al “Track and trace”, un sistema di tracciabilità che sta diventando sempre più importante.Per garantire questo processo cerchiamo di migliorare il coordinamento tra l’identificazione digitale per una maggiore tracciabilità tra la filiera di produzione, venditori e rivenditori e identificazione ambientale. Poi ci sono gli incentivi finanziari: i governi hanno approvato vantaggi finanziari per l’industria automobilistica al fine di aumentare le vendite di auto elettriche. Alla luce di ciò, l’industria della moda dovrebbe muoversi in una direzione simile proponendo nuovi incentivi nell’usato. Dal lato degli investitori, infine, dobbiamo allineare meglio i framework e gli strumenti in modo che i team di sostenibilità non passino più tempo a fare report e si dedichino a lavorare effettivamente su trasformazioni di grande impatto.

Un anno fa avete creato un team dedicato alla sostenibilità. Di cosa si occupa?

In Vestiaire Collective la sostenibilità è il core business da 12 anni. Ecco perché abbiamo deciso di nominare Dounia Wone chief sustainability and inclusion officer. Con il tempo, Dounia ha costruito il suo team attorno a due pilastri principali: impatto ambientale e sociale. La prima sezione è quella che possiamo chiamare “classic CSR”, e consiste nel misurare tutti gli impatti della nostra attività come piattaforma di e-commerce (trasporto, imballaggio, impronta digitale, ecc.). La seconda sezione invece sta dimostrando i vantaggi ambientali del nostro modello di business second-hand rispetto al classico modello lineare del nostro settore. L’altra parte del team è infine focalizzata sulla diversità e l’inclusione.

Vestiaire Collective collabora con brand, istituzioni e Ong per accelerare la promozione dell’economia circolare nella moda e incoraggiare un maggiore coinvolgimento delle donne. Quali sono state le ultime iniziative?

Vogliamo trasformare l’industria della moda promuovendo la sostenibilità e la circolarità come alternative al consumo eccessivo e alla sovrapproduzione. Siamo orgogliosi di far parte della Fashion Taskforce della Prince’s Sustainable Markets Initiative insieme a marchi come Burberry, Gabriela Hearst, Stella McCartney e Selfridges. All’ultimo G20 di Roma, inoltre, abbiamo presentato una nuova tecnologia innovativa che aiuta i consumatori a fare scelte etiche. La moda è uno dei settori più inquinanti al mondo, ma questo nuovo digital ID mostra come il business sia impegnato in un cambiamento significativo e misurabile. Dimostra che il business non si limita a parlare di questi problemi, ma ha preso provvedimenti.

Prossimi obiettivi strategici?

Vogliamo innescare un cambiamento nel lusso, potenziare e far crescere la nostra community, ridurre la nostra impronta ambientale ed essere un’azienda esemplare. I nostri principali obiettivi aziendali sono tre: educare i consumatori diventando più visibili, potenziare la nostra tecnologia (stiamo assumendo ingegneri a Parigi e a Berlino, dove abbiamo aperto un hub all’inizio di quest’anno), e consolidare la presenza nei mercati esistenti, promuovendo gli acquisti a livello locale con una più bassa impronta di carbonio.

In futuro, saranno tre i fattori importanti per noi: le partnership con più marchi che includono la circolarità nel loro modello di business, le giovani generazioni e infine diffondere la consapevolezza che il mercato dell’usato prenderà sempre più piede cancellando i vecchi paradigmi. Sarà un futuro entusiasmante per il nostro settore.

(courtesy Vestiaire Collective)

Sempre a settembre, Vestiaire Collective ha annunciato il completamento di un nuovo round di finanziamento per 178 milioni di euro sostenuto da SoftBank Vision Fund 21 e Generation Investment Management.

Questi finanziamenti hanno portato il valore di Vestiaire Collective a 1,7 miliardi di dollari. E permetteranno alla società di raggiungere più velocemente i suoi obiettivi strategici a lungo termine.

L’articolo Il lusso sostenibile della prima app di moda con certificazione B Corp. “Vogliamo innescare un cambiamento” è tratto da Forbes Italia.

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