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“La proprietà privata è un danno”. E gli stupri subìti dalle donne… le (imbarazzanti) sparate del compagno Landini

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Se, come diceva Freud, abolendo la proprietà privata si tolgono all’uomo le pulsioni aggressive, non si capisce perché il proletario francescano Maurizio Landini sia sempre, in pubblico, così incazzato. Anzi. Se, come ribadiva Freud, l’ossessione dell’uomo è il sesso, l’ossessione di Landini è, marxianamente, la proprietà privata stessa. Il suo personale Monte di Venere. Anche ora che, smessa la tutona Fiom, gira in giacca e cravatta con autista, Landini ha sempre la “proprietà”che gli ingolfa i pensieri e batte, per riemergere, dalla corteccia cerebrale. Al punto che, l’altro giorno, dal palco della manifestazione unitaria in piazza San Giovanni, il segretario della Cgil s’è prodotto in inedito riflesso pavloviano: è riuscito ad associare la violenza sessuale contro le donne al concetto di proprietà privata. Giuro.

 

 

IL SALTO
La sua frase esatta è: «Dobbiamo fare un salto culturale. In particolare noi uomini, perché questo è il Paese delle differenze che aumentano tra uomini e donne, ma questo è il Paese in cui anche durante la pandemia, sono aumentate le violenze contro le donne, e la vogliamo dire in italiano, senza girarci intorno: la violenza contro le donne la fanno gli uomini, e se ci pensate qui c’è un punto fondamentale. Quando un uomo arriva a fare una violenza contro una donna, nella sua testa malata, ha l’idea di essere lui proprietario della vita di un’altra persona. Provate a pensare che danni può creare l’idea della proprietà privata: le persone non sono proprietà di nessuno». La frase, lì per lì, s’è persa nella nuvolaglia di parole che il sindacalista è in grado di produrre a getto continuo ai raduni oceanici col pugno alzato. Stavolta però il suo intervento è andato a loop su Twitter. Non tanto la parte sul paragone con la donna (gli si può dare tranquillamente ragione, le persone non sono proprietà di nessuno), quanto la frase sui “danni” prodotti dalla proprietà privata, che, in quel contesto, c’entrava come i cavoli a merenda.

E lì molti – anche fra i compagni e le donne, e le donne compagne – vedendolo con gli occhi spiritati e le vena gonfia sul collo sotto la grisaglia, dopo gli applausi, hanno richiesto di «portarlo dall’esorcista»; raccomandandosi che prima, però, il segretario della Cgil devolvesse «la sua Audi A6 in beneficienza». Ora, ripeto, quello di Landini è un automatismo. Non è colpa sua, è il vecchio istinto da falce e martello. Sin da quando era apprendista saldatore, appena sente, legge o vede “proprietà privata” – dai libri di Adam Smith ai cartelli attaccati ai cancelli sotto i divieti di sosta- Landini va quasi in trance, si irrigidisce e gli torna su tutto Marx: la proprietà privata è un furto, la sua abolizione è l’essenza del comunismo, «nella vostra società attuale, la proprietà privata è abolita per nove decimi dei suoi membri. Ed è precisamente perché essa non esiste per nove decimi, che esiste per voi». Eccetera eccetera. Mesi fa, a Roma, mandò addirittura una lettera ferocissima a sindacalisti rappresentanti di “associazioni, reti, movimenti e personalità” in cui ruggiva che «la politica non è proprietà privata!»; che fa il paio con espressioni pittoresche tipo «il denaro è lo sterco del diavolo» e robe del genere. Poi, certo, Landini si rassetta. Ma ogni tanto qualche cazzatella gli scappa. Sicché, nel giro di poche ore, oltre ai pensieri, gli s’ è ingolfato Twitter.

 

 

Dove utenti di varia estrazione si sono lanciati in commenti variegati dal pedagogico all’artistico. Cose tipo: «Che diamine di ragionamento è??? Cosa c’entra la proprietà privata coi femminicidi? Cosaaa???»; «Il problema qui secondo Landini non è la donna che subisce violenza (a lui frega poco o nulla), ma la proprietà privata, parto malato della storia secondo sto troglodita»; «quando uno stato arriva a fare violenza ai suoi cittadini, imponendo trattamenti sanitari, ha l’idea di essere lui proprietario della vita delle persone. Provate a pensare che danni può creare l’idea della negazione della proprietà privata»; «si chiama fallacia di “induzione indebita” si dà per scontato che chi è proprietario di beni, consideri le persone alla stregua di oggetti dei quali si può essere proprietari. Nessun nesso logico ma un’enorme cazzata detta da un enorme cazzaro»; «meglio che anche le donne siano di proprietà pubblica?… e le assegniamo con bandi Ue o a licitazione privata, con decreto dirigenziale potestativo?»; Ma cosa fuma o quanto beve..uno che parla cosi? Ma,soprattutto, come cacchio fa a ricoprire una carica apicale nel sistema italiano». E così via, in un crescendo irresistibile di cazziatoni, più di quelli che Landini subiva dal caporeparto quand’era alla macchina fresatrice.

IL PAPA
Ora, Landini in questa sua ossessione ha, casualmente, gioco facile nel citare un recente Papa Francesco sul diritto alla proprietà privata “non intoccabile”, pure se sarebbe curioso sapere cosa ne pensano all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Però Landini non è il Papa, vive in uno stato laico. Uno stato sorretto da una Costituzione che, al II° comma dell’art.42 recita: «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». Ora, non occorre essere liberisti per affermare che la proprietà privata sia uno slancio del vivere, la luce nel grigio omologante delle società comuniste. Basta non abusarne. Sia detto senza offesa. Caro Landini, vada oltre l’ideologia, e la prossima volta faccia parcheggiare l’Audi lontano dal palco (proprietà privata del sindacato)…

 

 

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