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La manovra di Draghi? Regalo ai fannulloni: ecco chi viene stangato per pagare il reddito di cittadinanza

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Ecco fatto. Invece di una vera riforma del fisco o dei soldi per andare in pensione prima è arrivato il rifinanziamento del reddito di cittadinanza. E dire che ormai a parte i grillini sembrava che il sussidio non piacesse più a nessuno. Alla raffica di critiche provenienti dal centrodestra, negli ultimi mesi si erano aggiunte quelle, sempre più affilate, dei renziani di Italia Viva, che la scorsa settimana si sono addirittura uniti alla Lega e a Forza Italia per alzare un polverone contro il rifinanziamento di 200 milioni per il 2021 inserito nel decreto fiscale. Persino il Pd, che a lungo ha rivendicato le similitudini con il suo reddito di inclusione, ultimamente si era convinto che sarebbe stato meglio tornare ad un sussidio di povertà, utilizzando le risorse della parte delle politiche attive (di fatto mai stata operativa) per finanziare la riforma degli ammortizzatori sociali. È con queste posizioni, con l’idea, chi più chi meno, di dare una bella strapazzata al reddito di cittadinanza, che più di mezza maggioranza è entrata ieri nel Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles. Ma alla fine ad avere la meglio sono stati loro, i Cinquestelle polverizzati all’ultima tornata elettorale, che non solo hanno salvato la misura, ma hanno ottenuto anche di alzare l’asticella dai 7,7 miliardi preventivati ad 8,8. Certo, accanto al foraggiamento sono stati previsti pure paletti più stringenti sulle politiche attive e controlli più severi, che dovrebbero ridurre la platea ed evitare gli sprechi, permettendo, questa è la stima, di risparmiare circa un miliardo. Ma se avanzerà un miliardo e se ne aggiunge un altro significa che la quota di furbetti esclusi sarà compensata da un incremento delle richieste e che il costo della misura a carico dei contribuenti continuerà a lievitare.

 

 

 

 

DETTAGLI  Difficile interpretare il dettaglio, finché le carte non si scopriranno in fase di definizione della legge di bilancio vera e propria, che non arriverà, però, prima della prossima settimana. Per ora la sensazione è che i partiti ieri non abbiano avuto molta voce in capitolo. Durante la cabina di regia della mattina non sono praticamente uscite cifre. Mentre chi ha partecipato alla riunione del Consiglio dei ministri del pomeriggio parla di una «sintonia totale» tra il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e il premier Mario Draghi. Il che vuol dire manovra blindata con pochissime varianti consentite. A parte il reddito, infatti, che a questo punto deve essere letto anche in chiave politica (ricordiamoci che i Cinquestelle malgrado i chiari di luna sono sempre la tribù più popolosa del Parlamento) il menù della manovra da circa 23 miliardi non ha riservato grandi sorprese. Per il taglio del cuneo fiscale sono stati stanziati circa 8 miliardi (7 nuovi più uno già stanziato), forse qualcosa menodi quelli attesi, che probabilmente andranno indirizzati verso l’Irpef, per alleggerire un po’ la pressione sul terzo scaglione (fino a 55mila euro). Sul Superbonus al 110%, come aveva fatto chiaramente capire Franco, parlando di costi insostenibili, è stata data una leggera stretta: la proroga al 2023 è arrivata, ma sarà solo a vantaggio dei condomini, non per le singole proprietà.

 

 

 

 

 

 

Quanto alle pensioni, il titolare di Via XX Settembre ha portato sul tavolo la sua proposta, che è quella di una fase transitoria con quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) nel 2022 e quota 14 (l’età sale a 66 anni) nel 2023. Ipotesi su cui la Lega ha deciso di giocare una delle poche fiche evidentemente a sua disposizione. Il Carroccio ha avanzato una riserva politica («nessuno strappo», assicurano) che ha temporaneamente congelato il dossier. Cosa che ha permesso in serata a Matteo Salvini di dire che «ci sono lavori in corso su reddito di cittadinanza e pensioni, nessun ritorno alla Fornero». Si vedrà. Per il resto, tra le altre cose, sarà abbassata l’Iva su assorbenti e tamponi dal 22% al 4%, diventerà strutturale il congedo parentale obbligatorio di 10 giorni per i padri, vengono rinviate al 2023 (come chiedeva Confindustria) plastic tax e sugar tax, e viene incrementato il fondo sanitario di 2 miliardi. Per quanto riguarda le imprese sono prorogate e rimodulate le misure di transizione 4.0 e quelle relative agli incentivi per gli investimenti immobiliari privati, vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi, la cosiddetta Nuova Sabatini e le misure per l’internazionalizzazione. Risorse aggiuntive, infine, per gli enti locali, il Giubileo di Roma e le Olimpiadi Milano-Cortina.

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