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Arte e cultura circolare: l’European School of Economics guarda all’economia del futuro

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Offrire una formazione diversa che stravolge il sistema formativo italiano tradizionale e nozionistico, per proporre percorsi più deduttivi, in pieno stile britannico. Con l’obiettivo di insegnare a sognare e di restituire alla società i nuovi leader del futuro. È questo, fin dalla sua nascita, l’arké di European School of Economics, la business school privata di ordinamento e validazione britannica.

Da sempre concentrata sul mondo dell’economia, della finanza e del management, Ese ha come pilastro fondante l’incontro di diverse culture e la volontà di unire l’arte con le imprese per inseguire e plasmare un’economia e una cultura circolare. Come dimostra Art Enterprise, il progetto nato a Firenze, voluto fortemente dall’economista, filosofo e artista Elio D’anna, nonché fondatore e presidente della scuola, che affronta vari temi culturali tutti incentrati sul potere dell’arte, sia come veicolo comunicativo che economico.

LEGGI ANCHE: European School of Economics, una scuola per sognatori pragmatici”

Il progetto Art Entreprise dell’European School of Economics

Costituito da un team che può affiancare le imprese nelle scelte comunicative, di immagine, legali e fiscali, proponendo una selezione accurata di artisti nazionali ed internazionali che possano rispecchiare ogni esigenza del brand, Art Enterprise vuole costruire una corporate art collection: un ritratto, l’identità di un’impresa.

“L’artista non è solo il creatore della propria arte, ma anche il creatore del mondo che lo circonda, così come un imprenditore non è soltanto il creatore di un’impresa ma anche un produttore di benessere per i propri collaboratori e consumatori”, sottolinea Elio D’Anna. “La prosperità di una compagnia, il destino economico di un imprenditore, di un’organizzazione, non si può raccontare solo attraverso il profitto, c’è qualcosa di invisibile che genera economia attraverso la bellezza e la consapevolezza. Il livello di prosperità a cui un’impresa può aspirare è strettamente legato alla capacità di produrre dei valori che sopravvivono nel tempo e che rendono la propria ricerca longeva se non immortale”.

Il progetto Art Enterprise, quindi, si basa sull’assunto che l’arte sarà la forza motrice dell’economia del futuro, capace di trasformare un vecchio capitalismo violento e predatorio in un capitalismo visionario, sognante e più produttivo, trasformando la creatività e visione interiore in benessere e prosperità esteriore, come evidenzia il fondatore e presidente della scuola. “Al di là dei grattacieli finanziari, delle piramidi industriali, oltre le scoperte e le conquiste della scienza e di tutto ciò che come umanità consideriamo bello, utile e vero, c’è sempre il sogno di un uomo”.

La Cultura Circolare

Art Enterprise però non è l’unico progetto attivato dall’European School of Economics. In collaborazione con la Biblioteca degli Alberi, il campus di Milano ha dato vita al progetto la “Cultura Circolare”.

Nato con l’obiettivo di creare esperienze di valore rivolte ai giovani e alla città di Milano, il progetto vuole dare speranza e risorse concrete per cambiare il futuro personale e territoriale dei giovani milanesi. In sintesi, intende creare i presupposti per far sì che i giovani italiani, milanesi in particolare, vadano all’estero ad ampliare le loro conoscenze, ma poi ritornino per mettere a frutto le loro competenze.

Il nome Cultura Circolare parte proprio da un modello ideale di economia circolare applicato al mondo della formazione, per contrastare la fuga di cervelli all’estero senza fermare lo scambio di idee con realtà estere. Anche perché si basa sul modello dell’economia circolare che prevede che le risorse, una volta entrate nel sistema, non vadano mai perdute, ma, al contrario, vi facciano continuamente ritorno arricchite, rinnovate e rigenerate, in un ciclo teoricamente senza fine.

Economia Circolare significa, allora, anche Cultura Circolare, quella che spinge i giovani ad aprirsi e formarsi (anche) all’estero, per poi tornare, arricchiti e maturati, a mettere a frutto le proprie competenze. E non è un caso, infatti se entrambi i concetti si basano su alcuni principi condivisi, che le rendono perfettamente complementari:

  1. Sostenibilità: hai mai pensato che ridurre gli sprechi significa anche minimizzare la continua fuga di cervelli all’estero?
  2. Competenze: i nuovi modelli di produzione e consumo richiedono conoscenze, abilità e profili professionali profondamente rinnovati
  3. Internazionalizzazione: la circolarità crea necessariamente sinergie ed interdipendenze su scala mondiale. Abbiamo bisogno di giovani manager flessibili che siano aperti al cambiamento e alla multiculturalità
  4. Inclusione: chi l’ha detto che quel che è rotto, vecchio e “diverso” non ha più alcun valore?

Principi che, nel loro insieme, rappresentano anche i pilastri fondanti di European School of Economics. Dove la diversità, il rinnovamento, l’inclusione, l’internazionalizzazione, la sostenibilità, e le competenze sono i protagonisti della realtà sociale e lavorativa immaginata e incentivata dalla scuola.

L’articolo Arte e cultura circolare: l’European School of Economics guarda all’economia del futuro è tratto da Forbes Italia.

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