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“Serve un nuovo federatore”. Formigoni, i tre errori che hanno condannato il centrodestra alla sconfitta elettorale

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Guardiamo alle elezioni amministrative di domenica scorsa per capire di più un risultato che ha del clamoroso, in negativo, per il centrodestra, e lo facciamo esaminando quello che è successo nelle 5 città su cui si è concentrata l’attenzione pressocchè esclusiva dei grandi media: Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino. Bene, se torniamo a sei mesi fa quasi tutti i sondaggi davano vincente il centrodestra, salvo che a Bologna. Cosa è successo? Sono intervenuti, a mio parere, alcuni grossolani errori dei dirigenti del suddetto centrodestra:

1) La scelta dei candidati si è orientata esclusivamente su personaggi non politici, il centrodestra ha fatto propria la tattica dei grillini, già ripudiata dagli stessi, lanciando una ‘fatwa’ contro tutti coloro che avessero già una esperienza politica, rivelando così un giudizio negativo su tutta la propria classe dirigente. Si sono scelte persone degne sul piano personale e professionale, ma digiune sia di politica sia di amministrazione, doti fondamentali per governare una grande città. Gli elettori lo hanno capito e non hanno votato: ne è una riprova a posteriori il fatto che dove si è privilegiata la competenza politica, come a Trieste e in Regione Calabria, il centro destra ha vinto, e così è accaduto in centinaia di altri comuni in tutta Italia, dove i dirigenti locali hanno fatto scelte politiche, giuste e di buon senso;

2) I candidati sono stati scelti con grave ritardo (a Milano il povero Bernardo a poco più di un mese dal voto), dopo un tira e molla con una ridda di nomi che ha lasciato sconcertati gli elettori;

3) I partiti non si sono mai dimostrati coesi nella campagna elettorale, talora senza una sola manifestazione unitaria. In particolare Salvini e Meloni sono apparsi più preoccupati di superarsi l’un l’altra che di combattere una battaglia comune; la quarta ragione è di ordine generale, e riguarda molto anche le prossime elezioni politiche del 2023, se il centrodestra vuole evitare un altro harakiri: una coalizione ha bisogno di una guida riconosciuta, di un federatore.

Così oggi non è. Per il centrodestra la guida non può che essere moderata, di centro: gli elettori italiani, anche per la forza propagandista di una sinistra che è maestra nel manipolare la realtà, non premierà mai una coalizione che abbia una guida che sia o appaia spostata sulle estreme. Lo dico con chiarezza: Meloni o Salvini, al di là dei loro indubbi meriti, non potranno essere i candidati alla presidenza del Consiglio. Occorre un Berlusconi del 2023-2028, che per ora non c’è. Un’ultima punzecchiatura storica: nella Prima Repubblica, dopo un risultato simile, il o i segretari dei partiti si sarebbero dimessi, per facilitare il dibattito. Ma siamo nella gloriosa Terza Repubblica…

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