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“Ecco il candidato civico che serve al centrodestra per vincere”. Occhio al nome: lezione da imparare

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Nessuno ci ha fatto caso ma, in queste Amministrative, un certo redde rationem per le forze moderate è avvenuto in particolare proprio a Bologna, la roccaforte “rossa” per antonomasia dove però, quasi sei anni fa, venne celebrato il grande matrimonio del centrodestra. La santa alleanza fu appunto sancita nel novembre 2015, all’inizio dell’estate di San Martino, davanti alla basilica di San Petronio, in Piazza Maggiore, quando Berlusconi, Salvini e la Meloni sottoscrissero il patto con un lungo abbraccio sul palco al cospetto di una folla osannante. Ma adesso il campanello d’allarme è suonato soprattutto nel capoluogo emiliano perché il candidato di centrodestra, Fabio Battistini, ha raccolto meno della metà dei voti rastrellati dall’avversario Matteo Lepore.

 

 

Un divario netto che deve far riflettere seriamente gli addetti ai lavori. Intendiamoci, tutti i partiti in lizza, grillini in primis, debbono ora impegnarsi in un’analisi molto approfondita dell’ultimo voto perché, come ha subito sottolineato Vittorio Feltri, l’astensione-record che si è registrata in queste elezioni è la cartina di tornasole di quanto sia sceso il livello della politica in Italia, un vero e proprio livello di guardia. Secondo Salvini ci sarebbe stato solo un ritardo nella scelta dei candidati, un ritardo che ha innescato una campagna elettorale troppo breve. Questo è vero, ma proprio i tempi lunghi delle designazioni confermano la tesi di molti osservatori: le squadre messe in campo sono state convocate solo in “zona Cesarini” proprio perché, nella stragrande maggioranza dei casi, da una parte e dall’altra degli schieramenti in lizza, non erano state individuate le personalità migliori, provenienti soprattutto dalla società civile, in grado di rastrellare voti.

 

 

Al riguardo, c’è un esempio tra i tanti che riguarda ancora ancora Bologna: per quale motivo sotto le due Torri non c’era (o meglio: non è stata trovato) il candidato capace di espugnare il capoluogo come già fece, 22 anni fa, Giorgio Guazzaloca? E lo stesso discorso potrebbe valere anche per molti altri Comuni: alla luce degli ultimi risultati elettorali, abbiamo, in effetti, la conferma che sono pochi i Guazzaloca con una marcia in più oggi in circolazione. Già allora lo capì Montanelli che volle subito conoscere di persona il nuovo sindaco e venne apposta nella città emiliana per incontrarlo: in un noto ristorante sotto i portici bolognesi, c’è ancora una foto dei due a tavola con Indro che, pur così inappetente, s’ abbuffava di tortellini. Sì, oggi più di ieri, ci vorrebbero tanti Montanelli che sapessero scoprire le capacità nascoste di molti politici ancora «in pectore» per il semplice motivo che, oggi più di ieri, abbiamo bisogno di personaggi dalla mente sopraffina come il “Guazza”, l’ex-macellaio petroniano in grado di fare a fettine tutti gli avversari. 

 

 

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