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Giorgio Parisi, un Nobel sinistrissimo. Va alla Camera e fa il comizio: “Cosa dobbiamo fare”. Il nuovo Prodi?

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In Aula, da premio Nobel per la fisica, incassa gli applausi da tutti i gruppi parlamentari. Poi nel cortile di Palazzo Montecitorio, Giorgio Parisi si lancia in un comizio politico degno del miglior testimonial del centrosinistra. Svelando i suoi desideri più reconditi: la rinascita dell’Ulivo – «sono sempre stato entusiasta» – e il rafforzamento di uno «spazio a sinistra rappresentativo» di tutto ciò che c’è oltre a Pd e M5S. Saranno stati i battimani e l’enfasi con cui il presidente della Camera, Roberto Fico, lo presenta ai deputati in occasione della sessione inaugurale della riunione del Parlamento in vista della Conferenza sui cambiamenti climatici di Glasgow (1-12 novembre). «Sarà per noi un grande onore ascoltarlo…», scandisce il numero uno di Montecitorio di fronte anche alle delegazioni straniere e al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

 

Ma Parisi non si è limitato a dire la sua su emergenza climatica, educazione scientifica e fondi per la ricerca. A margine della Conferenza, nel cortile di Montecitorio, il sesto premio Nobel italiano – vecchia militanza a sinistra, noto anche per essersi opposto, dalle colonne dell’Unità, alla visita di Benedetto XVI alla Sapienza – si lascia andare. Sollecitato sullo stato dell’arte nel centrosinistra, Parisi dice che sì, M5S è «un ottimo alleato del Pd», per quanto i grillini siano stati un po’ a sinistra e un po’ a destra, ma «questo dipende un pochettino (dice così, ndr) da dove lo si guarda». Ma torniamo all’alleanza giallorossa. «Io penso che ci sia la necessità di qualcosa a sinistra del Pd e a sinistra del M5S, che dia voce a tutte le persone che sono divise in tanti partiti: Partito comunista, Rifondazione, Sinistra Italiana… SeL aveva fatto un tentativo di unificare e ha unificato un po’ di cose, ma non abbastanza». E qui il Nobel si rattrista: «Ci sono state divisioni che sono state fondamentalmente dannose».

QUANTI RIMPIANTI
Parisi pare commuoversi quando i ricordi lo riportano indietro nel tempo. «Io sono sempre stato entusiasta dell’Ulivo, da quando è stato fatto con Prodi». Fantastica, verrebbe da dire, quella formazione con tutti dentro: Ds, Margherita e sinistra varia. Peccato, sospira Parisi, che quell’esperienza sia finita male, «buttata nel cestino». E adesso? Butta male, malissimo. «La sinistra è troppo divisa in rivoli e rivoletti e non si riesce ad avere una sinistra unitaria». La medicina, oggi, dovrebbe essere la creazione di uno «spazio a sinistra politicamente rappresentativo di tutta la galassia di persone che stanno a sinistra del Pd. Devono avere voce e una posizione in Parlamento». Possibilmente senza ripetere gli errori di allora, quando a «quelli che stavano nell’Ulivo, fuori dai partiti», sono stati riservati «due posti da sottosegretario e basta».

 

 

Insomma, la ricetta di Parisi è tutto sommato semplice: rifare l’Ulivo, senza ripetere gli errori dell’Ulivo, con una nuova “galassia” progressista che deve «mettersi d’accordo, agire in maniera tale da non rimanere all’opposizione, ma stare in un governo». Il guaio è che uno dei partner del “nuovo Ulivo” vagheggiato da Parisi sia in subbuglio. Dopo la batosta alle Amministrative, i gruppi parlamentari sono sul piede di guerra, preoccupati per lo sbandamento del Movimento, destinato in prospettiva a trasformarsi da macchina acchiappa-voti in cespuglio del Pd. Sotto accusa è finito il leader Giuseppe Conte, accusato di essere troppo in tour e poco concentrato sul futuro pentastellato. Una fibrillazione che non è sfuggita a Beppe Grillo, in ansia per la stabilità, e quindi la tenuta, dei gruppi parlamentari, che il Garante vorrebbe più coinvolti da parte di Conte.

«C’è un gruppo di persone pronte ad abbandonare la nave: aspettano solo di capire quali figure sceglierà Conte come “vice” e come componenti del Consiglio nazionale», rivela una fonte parlamentare grillina all’Adn Kronos. Sotto accusa è anche la mancanza di chiarezza sull’atteggiamento da tenere in vista dei ballottaggi. Con Conte stretto tra la necessità di restare aggrappato al carro dem e l’esigenza di non appiattire definitivamente il Movimento sul Pd, che non piace per nulla all’ala ortodossa, favorevole ad un profilo più indipendente dal Nazareno. In quest’ ottica non è passata inosservata l’equidistanza di Virginia Raggi tra Enrico Michetti (incontrato ieri in Campidoglio) e Roberto Gualtieri, lodato invece da Conte. A proposito dell’Avvocato del popolo: sarà per non incassare la solita accusa di trasformare il Movimento in una stampella del Pd, ma ieri ha detto: «Non ce lo vedo affatto il M5S a fare il ramo di un Ulivo. Riproporre vecchie formule non ha molto senso, il contesto è diverso». Chissà che dolore per Parisi.

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