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Il favore del M5s all’amico di Conte indagato: un caso? Qui crolla “l’avvocato del popolo”

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Il partito dell’«onestà-onestà» deve fare i conti con gli amici indagati. È il caso dell’avvocato Luca Di Donna, classe 1979, rampante professionista con studio nel centro di Roma e un giro d’affari che si è ampliato in modo considerevole da quando i grillini hanno occupato le stanze dei bottoni. Secondo i pm di piazzale Clodio, Gennaro Varone e Fabrizio Tucci, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo e dal procuratore capo Michele Prestipino, che l’hanno indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico d’influenze illecite, Di Donna con il collega Giancarlo Esposito e l’imprenditore Pierpaolo Abet, «riceveva utilità da soggetti privati sfruttando e mettendo a disposizione reciproca le relazioni con soggetti incardinati ai vertici di istituzioni pubbliche e strutture appaltanti».

PARCELLE ESORBITANTI
In pratica, durante la pandemia, con Giuseppe Conte presidente del Consiglio e Domenico Arcuri commissario straordinario all’emergenza, l’avvocato e i suoi colleghi Esposito e De Luca, insieme a cinque imprenditori privati, avrebbero guadagnato cifre monstre per fare ottenere alla società Adaltis commesse per la fornitura di test molecolari. Nelle carte si parla dell’affidamento di una fornitura di 100mila test per un importo di 800mila euro e di tre episodi sospetti. La prima volta i tre avvocati avrebbero percepito 65.500 per la loro consulenza, per un secondo intervento 90mila euro ciascuno. Un terzo caso riguarda il gruppo Barletta. Sempre grazie ai buoni rapporti dei legali presso Invitalia e il Mise.

Un’intercettazione tra i tre avvocati, captata dai carabinieri del comando provinciale di Roma, ha portato alla perquisizione nell’ufficio romano di piazza Cairoli 6 (stesso indirizzo dello studio legale Alpa dove per anni ha esercitato Conte), e alla conseguente apertura di un fascicolo per reati contro la pubblica amministrazione. Il reato ipotizzato in un primo momento era corruzione, ma l’accusa, poi, è stata derubricata. Si attendono sviluppi. Il leader dei Cinquestelle, sbarcato ieri in Sicilia a fare campagna elettorale dopo il crollo verticale di Roma e Torino, continua a negare che Di Donna sia stato un suo fedelissimo: «Non so nulla delle sue attività professionali e sono assolutamente all’oscuro di eventuali fatti che sono oggetto di inchiesta», ha ripetuto. Smentite arrivano anche da Arcuri e dalla struttura commissariale: «Abbiamo sempre operato in modo regolare e trasparente». Ma prendere le distanze dall’amico sotto indagine non è una buona idea per un Movimento che ha sempre alzato il ditino appena gli avversari venivano lambiti da qualche inchiesta. Tanto più che il nome di Di Donna compare, nero su bianco, negli atti parlamentari alla voce “collaboratori della Commissione Antimafia” .

Il medesimo organismo bicamerale guidato da un grillino ortodosso quale Nicola Morra, che il 27 ottobre 2020 ha nominato «il dottor Luca Di Donna, avvocato esperto di diritto fallimentare e societario, diritto bancario, finanziario e delle assicurazioni e di internazionalizzazione delle imprese» nel Comitato ristretto sulle «attività predatorie della criminalità organizzata durante l’emergenza sanitaria». A leggerlo ora suona quasi beffardo: il super esperto che doveva vigilare contro i crimini durante il Covid, finito sotto la lente degli investigatori proprio per presunti affari illeciti sulla fornitura di dispositivi sanitari. Nel decreto di perquisizione si cita infatti la «remunerazione indebita della mediazione» e oltre all’associazione a delinquere, al centro delle indagini ci sono tre episodi di traffico di influenze legati anche a segnalazioni di operazioni sospette della Banca d’Italia. Dall’entourage del 42enne avvocato fanno sapere che la sua posizione sarà chiarita. Ma intanto per Conte (non indagato) è un’altra gatta da pelare dopo la débacle delle Amministrative.

LA CADUTA
Tolta la vittoria di Gaetano Manfredi a Napoli, che Giuseppi si è subito intestato nonostante l’ex rettore non sia grillino, il flop del M5S è conclamato. A Roma, dei 27 consiglieri capitolini che erano, ne sono stati eletti solo 4 (tra cui Virginia Raggi), a Milano i pentastellati sono fuori, a Torino dal 30% del 2016 i seguaci di Grillo e Casaleggio sono calati all’8%. Male pure a Bologna Ecco perché al nuovo leader non resta che andare in ginocchio dal Pd di Letta a pregare che l’asse giallorosso resista. Anche a costo di rinnegare le battaglie delle origini. Altrimenti, i Cinquestelle si spegneranno con il loro grido «onestà -onestà» a cui non credono più nessuno.

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