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“Paga per tutti”. Donnarumma, i fischi e la papera: la verità sulla (brutale) contestazione a San Siro

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Sarà pure “sgradito” a qualcuno, Gigio Donnarumma, ma a San Siro, quando qualcuno veste la maglia della Nazionale, non sarà mai “ospite” di nessuno. Il riferimento è agli insulti e agli striscioni comparsi in giro per Milano nei giorni precedenti alla semifinale di Nations League contro la Spagna, con il portiere dell’Italia per la prima volta in campo al Meazza dopo l’addio travagliato al Milan. Nonostante le preghiere del presidente rossonero Scaroni che aveva fatto appello al buon senso («Mi auguro che il pubblico lo accolga con serenità, ha dato un grande contributo al Milan e gli auguro il meglio»), il pubblico di fede rossonera fischia il prodotto del vivaio del Milan (dai 14 anni in avanti) ad ogni pallone toccato, con le smorfie di nervosismo sul volto di un ragazzo di 22 anni, che è forte tra i pali ma non certo Superman, comparse già durante gli inni nazionali.

 

 

 

 

MOMENTO DIFFICILE – Per quanto possano sentirsi traditi i tifosi rossoneri, non è un bel messaggio fischiare un giocatore della Nazionale. Specie in occasione di una sfida delicatissima come quella contro le Furie Rosse (che già ci avevano messo alle corde nella semifinale di Euro 2020). E oltretutto a pochi mesi da un trionfo, quello italiano all’Europeo, che porta anche e soprattutto la firma di Donnarumma, nominato dall’Uefa miglior giocatore del torneo grazie alle tante partite al top e ai due rigori parati all’Inghilterra in finale.

 

 

 

 

 

Una gioia di cui saranno stati lieti anche i milanisti. Donnarumma, che già non attraversa un gran momento al Psg, dove non ha ancora conquistato in pianta stabile il posto da titolare, è costretto a difendere la porta di 60 milioni di italiani con una pressione surreale e tafazziana. Come dimostra una papera davvero non da lui su tiro da fuori innocuo di Marcos Alonso che Gigio per poco non si spedisce in porta da solo. Salvato dal palo, deve pure subire l’onta dell’abbraccio di uno dei senatori della Spagna, Sergio Busquets, impietosito dallo psicodramma.

 

 

 

 

E a difenderlo, ha un Bonucci capitano a dir poco ingenuo che si fa espellere già nel primo tempo per un doppio giallo evitabile (nella sera in cui raggiunge Zoff con 112 presenze in azzurro), e nella ripresa un Chiellini eroico ma pur sempre 37enne, costretto ad affrontare gente brillante e inesauribile come il blaugrana Gavi, che a 17 anni potrebbe comodamente essere suo figlio. Insomma, l’Italia a San Siro gioca in trasferta, e si mostra nuda nel suo punto di forza, il reparto difensivo, che è stato il nostro vanto all’Europeo. Dopo 37 partite senza sconfitte (record mondiale) la Nazionale torna a perdere. Sarebbe dovuto succedere prima o poi, ma questo è il modo che ferisce di più. 

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