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No vax, No green pass e pure no voto: il vero effetto della protesta è dentro le urne

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Niente da fare. Non c’è spazio per progetti politici che cerchino di convogliare le pulsioni no-vax e no pass. Un universo attivissimo sul web, pronto ogni sabato a ritrovarsi in piazza. Ma i movimenti che tendono la mano a quel mondo, provando a rappresentarlo, escono bocciati alle urne. La realtà più immediatamente vicina è quella del Movimento 3 V, che sta per «Vaccini vogliamo la verità». È nato nel 2019, dunque prima della pandemia Covid (quando comunque nel nostro Paese il dibattito sulla somministrazioni era molto fervente), e che ha sperato di trarre un profitto elettorale dal confronto sulle immunizzazioni di questi mesi. Piazzano un pio di acuti. A Trieste, dove il candidato sindaco Ugo Rossi era stato arrestato qualche settimana fa per resistenza a pubblico ufficiale per via di un parapiglia all’esterno di un ufficio postale (alcuni utenti non volevano indossare la mascherina e lui era intervenuto in loro sostegno). A circa un terzo delle sezioni scrutinate, arriva al 4,7%. E poi a Rimini, dove Matteo Angelini supera il 4,3. Per il resto c’è ben poco. Raccolgono mezzo punto a Torino, lo 0,45 a Napoli, a Roma lo 0,64%. A Milano, invece, lo 0,43. Il capoluogo lombardo, però, è stato anche il banco di prova di un altro movimento che si è dimostrato solidale e partecipe con le piazze no-pass e no-vax. Ossia Italexit di Gianluigi Paragone, senatore fuoriuscito dal Movimento 5 Stelle. Il suo progetto, nato del 2020 vedeva come ragione sociale l’uscita dell’Italia dall’euro, ma poi ha rivendicato posizioni in aperta critica con la campagna vaccinale messa in campo dal governo e sull’impostazione del certificato verde. Lo stesso Paragone è sceso in campo nella città del Duomo, e ieri sera i primi scrutini ne accreditavano il passaggio della soglia del 3% in un testa a testa con i suoi ex compagni di viaggio del Movimento 5 Stelle. A Torino, invece, a quanto pare non raggiungerà l’1%. A Bologna, Italexit correva assieme ad altre due liste civiche. Il cartello ha ottenuto poco meno del 2%. Italexit come lista, invece, si attesterebbe sullo 0,75%. Nella media, va un po’ meglio per le suppletive per i collegi uninominali. A Siena, Italiexit raccoglie l’1,73%, mentre il candidato di 3V si ferma all’1,40%. Questa dunque la performance elettorale di un versante politico che non fa risparmio di tesi antiscientifiche, con vere e proprie punte di complottismo. Esempio ne è quanto ebbe modo di dichiarare Ivano Verra, il candidato Italexit a Torino, che espresse una sua personalissima visione sulla recente dipartita di due grandi italiane. «Raffaella Carrà e Carla Fracci», ebbe a dire «dimostrano le conseguenze del vaccino. Guarda caso sono morte a seguito di un vaccino e guarda caso non si sa di quale malattia». Per quanto, come nel caso del Movimento 3 V, il responso sia migliore rispetto alla performance elettorali dello scorso anno, in ogni caso queste realtà non paiono in grado di incidere nel quadro generale.

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