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Medaglia d’oro al valore enoico: il mondo del vino secondo Luca Gardini, re dei sommelier

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Articolo tratto dal numero di settembre 2021 di Forbes Italia. Abbonati!

Romagnolo, 40 anni compiuti da poche settimane, Luca Gardini è il talento rivoluzionario della comunicazione enoica in Italia e in tutto il mondo. Nato e cresciuto in un ambiente fertile per assecondare le sue passioni (già il nonno Bruno, che gestiva un negozio di generi alimentari, era solito mettergli da parte le bottiglie migliori per assaggiarle), Gardini unisce alla naturale inclinazione all’assaggio e al duro lavoro sul campo un dono incredibile, da vero fuoriclasse del settore, un cristallino talento naturale, al pari dei calciatori (o musicisti) più celebrati. Enfant prodige, giovanissimo, a poco più di vent’anni, è approdato nel gotha della ristorazione italiana, l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, alla corte di Giorgio Pinchiorri, per tanti il miglior maître italiano di sempre. A 23 anni, nel 2004, è diventato campione italiano dei sommelier, nel 2009 ha conquistato il titolo europeo e nel novembre del 2010 si è laureato sommelier campione mondiale Wsa. Dopo l’ulteriore esperienza del ristorante Cracco, a Milano, in cui per sette anni ha disegnato la carta dei vini e rivoluzionato il servizio in sala, Luca si è trasformato in un poliedrico comunicatore in ambito vitivinicolo, attività divulgativa svolta a stretto contatto con i maggiori player del settore che gli è valsa il conferimento del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2019 (anche in questo bruciando le tappe). Forbes lo ha intervistato.

Gardini, sembra che stiamo uscendo dalla crisi, anche alla luce dei dati di vendita del settore enoico, davvero entusiasmanti per questi primi sei mesi del 2021. Cosa ne pensa?
Siamo stati spossessati di un’arma fondamentale, il contatto interpersonale. È stato difficile perché il vino non è mai stato il prodotto di un singolo individuo, ma una sorta di miracolosa concretizzazione degli sforzi di tanti, che sono tutto il giorno a sporcarsi le mani tra campagna, cantina e magazzino, per non dimenticare gli uffici. Come si sa poi la vite non aspetta, ha le sue esigenze. Ecco, mandare avanti lo spettacolo comunque, in queste condizioni, con le ovvie ripercussioni sulle vendite causate soprattutto dalla chiusura dei ristoranti, questo è stato davvero un piccolo miracolo.

Le cantine, sembra evidente, stanno puntando tutto sulle vendite all’estero. Lei a cosa guarda per il prossimo futuro?
Come mio solito ho deciso di rischiare, puntando a mia volta sul terreno della comunicazione internazionale. A mio avviso il livello qualitativo dei mostri sacri dell’enologia italiana – ovverosia Barolo e Brunello, il Chianti, per non parlare del Prosecco, e di quelli che un tempo si chiamavano Supertuscan, veri grimaldelli dell’enologia italiana – è ormai tale che penso sia arrivato il momento di sfidare i player internazionali anche a livello comunicativo. Non a caso ormai da un anno ho attivato una collaborazione con Zachys, il numero uno al mondo delle vendite di vino, di lusso e non di lusso, trasmettendo la mia expertise in ambito di vini italiani. 

Quindi l’interesse per il nostro Paese non è più esclusivamente per i vini, ma anche per tutto il segmento vitivinicolo?
Certo, lo confermo. Non solo per i vini ma anche per agronomi, enologi e anche professionisti della comunicazione come sono io. Quindi lavorerò intensamente sul mio portale Gardininotes.com, tramite il quale pubblico speciali tematici in lingua inglese sulle eccellenze italiane e internazionali, mi concentrerò sulla comunicazione per la vendita all’estero e approfitterò, ovviamente, della possibilità di fare eventi in presenza per riprendere con le mie masterclass live, che considero veri show e che mi sono mancati più di ogni altra cosa in questo periodo.

Cosa ne pensa dei vini naturali?
Da diversi anni sto approfondendo il segmento dei vini naturali, grazie soprattutto all’aiuto dell’azienda Meteri, di Raffaele Bonivento, una ditta di commercializzazione di grande affidabilità e ottimo fiuto. Spero che il settore dei vini naturali non si accontenti di essere la moda del momento, come rischia di fare, ma che condizioni tutta la viticoltura spingendola a essere sostenibile nel suo complesso, alzando l’asticella della qualità del prodotto finito.

Quale pensa che sia il suo valore aggiunto rispetto ai competitor?
In poche parole e se vogliamo condensarlo in una formula, a mio avviso è l’unione di talento, sacrificio, velocità della degustazione, se vuoi anche un certo istinto antidogmatico e la capacità di essere fruibile da tutti, dagli esperti come dai neofiti, dagli estimatori potenziali agli addetti ai lavori. Il mio segreto, forse, è che davvero non credo esista un ascoltatore privilegiato, un’élite del vino. Tutti devono essere liberi di avvicinarsi all’esperienza del bere, che è e deve essere sempre e comunque un piacere.

Chi apprezza maggiormente tra i suoi colleghi?
Da sempre sono un grande estimatore sia di Robert Parker che di James Suckling, li considero grandi professionisti della divulgazione. Per quanto riguarda gli italiani, considero miei maestri, per motivazioni diverse, ovviamente Giorgio Pinchiorri e il mio grande amico Andrea Grignaffini.

Lei è noto per dare giudizi senza peli sulla lingua. Ci fa cinque nomi di aziende a suo avviso meritevoli di essere seguite nel prossimo futuro?
Certamente. Inizio obbligatoriamente dai miei conterranei di Tenuta Casali, giovani e dalle idee molto ambiziose, che lavorano territoriali di grande spessore come Albana, Famoso, Trebbiano e Sangiovese nella Valle del Savio, per la precisione Mercato Saraceno, un territorio peculiare, con suoli di grande mineralità, con risultati al momento fantastici. Passo poi sulle colline di Valdobbiadene per citare l’azienda Colesel, realtà storica, risalente alla metà del secolo scorso, che recentemente ho approfondito e che mi ha stupito per la sua sfida alle potenzialità espressive del Prosecco, con un lavoro accuratissimo di selezione clonale. Passo poi nelle Langhe, per parlare volentieri dell’azienda Pelissero, cantina di Treiso risalente al 1960 ma estremamente moderna e innovativa, come dimostrano le strepitose bottiglie che ho assaggiato recentemente, soprattutto il Barbaresco. Concludo con due ragazze giovanissime, bravissime, dinamiche e, perché no, anche simpatiche, tutte e due impegnate nel settore delle bolle: la strepitosa Diletta Tonello dell’azienda omonima, che si occupa della diffusione tipologia Lessini Durello, uno spumantizzato di cui sicuramente si dovrebbe parlare di più, e dell’altrettanto bravissima Silvia Zucchi, di cantina Zucchi, mano incredibile nella rilettura della tradizione del Lambrusco di Sorbara. 

Chiudiamo con un sorriso. Luca, se fosse uno sportivo, un musicista o un personaggio dei fumetti, chi sarebbe?
Per quanto riguarda lo sportivo, devo dire sicuramente Maradona. è stato il più grande di tutti, nessun dubbio a riguardo, sono ambizioso, devo per forza pensare a lui. Se fossi un cantante, sicuramente sarei Vasco: è emiliano-romagnolo, canta la vita spericolata, non potrei che essere lui. Per quanto riguarda il personaggio dei fumetti, beh, anche lì nessun dubbio al mondo. Sarei sicuramente Gigi La Trottola.

Infine, se dovesse lasciare il testimone chi potrebbe essere il suo erede?
L’unico mio erede può essere Claudio Vella. è il mio assistente personale, un giovane under 30 che mi segue ormai da sette anni ogni giorno, passo dopo passo, e sta imparando molto. Ho una grande fiducia. Ha un grande futuro. 

L’articolo Medaglia d’oro al valore enoico: il mondo del vino secondo Luca Gardini, re dei sommelier è tratto da Forbes Italia.

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