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Con la pandemia i lavoratori hanno avuto più responsabilità o cambiato ruolo. Ma le donne sono state lasciate indietro

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La pandemia ha avuto importanti implicazioni sul mondo del lavoro. I lavoratori italiani hanno dovuto affrontare diversi cambiamenti e difficoltà in questo periodo, sia in termini di carico di lavoro, che di disparità di genere.

Secondo la “People at Work 2021: A Global Workforce View“, una ricerca dell’Adp Research Institute – che ha intervistato 2.000 lavoratori italiani su un totale di 32.471 in tutto il mondo – ha analizzato gli atteggiamenti dei dipendenti nei confronti dell’attuale mondo del lavoro e le loro aspettative e speranze future. La pandemia ha costretto gran parte dei lavoratori a sostenere un maggiore carico in modo da compensare i licenziamenti.

Nel dettaglio, il 44% dei lavoratori italiani ha subito un cambiamento di ruolo o la modifica delle mansioni ricoperte a causa della necessità, da parte dei datori di lavoro, di adattare nuovi metodi di lavoro, di avere a disposizione nuove competenze e, in alcuni casi, ristrutturare l’organizzazione aziendale. I lavoratori della Generazione Z sono stati costretti ad adottare una maggiore flessibilità. Il 62% circa dei lavoratori dai 18 ai 24 anni ha cambiato ruolo o ha ricevuto maggiori responsabilità. La percentuale scende al 51% nella fascia 25-34, al 46% in quella 35-44, al 38% tra i 45 e 54, al 25% sopra i 55 anni.

Per alcuni lavoratori ci sono stati aspetti positivi. Anche se un buon 42% preferiva il ruolo svolto prima della pandemia, il 46% apprezza il nuovo ruolo e le relative responsabilità. Di conseguenza, le sfide legate alla pandemia hanno consentito ad alcuni lavoratori di sviluppare competenze nuove o intraprendere percorsi di carriera che sfruttano il loro potenziale in modi imprevisti e aumentano la soddisfazione personale.

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Lavoro e pandemia: avanza la disparità di genere

Soffermandosi sugli aspetti negativi, gran parte dei lavoratori italiani ha ricevuto una ‘ricompensa’ per il proprio impegno (il 56% ha avuto un aumento di stipendio o un bonus). Tuttavia sono ancora preoccupanti le disparità di genere.

Secondo i dati di Adp, ancora una volta le donne sono state lasciate indietro nel riconoscimento di un compenso economico a seguito dell’assunzione di una nuova carica o dell’aumento delle responsabilità affidate loro per colmare i vuoti aziendali causati dal Covid-19. In generale, il sondaggio ha rilevato che su 32.000 lavoratori intervistati in 17 Paesi, il 68% di essi dice di aver ricevuto un aumento di stipendio o un bonus per aver preso in carico responsabilità aggiuntive. Tuttavia, in tutte le aree geografiche, le donne risultano avere meno probabilità degli uomini di ricevere tale compenso, con il maggiore divario riscontrabile in Nord America.

Ma tornando in Italia, è stato chiesto ai lavoratori italiani: ‘Cosa ti ha offerto il tuo datore di lavoro nel momento in cui hai assunto queste responsabilità aggiuntive e/o un nuovo ruolo?’ il 29% degli uomini ha ricevuto un aumento di stipendio contro il 24% delle donne. Il 32% degli uomini un bonus economico contro il 26% delle donne.

“I lavoratori di entrambi i sessi si sono impegnati ben oltre il dovuto per supportare i datori di lavoro obbligati a effettuare tagli al personale o a riorganizzare le attività a causa della pandemia, ma le donne si sono ritrovate tagliate fuori dal punto di vista del riconoscimento economico per i loro sforzi”, ha dichiarato Marisa Campagnoli, hr director di ADP. “Se alcuni datori di lavori, comprensibilmente, non possono permettersi di offrire aumenti di stipendio o bonus in questi tempi difficili, la triste realtà vede le donne risentirne sproporzionatamente”.

L’articolo Con la pandemia i lavoratori hanno avuto più responsabilità o cambiato ruolo. Ma le donne sono state lasciate indietro è tratto da Forbes Italia.

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