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Andy Murray si prepara alla sua seconda vita (da investitore)

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Andy Murray si commosse mentre descriveva il dolore all’anca che aveva trasformato in una sofferenza anche un’azione banale come infilarsi i calzini. Mentre Murray si asciugava le lacrime e spiegava di sperare solo di poter giocare a Wimbledon – distante ancora sei mesi – una cosa iniziò a diventare chiara a tutti: questo era l’antipasto del ritiro di uno dei più grandi nomi del tennis mondiale.

Quella conferenza stampa del gennaio 2019 a Melbourne parve un segno funesto per i diversi sponsor di Murray. Il ritiro, o una lunga sosta per infortunio, avrebbe significato infatti meno occasioni di esposizione mediatica globale per marchi che gli versavano, nel complesso, circa 10 milioni di dollari all’anno. All’improvviso, la possibilità che Murray non scendesse più in campo in un torneo del Grande slam era diventata molto concreta.

Per uno di quegli sponsor, tuttavia, quell’emozionante pseudo-addio rappresentava un’opportunità. Il logo del giovane marchio di abbigliamento britannico Castore era ben visibile sulla maglietta e sul berretto di Murray durante quella conferenza stampa, che venne trasmessa in tutto il mondo e fu filmata anche da una troupe impegnata a girare un documentario di Amazon Prime sullo scozzese. Murray aveva appena firmato un accordo con Castore e l’azienda, nonostante fosse a conoscenza dei rischi di infortunio già durante le trattativa, era convinta che il nome del campione fosse sufficiente a fare di lui un valido ambasciatore, che giocasse o meno. Quell’episodio ne era la conferma.

“Mi fu chiaro molto presto, dopo avere incontrato Andy, che non avevo di fronte il genere di atleta che, quando si ritira, se ne va alle Seychelles e se ne sta seduto sulla spiaggia per dieci anni”, afferma Tom Beahon, cofondatore di Castore.

Murray superò quell’Australian Open, riuscì a presentarsi a Wimbledon e sta ancora giocando. Il dolore all’anca, però, era un presagio dell’inevitabile e Murray lo usò per tirare il colpo successivo. Tramite la sua agenzia, 77 sports management, Murray rinunciò a un tradizionale accordo di sponsorizzazione in denaro e puntò su Castore, con un accordo che gli offriva azioni e royalty, in aggiunta a una piccola somma di denaro. Il contratto dava all’atleta anche un ruolo più diretto nel business, il cui risultato fu Amc, una linea di abbigliamento per il tennis gestita tramite una joint venture 50-50.

Murray, ora 34enne, punta adesso ancora più forte su questa strategia e cerca di costruire un business capace di durare anche oltre il termine della sua carriera agonistica.

“Mi sono sempre interessato agli investimenti e negli ultimi dieci anni sono stato coinvolto in aziende neonate negli ambiti dello sport, della salute, del benessere e della tecnologia”, dice Murray a Forbes in un’intervista via e-mail. “Cerco di concentrarmi su cose che capisco, in cui ci sono prodotti o servizi autentici. Essere coinvolto in una società è entusiasmante: non solo hai un interesse finanziario, ma hai anche l’occasione di vivere un viaggio, via via che la compagnia cresce”.

Murray utilizza WhatsApp per mantenersi in contatto con il team di Castore e confrontarsi sulle strategie di marketing. È coinvolto nel design e nella sperimentazione sia dei prodotti che richiedono prestazioni elevate, sia di altri più casual. Fornisce le sue impressioni su questioni come la profondità delle tasche – che devono poter contenere comodamente una palla da tennis o due tra un servizio e l’altro – e la larghezza dei pantaloncini all’altezza delle cosce. Poiché gioca in tutto il mondo, Murray è particolarmente interessato ai tessuti: vuole magliette che traspirano e assorbono il sudore, per via dei tornei in climi caldi e umidi negli Stati Uniti e in Australia, per esempio.

La linea Amc prevede di realizzare vendite per un milione di dollari nel 2021, suo secondo anno di attività, e la crescita generale di Castore ha aperto nuove opportunità. Mentre la società è stata lanciata come produttore di abbigliamento solo maschile, poiché non aveva le risorse finanziarie per mirare a più fasce di pubblico contemporaneamente, Beahon assegna a Murray il merito di avere permesso al marchio di espandersi nell’abbigliamento per donne e per bambini, con nuovi prodotti in arrivo.

Murray sta contribuendo a consolidare le fondamenta dell’azienda mentre ancora guadagna grazie alle sue doti tennistiche: secondo le stime di Forbes, guadagna circa 5 milioni di dollari all’anno fuori dal campo, grazie alle tre sponsorizzazioni che gli rimangono con il marchio di racchette Head, con Amazon Prime Video e con American Express. Una cifra che non è però sufficiente a mantenerlo tra i campioni più pagati del suo sport. Al contrario, il britannico ha rivolto la sua attenzione ad accordi azionari, accumulando titoli di Trr Nutrition, dell’azienda di bevande per lo sport Halo e di Game4Padel, che opera in uno sport simile al tennis come il padel. Dal 2015 possiede inoltre una partecipazione in Seedrs, un sito di equity crowdfunding, piattaforma tramite la quale ha compiuto circa 40 investimenti in startup in fase embrionale, inclusa la fintech Revolut.

Murray è poi proprietario del piccolo hotel Cromlix in Scozia, che ha acquistato nel 2013, e sta cercando di creare uno studio o una media company, secondo l’esempio di LeBron James e Kevin Durant. Il mese scorso ha venduto una serie di oggetti da collezione Nft (Non-fungible token) sulla piattaforma Wenew.

Con tutte le sue avventure imprenditoriali, Murray intende diventare più di un semplice volto noto. Quando ha stretto la sua partnership con Trr, nel 2019, è stato coinvolto nella formulazione del suo integratore di collagene, progettato in parte per l’anca che gli dava problemi. Quest’anno si è anche tuffato in Halo, sperimentando gusti per nuove bevande e polveri e inviando videomessaggi ai grossisti, mentre, tramite i suoi contatti, lanciava una promozione di drink in omaggio nei negozi Castore. Il cofondatore e amministratore delegato di Halo, Anshuman Vohra, dice che Murray è più un consigliere che un semplice ambasciatore, e ha incentivi a medio e lungo termine legati ai risultati dell’azienda, oltre a quella che Vohra definisce una “significativa” quota di minoranza.

“Questi ragazzi hanno fatto più analisi finanziarie di quelli di JPMorgan”, dichiara Vohra, che cerca partner famosi disposti a mettersi in gioco con un investimento in prima persona.

Le aziende non hanno alcuna fretta di vedere Murray, oggi numero 112 nella classifica mondiale, appendere la racchetta al chiodo. “Registriamo sempre un picco di entrate ogni volta che Andy scende in campo”, dice Beahon. Murray, però, è consapevole che il ritiro non può essere troppo lontano e dice che potrebbe essere interessato a una carriera da allenatore, oltre a espandere il suo ruolo di mentore di giovani atleti in 77, l’agenzia di cui è socio.

Ovunque il secondo atto della sua vita lo porterà, i suoi sponsor vedono grandi opportunità in lui e nei suoi 8,8 milioni di follower tra Facebook, Instagram e Twitter.

“C’è da capire una cosa: come si crea un brand che sta in piedi da solo?”, dice Beahon, che si prepara a una partnership ben più duratura degli otto anni previsti dall’accordo iniziale. E aggiunge: “Per Andy, la questione più importante è lasciarsi dietro qualcosa”.

L’articolo Andy Murray si prepara alla sua seconda vita (da investitore) è tratto da Forbes Italia.

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