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L’Europa ha un problema con l’inquinamento da droga

Paesi Bassi e Belgio devono affrontare i rischi collegati allo smaltimento illegale delle sostanze chimiche usate per sintetizzare Mdma e anfetamine

Breaking BadQuando si parla di droghe, c’è un problema che viene spesso dimenticato: l’inquinamento collegato alla produzione di quelle sintetiche. “I rischi per l’ambiente sono molto più importanti oggi di 5 o 10 anni fa”, ricorda Alexis Goosdell, direttore dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda). In occasione della giornata internazionale contro l‘abuso e il traffico illecito di droghe, il centro ha riscontrato nel 2020 una diminuzione dell’uso di amfetamine e Mdma, ma con le graduali riaperture, il consumo è tornato ad aumentare.

Belgio e Paesi Bassi sono i principali produttori di Mdma e anfetamine e soffrono di un flusso invisibile di rifiuti dalla produzione di droghe illecite. Negli ultimi cinque anni, oltre 450 laboratori per sintetizzare le droghe sono stati trovati e smantellati, con un costo medio di circa 20mila euro a intervento. Tuttavia restano fuori i costi per l’ambiente. “Il rischio ambientale non è stato uno dei principali problemi identificati a livello europeo fino a oggi. Questo è un problema prevalentemente per le autorità belghe, olandesi e polacche”, prosegue Goosdell.

Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)
Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)

Rifiuto da droga

Nelle Fiandre e nei Paesi Bassi esiste una parola ben specifica per parlare dei rifiuti provenienti dalla produzione di Mdma, anfetamine e metanfetamine: drugsafval, ovvero “rifiuto di droga”. Essendo droghe sintetiche, per essere prodotte sono necessarie alcune sostanze chimiche e precursori, che vengono “cucinati” insieme e trasformati in pasticche. L’International board of narcotics (Ibn), che monitora il settore, ha dichiarato che nel 2019 sono state sequestrate oltre 20 tonnellate di precursori in entrambi i paesi.

Le sostanze comunemente utilizzare per far reagire i precursori sono naftalene, formammide, metanolo, metilammina, ammoniaca, acido cloridrico, acido formico, acido solforico, metanolo, acetone, etanolo ed etere. Esse hanno un uso legale e sono facili da reperire sul mercato in quanto comunemente utilizzate nell’industria chimica e farmaceutica per produrre medicine, repellenti per uccelli, resine, fertilizzanti, denaturare i grassi o realizzare esplosivi. Essendo legali è molto difficile quindi stimare il quantitativo di sostanze comprate per scopi illeciti. La tossicità di tali sostanze è tuttavia elevata ed esse vengono classificate a livello internazionale come prodotti chimici pericolosi.

Si conta che per ogni chilogrammo di Mdma si producono da 6-10 chili di rifiuti, mentre per l’anfetamina si parla addirittura di 10-20 chili.  “Attualmente ci sono gruppi criminali che si specializzano nella produzione di precursori e questo ovviamente genera ancora più rifiuti”, osserva Tim Surmont, analista scientifico all’Emcdda. Le autorità belge e olandesi hanno inoltre iniziato a osservare la crescita di impianti per altri tipi di stupefacenti. “Dal 2018 stiamo vedendo anche laboratori di estrazione di cocaina e di metanfetamine“, precisa Natalie Meert, esperta forense di droga dell’Istituto nazionale belga di criminalistica e criminologia (Nicc). Meert stima che la produzione di metanfetamine generi circa 15-20 chili di rifiuti tossici.

Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)
Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)

Veleno nell’ambiente

Gli oltre mille casi di smaltimenti illegali di questi rifiuti registrati degli ultimi dieci anni sono tuttavia solo la punta dell’iceberg. Se all’inizio le organizzazioni criminali lasciavano questi rifiuti in contenitori nei laboratori, con l’incremento della produzione di droga, il volume di rifiuti chimici è diventato per loro impossibile da gestire e sempre più si sono moltiplicati i casi di abbandoni nelle riserve naturali, boschi, strade di periferia zone rurali. Secondo le autorità belghe e olandesi, i rifiuti trovati sono il 10-20% del totale e con gli anni ne vengono individuati sempre di meno. In Olanda la stima di questo materiale abbandonato illegalmente va da un minimo di settemila tonnellate a un massimo di 180mila all’anno, secondo i dati dell’Accademia di polizia del Paese. In Belgio la media si aggira sulle 1.500 tonnellate.

Se si tratta solamente di bidoni i cocktail chimici, la rimozione avviene  rispettando le misure da prendere con prodotti altamente infiammabili o corrosivi, per evitare ustioni o inalazioni tossiche. Ma se vi sono fuoriuscite di liquidi che entrano in contatto con l’ambiente, occorre procedere alla bonifica del suolo.

Diversi fattori determinano l’impatto dell’inquinamento, come l’intensità e l’estensione dello sversamento, la natura e le proprietà degli inquinanti e le caratteristiche specifiche dell’ambiente in cui questi prodotti vengono riversati. Spesso questi cocktail contengono una tale concentrazione di ammoniaca, da far morire immediatamente le piante, i microrganismi e la fauna che vengono a contatto con tali sostanze. 

Nei Paesi Bassi si sono riscontrati molti casi di scarico in fosse di letame, fertilizzante poi utilizzato nei campi. Tuttavia, una maggiore concentrazione di acidi può alterare la salute del suolo e dei bacini idrici, come fiumi e laghi, che possono avere un impatto negativo sugli ecosistemi acquatici e causare danni alle foreste, ai raccolti e ad altra vegetazione.  

Allo stesso modo, la contaminazione dell’acqua superficiale può causare la morte dei microrganismi, fauna e piante che risiedono all’interno di ruscelli e fiumi. Molte delle sostanze chimiche sono altamente solubili e quando si diffondono nell’acqua la loro corrosività e tossicità si dissolvono rapidamente. Questo rende difficile per le autorità rilevare lo scarico illecito. La metanfetamina crea il problema più grande perché i produttori di droga usano il mercurio come catalizzatore“, aggiunge Meert. Il mercurio è un metallo altamente tossico e può entrare nella catena alimentare.

Poiché i metodi e le sostanze della produzione di droghe sintetiche cambiano rapidamente, la composizione dei rifiuti scaricati cambia a sua volta, rendendo difficile la stima della minaccia ambientale e la comprensione dei diversi rischi. “Si sta tuttavia ripetendo ed accumulando e influenzerà così anche il cambiamento climatico”, sostiene Surmont.

Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)
Sversamento da inquinanti da droga (Daniela De Lorenzo)

Un problema di salute pubblica 

I composti della droga dispersi nell’ambiente possono creare problemi alla salute dell’uomo, non solo dell’ambiente. Gli studi sulle fosse di letame nei Paesi Bassi hanno dimostrato la  presenza e trasmissione di residui di anfetamine nei pidocchi del mais. I precursori chimici sono volatili, infiammabili o reattivi e rilasciano un’alta concentrazione di gas tossici. l principali rischi per la salute degli esseri umani si verificano attraverso il contatto con la pelle e l’inalazione. Coloro che trovano i rifiuti, le autorità ma anche i produttori stessi di droga sono a rischio di ustioni, problemi respiratori e persino di morte. 

Recenti studi hanno inoltre dimostrato come residui di metanfetamina sono in grado di persistere per mesi o addirittura anni sulle superfici interne e che l’esposizione a queste sostanze ha risvolti impensati. Jackie Wright, docente del College of Science and Engineering della Flinders University in Australia, ha analizzato la salute di 63 individui, per lo più ignari di aver vissuto in 25 proprietà precedentemente utilizzate come laboratori clandestini. Le sostanze che sono penetrate nei muri sono state in grado di produrre reazioni come irritazioni o eruzioni cutanee, irritazione degli occhi, effetti respiratori e immunitari, disturbi del sonno e mal di testa.

L’Europa vuole vederci chiaro

Sul lungo termine gli effetti non si conoscono ancora. È già stato dimostrato che gli organismi viventi esposti a lungo a sostanze chimiche possono sviluppare malattie croniche. Ma quali sono i rischi ambientali e sanitari dell’esposizione prolungata a sostanze chimiche a basse dosi o della loro presenza in ecosistemi terrestri o acquatici?

La Commissione europea ha recentemente finanziato il progetto Chronic exposure scenarios driving environmental risks of chemicals (Chronic) che mira a rispondere a questa domanda. “La valutazione dei rischi in campo ambientale oggi si basa sull’esposizione degli organismi a concentrazioni molto alte in breve tempo, come fuoriuscite di petrolio“, dice Henriette Selck, docente all’Università di Roskilde (in Danimarca) e coordinatrice del progetto: “Le sostanze chimiche possono avere anche effetti che influenzano alcune funzionalità e la salute in generale”. L’obiettivo è quello di utilizzare i risultati per migliorare i metodi di monitoraggio di alcune sostanze e indirizzare le autorità ad adattare le politiche in campo ambientale. “Ci occuperemo anche di fare ricerca su droghe sintetiche”, chiosa Selck.

Per Goosdell servono risposte integrate basate su dati concreti. Secondo l’esperto la nuova Strategia dell’Unione sulle droghe 2021-2025 aumenterà gli sforzi per capirne di più sull’impatto della droga sull’ambiente, tanto che l’Emcdda si è alleata all’Agenzia europea dell’ambiente per coordinare le ricerche.

L’autrice ha potuto realizzare questo articolo con il sostegno del Pascal Decroos fund for investigative journalism.

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