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La Rappresentante di Lista in tour con un rito collettivo femminista ed ecologista

La queer band ci racconta la sessione di live che parte oggi, 26 giugno, da Verona e prosegue fino al 14 settembre per il gran finale a Bologna. In attesa di conoscere il nuovo singolo (già pronto) e le prossime battaglie (sempre più legate tra loro)

(Foto: Silvia Cingano)

Con la loro Amare sono stati una delle grandi rivelazioni del Festival di Sanremo 2021, quello che doveva essere della rinascita e invece sarà  ricordato per l’assenza di pubblico e l’epidemia che non arretrava. Ora sembra che le cose stiano lentamente tornando a una nuova, differente e più consapevole normalità. In questa luce in fondo al tunnel ci accompagnano Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi, esponenti di spicco della queer band La Rappresentante di Lista, con il loro My Mamma Tour che, dopo la data zero di Arezzo, il 26 giugno inizia ufficialmente da Verona per proseguire a Ferrara (2 luglio), Genova (3), Gardone Riviera (9), Milano (14), Torino (15), Codroipo (17), Firenze (30). E ancora Grottaglie (13 agosto), Isola Maggiore sul Lago Trasimeno (20), Livorno (2 settembre), Galzignano Terme (3), Roma (7). Il gran finale (per ora) il 14 settembre a Bologna. Li incontriamo subito dopo la data che serve, generalmente, a prendere le misure prima di quella ufficiale. Così, al termine di una notte di musica e sudore sono pronti a presentare i concerti del ritorno, a sbocciare con le loro sonorità ora ipnotiche, ora danzerecce, ora profonde.

Partiamo dall’approdo al mainstream, complice anche Sanremo.



[D] “L’impatto con un pubblico così esteso ci ha invitato a definire ancora di più i nostri confini, a capire meglio chi siamo, quello che serve quando ci si espone a una platea così vasta. Nonostante l’affaccio al mainstream restiamo comunque una band con un forte carattere di indipendenza, ce l’abbiamo scritto sulla pelle”.

E arriviamo al live: dopo la data zero, si parte il 26.



[D] “Finalmente riusciamo a raccontare di che cosa parla il disco. Ci è mancata proprio la routine di spiegare alle persone l’album, per comprenderlo meglio anche noi. E poi, per la prima volta, avremo un grandissimo repertorio. Cantiamo una storia unica e arriviamo alle persone come è stato al debutto”.

Come sarà in concreto il concerto?



[V] “Lo apriamo con alcuni brani di My Mamma, perché ci sembrava interessante calarci in questo nuovo mondo”.

[D] “Il live si apre come il disco”.

[V] “Le canzoni camminano in punta di piedi sul palcoscenico. Ci si tuffa, come vuole Religiosamente, in questo mare e, a poco a poco, il flusso del concerto va crescendo. Ci sono dei momenti esplosivi e un po’ folli in cui torniamo indietro nel tempo. E andiamo a trovare Go Go Diva – con Ti amo, Alibi, Maledetta tenerezza, Questo corpo – che si uniscono in maniera strepitosa ai nuovi brani come Alieno e V.G.G.G. (Very Good Glenn Gould). Poi, si trasforma in uno spettacolo che porta i temi a noi cari da sempre e che attraversano tutta la nostra discografia: sono chiamati in causa gli album Bu Bu Sad, Go Go Diva e My Mamma per lanciare questi slogan che il pubblico recepisce, fortunatamente, come propri. Così si va a concludere ciò che possiamo chiamare un rito collettivo”.

Molte date sono sold out.



[V] “Speravamo che ci seguisse tanta gente, credevamo ci fosse molta voglia di incontrarsi e riprendere le fila di un discorso già avviato”.

[D] “Abbiamo capito che i sold out, per quanto facciano notizia, sono un errore di valutazione: si potevano scegliere location con una capienza maggiore, siamo comunque contenti che la gente abbia avuto questo slancio nell’acquistare biglietti, nello starci vicini”.

(Foto: Silvia Cingano)

In Amare c’è il verso “urlare dopo avere pianto”: può essere la sintesi del vostro ritorno sulle scene?



[D] “Assolutamente sì. Infatti, nella scaletta del concerto Amare arriva con il ruolo di sottolineare e ricordarci quello che sta succedendo in questo momento: i live sono un bel mondo per risollevarsi da un butto periodo”.

Ha influito sul vostro universo creativo, questo “brutto periodo”?

[V] “Moltissimo. Per noi è stato un tempo che ci siamo concessi per fare ricerca, di grande riflessione e crescita, per attraversare qualcosa di nuovo: un sottofondo importante da avere. Ci siamo messi a scrivere, anche un po’ per disperazione e ha rappresentato un momento importante e intenso per riflettere insieme agli altri che coglieranno queste domande, su temi come la crescita, su che cosa lasciare in questa terra. Il disco e il tour sono solo due appuntamenti di quello che ci aspetterà nei prossimi mesi”.

[D] “Ci rendiamo conto della densità accumulata in questi mesi. Infatti, il live non è spensierato in tutte le sue parti”.

[V] “Abbiamo anche avuto bisogno – ed è una sensazione che permea tutto il disco – di non stare soli: c’era la necessità di ritrovare una comunità. Ed è per questo che in My Mamma convivino parecchie collaborazioni e sono stati coinvolti altrettanti musicisti. L’ampliamento della nostra factory è importante, perché ci serve una collettività che sposi il progetto”.

Avete parlato di altri appuntamenti: qualche anticipazione?

[D] “Stiamo lavorando a un nuovo singolo che uscirà più avanti e vorremmo inserire in scaletta. Poi abbiamo scritto un libro, il vero testo su cui ci siamo messi, per la prima volta, a lavorare insieme dieci anni fa. In questo periodo di stop forzato ci ha sostenuto anche per la realizzazione del disco”.

[V] “Come se fosse il libretto d’opera di My Mamma che si sviluppa come un romanzo”.

Anche le relazioni, come dicevate, sono cambiate



[D] “Ci abitueremo di nuovo, facilmente, ai contatti umani, o almeno lo speriamo. Delle relazioni ci interessano gli aspetti non lineari, ci piace raccontare sfaccettature alternative, mettere dubbio”.

[V] “Come se mettessimo un punto di domanda sui rapporti d’amore”.

[D] “Ma anche tra madri, padri, figli”.

[V] “Ultimamente ci siamo abituati alle relazioni basate sul conflitto, sulla paura, al panico generalizzato. A noi piacerebbe rinnovare e trattenere i momenti di gioia. Siamo poco avvezzi a ricordare gli attimi che ci fanno stare bene. Perché stare bene fa dimenticare anche i desideri. E abbandonarli può terrorizzare. Ma è anche la chiave per mettere da parte se stessi e aprirsi agli altri.

A proposito di conflitti e paure, c’è in corso uno scontro tra vax e no vax, tra chi si schiera a favore dei vaccini e chi no.



[D] “Sono laureato in Medicina e ho una posizione ferrea sull’argomento”.

[V] “Il tema della rappresentazione è sempre cruciale: si subiscono immagini e una rappresentazione che crea paura, come quella delle siringhe, e dei volti drammatici e tragici. Sembra che i vaccini siano la cosa più difficile del mondo, mentre la salvezza dell’umanità è anche determinata da loro”.

Vi definite queer band. Come vi ponete di fronte alla questione attualissima che contrappone il Ddl Zan al Concordato della Chiesa?



[D] “Ci tocca come qualunque messaggio sulla libertà e sulla dignità dell’uomo”.

[V] “Ne stanno parlando un po’ tutti dopo la dichiarazione tremenda e categorica della Chiesa. Sembra un argomento diventato di moda, sposato anche da personaggi improbabili della politica”.

[D] “Troviamo imbarazzanti le lungaggini legislative. C’è la necessità di tenere sottese certe questioni per ragioni politiche, di principio o di audience. Poi abbiamo tanti altri temi cari, visto che siamo sostenitori dell’intersezionalità della lotta: è necessario ragionare sul cambiamento, andando a fare più battaglie. Bisogna considerarsi femministi, ecologisti e lavorare per i diritti umani. Sono tutte questioni legate tra loro”.

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