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In Europa anche i garanti della privacy vogliono fermare la sorveglianza biometrica

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In un parere congiunto le autorità di garanzia della tutela dei dati personali chiedono di fermare l’uso di sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici

Riconoscimento facciale allo stand di Omron Corp al Ces di Las Vegas 2020 (foto: Bridget Bennett/Bloomberg via Getty Images)
Riconoscimento facciale allo stand di Omron Corp al Ces di Las Vegas 2020 (foto: Bridget Bennett/Bloomberg via Getty Images)

Le istituzioni europee garanti della privacy propongono di vietare l’utilizzo di sistemi di sorveglianza biometrica con riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. In un parere congiunto, il Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb), che riunisce i garanti dei 27 Stati dell’Unione, e Wojciech Wiewiórowski, garante europeo della protezione dei dati (Edps), hanno chiesto alla Commissione europea di istituire un “divieto generale su qualsiasi uso delle Ai per il riconoscimento” biometrico in tutti gli spazi pubblici. Secondo le autorità, tali tecnologie sarebbero così dannose per i diritti civili e le libertà fondamentali delle cittadine e dei cittadini europei – come il rispetto della privacy e la parità di trattamento secondo la legge – da non poterne permettere l’uso negli spazi pubblico.

L’Edpb si occupa di armonizzare le norme sulla privacy dell’Unione tra i diversi paesi membri, mentre il Garante ha il compito di verificare che le istituzioni le rispettino e di fornire una guida legislativa alla Commissione. Secondo le due istituzioni, la proposta di legge sull’intelligenza artificiale presentata ad aprile dalla Commissione non è sufficiente a evitare discriminazioni e violazioni delle libertà. La bozza prevede alcune restrizioni sull’uso dell’Ai da parte delle forze dell’ordine, ma garantisce diverse eccezioni che hanno attirato le critiche da parte dei gruppi in tutela dei diritti civili e delle autorità.

Secondo la bozza, per esempio, i sistemi di videosorveglianza biometrici potrebbero essere utilizzati alle frontiere e, più in generale, se affiancate al personale umano. Edpb ed Edps, invece, hanno proposto un “divieto generale dell’uso del riconoscimento facciale in tutti gli spazi pubblici” come punto di partenza necessario per “preservare le nostre libertà e creare un quadro giuridico umano-centrico per l’intelligenza artificiale”. Una richiesta che si allinea a quelle di numerose associazioni europee riunite nella campagna Reclaim your face.

Secondo le due autorità, tutte le tecnologie in grado di riconoscere i volti, l’andatura, le impronte digitali, il dna, la voce e altri indicatori biometrici e comportamentali in maniera automatica andrebbero interdette dall’uso negli spazi pubblici. Inoltre, dovrebbe essere vietato anche qualunque utilizzo di queste tecnologie finalizzato all’attribuzione di punteggi sociali, perché contrario ai valori fondamentali dell’Unione e possibile elemento discriminatorio per le persone. Infine, le due autorità hanno chiesto che nella legislazione venga vietato qualunque uso di sistemi di riconoscimento comportamentale, se non a fini medici e in strutture sanitarie.

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