TECNOLOGIA

I lavori più richiesti nei prossimi 10 anni: fontdamentali formazione continua e competenze digitali

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Già prima del Covid-19, il progresso tecnologico, l’automazione e la digitalizzazione avevano reso obsoleta la visione di un’esistenza in tre fasi ben distinte: istruzione, lavoro e pensione. La pandemia e la crisi che si è innescata hanno reso più pressante la prospettiva dell’apprendimento permanente. A sottolinearlo è lo Skills Outlook 2021 dell’Ocse, dedicato alle competenze del presente, del futuro e alle basi di partenza su cui poggiano.

Le competenze apprese a scuola e al lavoro diventano “vecchie” sempre più rapidamente e i lavoratori devono migliorare ed espandere la propria preparazione se vogliono adattarsi, e possibilmente anticipare, lo sviluppo tecnologico e mantenere l’occupazione. Eppure 8 adulti su 10 con un basso livello di istruzione non partecipano ad attività di formazione e non lo fanno neppure 4 adulti su 10 con un alto livello. La situazione è peggiorata con il Covid che con le restrizioni introdotte ha causato, secondo le stime dell’Ocse, una flessione del 18% dell’apprendimento informale (cioè training al lavoro) da 4,9 ore la settimana per lavoratore a 3,7 ore e del 25% dell’apprendimento non-formale (interazione sociale con colleghi etc) a 0,7 ore. In Italia la diminuzione è stata da 4,1 ore per la formazione informale a 3,1 ore. Il calo è stato ampio soprattutto tra i lavoratori con qualifiche medio-basse, mentre è più contenuto tra i lavoratori molto qualificati, allargando il divario tra le due categorie. La Penisola è comunque agli ultimi posti nell’Ocse per la formazione degli adulti (25-65 anni), con una quota pari solo al 23% contro percentuali che sfiorano il 60% nei Paesi scandinavi e il 40% medio Ocse.

Con la pandemia del Covid-19, la rapidità della trasformazione tecnologica è aumentata, accelerando i processi di automazione e di trasformazione delle professioni. Una situazione che porta anche alla creazione di nuovi posti di lavoro, ma in tempi diversi rispetto alla distruzione di quelli esistenti e anche se il risultato, come vari studi indicano, sarà di un aumento dell’occupazione, la distribuzione tra “vincitori e vinti” sarà diversa tra settori e competenze.

Lo Us Bureau of Labor Statistics, l’Ufficio governativo statunitense che si occupa di statistica del lavoro, ha fatto alcune proiezioni sui mega-trend del mercato del lavoro tra il 2019 e il 2029, arrivando alla conclusione che le dattilografe e gli elaboratori di testi diminuiranno del 35% rispetti ai livelli occupazionali di partenza, per gli agenti di viaggio il calo sarà del 26%, per gli addetti alle poste del 22% e analoga sarà la flessione in occupazioni molti diverse, come quelle nel settore dei reattori nucleari. Per contro, fioriranno le opportunità di lavoro nelle tecnologie “verdi” nel comparto dell’energia. Per i tecnici delle turbine e per gli installatori di fotovoltaico solare si prevedono il 50% dei posti in più nel 2029 rispetto al 2019. È attesa anche un forte crescita dell’occupazione nel settore sanitario: posizion i come quelli di assistente sanitario a domicilio, di fisioterapista e di gestore di servizi medici e sanitari sono attese in aumento di oltre il 30% e quella di infermiere specializzato del 52%. Sebbene queste ultime proiezioni riguardino il particolare sistema sanitario degli Usa, resta il fatto che l’invecchiamento della popolazione e annesse necessità riguardano l’intero mondo industrializzato.

Crescerà in modo significativo anche l’occupazione nell’analisi di dati. Lavori come quello dello statistico, dell’analista di sicurezza informatica, dell’esperto di dati degli sviluppatori di software oppure nel settore delle scienze matematiche sono attesi in crescita del 20-30% nei prossimi dieci anni. Secondo i dati dell’ente Usa, le 30 occupazioni al top per crescita creeranno 2,5 milioni di nuove opportunità di lavoro con il risultato di creare quasi 12 milioni di posti di lavoro negli Usa. D’altro canto, shock come quello causato dal Covid evidenziano come possano fluttuare rapidamente le richieste di competenze e di lavoro in generale, richiedendo – appunto – grandi capacità di adattamento e nuova formazione. In media nell’Ocse il numero di offerte di lavoro postate online è diminuito del 40% entro il maggio 2020 rispetto all’inizio dell’anno. Ad aumentare sono state le richieste di persone in grado di lavorare da casa e in possesso di competenze digitali, così come hanno registrato un’impennata le professioni mediche o infermieristiche. In compenso la richiesta online di addetti ai bar, ai ristoranti e di cuochi è diminuita dell’80% nel marzo-luglio 2020, con una crisi che rischia di avere lunghi strascichi. L’Ocse raccomanda ai governi di fondare le politiche di formazione continua su un’offerta diversificata di opportunità di apprendimento che rafforzino la qualità dell’istruzione e del training e che siano basate su una concezione inclusiva, accessibile e adattabile. Va rafforzata la visibilità e la trasferibilità delle competenze acquisite in questi programmi, con procedure di convalida e certificazione. Avendo, comunque, sempre ben presente che il potere della tecnologia va sfruttato, ma vanno presi in considerazione gli effetti che la tecnologia può avere sulle disparità presenti nelle competenze e sulla creazione di nuove disuguaglianze.

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