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I gatti hanno conquistato Internet, ma l’abbiamo dimenticato

La tecnologia ai gattini deve moltissimo: Nft compresi. Mentre la loro onnipresenza sui social network viene minacciata dall’avanzata della “lobby” dei cagnolini, il dietro le quinte è ancora nelle loro mani. I “Non fungible token”, cioè i token non fungibili (cioè “unici, irripetibili”) che dimostrano la proprietà di un oggetto attraverso la blockchain, hanno recentemente trovato gli onori delle cronache grazie a una celebre gif che ha popolato la rete per oltre dieci anni: è il Nyan Cat, iconica gif che è stata “rimasterizzata” dal suo creatore proprio in occasione dei due lustri di vita. La creazione è poi stata venduta per un valore di 545mila dollari corrisposti in Ether, la criptovaluta della blockchain Ethereum.

Ma i micetti sono legati alla blockchain da ben prima che i titoli di giornale amassero la criptoarte e ben prima che intorno a questa si creasse una sorta di “bolla” economica, l’ennesima del digitale.

È infatti proprio il termine “token non fungibile” che si dovrebbe ai micetti. Nel 2017, un gruppo di sviluppatori canadesi lanciò il gioco “KryptoKitties”, un gioco per allevare e scambiare gattini digitali: un concetto simile a quello che animò i Tamagochi negli anni Novanta.

La stessa tecnologia blockchain alla base delle criptovalute venne utilizzata per creare Nft, che servivano da collari di identificazione per i cripto gatti. A differenza di una criptovaluta, però, ogni gatto doveva essere unico. Per questa ragione gli sviluppatori pensarono al termine “non fungibile”, come spiega lo stesso chief executive dell’azienda Dapper Labs, Roham Gharegozlou: “Non ci abbiamo pensato troppo – ha detto al Wall Street Journal – le altre cose non erano fungibili e quindi le abbiamo semplicemente chiamate non fungibili”.

Tra i felini e la Rete, la storia è longeva: era il 2002 quando Joel Veitch, cantautore e web animator britannico, padre del sito cult prettygood.com crerò la sua Kitten Band, alla quale fecero seguito i Punk Kittens, i Northern Kittens, i Gay Bar Kittens e gli Sweary Kittens.

Ci sono stati miti di internet che avevano gli artigli: Maru, lo Scottich Fold dell’utente giapponese Mugumogu, che su YouTube spopolava oltre dieci anni fa. Per non parlare di Grumpy Cat, la gatta che grazie alla sua espressione di reprimenda è diventata il meme perfetto per anni e anni (è deceduta nel 2019). Per i gattini ne hanno inventate di ogni: dal generatore di fusa per gatti che aiuta a migliorare la produttività, Purrli, a una sorta di Grande Fratello su YouTube, denominato “Kattarshians” che nel 2017 inventarono in Islanda per trovare casa a piccoli trovatelli.

Sembrano tuttavia lontani i tempi in cui venivano dedicate intere mostre ai gatti in rete, come quella del 2015 al Museum of Moving Image (Astoria, New York), intitolata “How cats took over the Internet. Negli ultimi anni qualcuno ha dato per certo che sui social network fosse in atto una sorta di sorpasso. Nel 2018 è stato addirittura il New York Times a spendersi sul tema, spiegando come i cani fossero più sorridenti e leali – nonché più addestrabili – mentre i gatti meno simpaticoni: gli uni l’ordine, gli altri il caos.

Qualcuno sembra dimenticare anche di quando foto e immagini di gatti furono utilizzati per promuovere battaglie politiche, come quella del 2015. Il Progetto Kitten si fece promotore di un attacco ai profili social di Matteo Salvini – restò celebre l’hashtag #gattinisusalvini – utilizzando “pucciosi gattini messaggeri di amore sulle bacheche di chi se la prende troppo sul serio!”.

Impossibile avere dati certi, ma un controllo è d’uopo. Risolta la questione di maternità sugli Nft, sui social, stato attuale, in effetti la china sembrerebbe intrapresa: i post con l’hashtag #dogsofInstagram sono a quota 241 milioni, mentre quelli con #catsofinstagram a 164 milioni di post.

Google Trends sembra confermare. Nonostante l’ascesa di qualche settimana fa dei “Karate Cats” (un gioco della Bbc dedicato all’insegnamento per ragazzi) e del classico “How to stop cats scrubbing forniture” (come far smettere i gatti di distruggere i mobili), i cani sembrano, negli ultimi 12 mesi, avere conquistato le ricerche in tutto. La tendenza è confermata anche in Italia.

Se i gatti siano rimasti a guardare, una cosa è certa: lo stanno facendo con disprezzo. 

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