TECNOLOGIA

Le startup scrivono a Draghi per riavere i 500 milioni di euro tolti a Enea Tech: Lì c’è il nostro futuro

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Un gruppo di oltre 50 startup ha scritto una lettera pubblica al governo italiano per chiedere di rivedere la riforma della fondazione Enea Tech, nata su iniziativa del governo Conte 2 e trasformata dall’art 31.6 del Decreto Sostegni Bis in Enea Biomedical Tech. La fondazione aveva ricevuto in dote 500 milioni di euro da investire in progetti di ricerca e sviluppo, trasferimento tecnologico, spin-off universitari, startup e PMI innovative, all’interno di quattro verticali (Deep Tech, IT, Energy&Green, Healthcare) e “con particolare attenzione alle startup”. Il decreto ha cambiato queste ultime parole in “anche con riferimento alle startup” e ha stabilito che dei 500 milioni “almeno 200 milioni” siano destinati per la ricerca applicata, “ivi compreso il potenziamento della ricerca, lo sviluppo e la riconversione industriale del settore biomedicale verso la produzione di nuovi farmaci e vaccini”. Le startup firmatarie della proposta sono allarmate per la mancanza di chiarezza circa gli altri 300 milioni e chiedono che vengano destinati ai progetti già selezionati da Enea Tech per un investimento. Inoltre auspicano che i 200 milioni allocati per il biomedicale vengano coperti da voci di bilancio diverse da quelle iniziali, indicando il Ministero della Salute come possibile soluzione.

“È una questione di indirizzo strategico del Paese, questa non può essere ridotta a una battaglia politica” dice Alessandro Cillario, fondatore di Cubbit, una delle startup che guidano la richiesta di attenzione al governo. L’aspetto politico della vicenda è noto: Enea Tech era stata voluta fortemente dai 5 Stelle e in particolare dall’allora ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, che l’aveva anche difesa dall’accusa di andare a sovrapporsi a Cassa Depositi e Prestiti, mentre ora al ministero c’è il leghista Giancarlo Giorgetti, il quale ha scelto di puntare sullo sviluppo di vaccini italiani. Il progetto era a lunga scadenza: 1,4 miliardi di euro da qui al 2034, di cui appunto 500 già finanziati. 

Subito dopo la notizia, la discussione sui social network si era fatta animata, e da lì è rimbalzata nei gruppi e nelle chat dei fondatori di startup. Dopo un confronto è stato messo online il sito 500milionidifuturo.it, sul quale è stata pubblicata la lettera al governo. La preoccupazione è che gli investimenti concordati con Enea Tech ora si dissolvano. La fondazione aveva lanciato una call a gennaio, chiusa ad aprile con un migliaio di proposte d’investimento ricevute, e attraverso questa aveva selezionato una cinquantina di progetti, fra cui Cubbit, a metà dei quali avrebbe già inviato un term sheet, un documento che definisce i termini dell’investimento e dà avvio alle pratiche per finalizzarlo. Documenti non vincolanti, ma che dimostrano come Enea Tech fosse pienamente operativa fino a pochi giorni fa. Secondo alcuni esponenti del mondo dell’innovazione, Enea Tech sarebbe divenuta un problema perché si accingeva a investire in un settore, quello di startup e PMI innovative già presenti sul mercato, il cui presidio era stato affidato a Cassa Depositi e Prestiti, ma da Enea Tech smentiscono categoricamente, sostenendo di aver lavorato sempre e solo su singoli progetti in ambito pre-competitivo, non già sul mercato. Intanto da venti giorni tutto è fermo. “Ci hanno contattato una settimana dopo averci inviato il term sheet informandoci che per il momento è tutto sospeso – racconta Cillario, il cui progetto aveva fra i partner l’Università di Bologna e il CERN di Ginevra – Noi come altri stiamo lavorando su progetti di ricerca e sviluppo che senza questo tipo di supporto non sarebbero mai nati in questo momento, e siamo tutti rimasti spaesati”

“Il governo ha parlato di ‘rifocalizzazione’ dello stanziamento – commenta Francesco Cerrutti, direttore di VC Hub Italia, associazione dei venture capital – È vero che rimangono 300 milioni di euro da investire negli altri verticali, ma Enea Tech di fatto non c’è più e la nuova fondazione, che si chiama Enea Biomedical Tech, dovrà investire non 200 milioni, ma almeno 200 milioni nel biomedicale, il che fa supporre che anche il resto vada in quella direzione”. Secondo quanto appreso da Italian Tech, potrebbero però essere sufficienti un centinaio di milioni di euro per dare seguito ai progetti che avevano raggiunto una fase avanzata di discussione con Enea Tech. Intanto c’è chi ha lasciato il proprio lavoro in attesa di firmare con la fondazione: “L’opportunità e il potenziale che ENEA Tech stava vedendo in noi (e con noi) ci ha aiutato a decidere di lanciarci –  scrivono sul sito Marco Bevilacqua, Pietro Balda e Gabriele Bergoglio, fondatori di Reefilla, startup che sviluppa un sistema innovativo di ricarica per i veicoli elettrici – non siamo sicuri che lo avremmo fatto altrimenti. Ora dalla sera alla mattina abbiamo perso il principale supporto economico e organizzativo alla nostra iniziativa”. Il team ha comunque scelto di andare avanti, cercando capitali altrove. Chiosa Cerrutti: “Il tema più importante è il modo in cui si approccia il tema innovazione nel nostro Paese e il segnale dato non è positivo, perché prima si è fatta una scelta in una direzione e ora si va in una diversa”.

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