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Arriva Bubble Barrier, l’ostacolo per i rifiuti di plastica per gli oceani più puliti

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Ambiente

Elisabetta Panico — 8 Giugno 2021

Arriva Bubble Barrier, l’ostacolo per i rifiuti di plastica per gli oceani più puliti

E’ un’idea geniale quella della “Bubble Barrier“, in italiano barriera di bolle, che ha tutti i requisiti necessari per essere d’aiuto all’inquinamento degli oceani. “The Bubble Barrier” è stato sviluppato in un modo molto semplice ed è in grado di intrappolare l’86% dei rifiuti che altrimenti finirebbe negli oceani. E’ composto da un compressore d’aria che invia l’aria attraverso un tubo perforato che corre diagonalmente sul fondo del mare, creando un flusso di bolle che intrappola i rifiuti e li guida verso un sistema di raccolta.

La Bubble Barrier è stata installata nell’ottobre 2019 in meno di cinque ore ad Amsterdam e ha confermato la percentuale bloccata di rifiuti che altrimenti fluirebbe nel fiume IJssel e più avanti nel Mare del Nord, secondo Philip Ehrhorn, co-fondatore e chief technology officer di The Great Bubble Barrier, l’impresa sociale olandese dietro il sistema.

Ehrhorn dice che l’idea è quella di catturare la plastica senza avere una barriera fisica come una rete o un braccio che blocca il fiume, che potrebbe disturbare la vita acquatica o interferire con la navigazione. Il compressore si trova a 50 metri di distanza dalla barriera, all’interno di un apposito container ed è alimentato da energia rinnovabile. Secondo Ehrhorn, la piccola vita acquatica alla deriva può rimanere impigliata nella corrente della cortina di bolle, ma con il tempo è in grado di passare attraverso il sistema di raccolta. Ora un’azienda esterna sta studiando il movimento dei pesci intorno alla barriera.

Ehrhorn, di origine tedesca e con una laurea in architettura navale e ingegneria oceanica ha avuto l’idea mentre trascorreva il suo Erasmus in Australia. “E’ come una vasca idromassaggio – ha detto Ehrhorn – Quello che ho notato è che parte della plastica che le persone avevano buttato nel water si stava raccogliendo in un angolo“. Quello che Ehrhorn non sapeva che contemporaneamente a lui, altre tre donne olandesi stavano lavorando alla stessa idea ad Amsterdam.

Una sera Anne Marieke Eveleens, Saskia Studer e Francis Zoet si trovavano in un bar e hanno iniziato a discutere del problema dell’inquinamento da plastica nei canali della città quando hanno guardato le bolle nei loro bicchieri di birra. Così è arrivata l’ispirazione. Per caso, un amico di Ehrhorn ha visto il video di presentazione di un concorso che invitava a soluzioni per rimuovere la plastica dall’ambiente. “Ci siamo chiamati e abbiamo scoperto di avere la stessa visione e missione“, ha raccontato Ehrhorn.Così ho consegnato la mia tesi e il giorno dopo mi sono trasferito in Olanda“. Insieme, i quattro hanno trasformato una semplice idea in un vero e proprio progetto: impiantare la Bubble Barrier nel fiume IJssel di Amsterdam.

Oggi, è la giornata mondiale degli oceani e secondo le statistiche a livello globale, ogni anno 11 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica fluiscono negli oceani. I rifiuti uccidono migliaia di specie acquatiche e anche i detriti di plastica di lunghezza inferiore a cinque millimetri, noti come microplastiche, possono influenzare la vita marina in quanto i pesci spesso le scambiano per cibo.

Stephanie B. Borrelle, ecologista per la conservazione degli uccelli marini ha studiato la Bubble Barrier. “Il progetto è stato davvero interessante, soprattutto perché altri tipi di barriere poste negli ambienti acquatici possono essere un po’ problematici nel modo in cui interagiscono con il funzionamento ecologico e gli animali che si muovono attraverso quel sistema“. L’unica preoccupazione di Borrelle è sulla tecnologia. La sua domanda più ricorrente è quanto sarebbe adatto il sistema per i fiumi più grandi e per i paesi in via di sviluppo in quanto la pompa necessita di elettricità continua e manutenzione occasionale. “Il problema dell’inquinamento da plastica è che non esiste un’unica soluzione per risolverlo. Una volta che è nell’ambiente, si tratta di cercare di ottenerlo da ogni angolazione possibile“. Per il momento, il team della Great Bubble Barrier collabora con l’autorità idrica di Amsterdam e la ONG della Plastic Soup Foundation per analizzare quale tipo di plastica è stata catturata e identificarne le fonti, per aiutare a sviluppare nuove politiche sui rifiuti di plastica.

La startup, a scopo di lucro, prevede di installare più Bubble Barriers nei Paesi Bassi, in Portogallo e in Indonesia. Il costo di installazione e il consumo di energia dipendono dalla posizione e dal flusso del fiume. Oltre a tenere la plastica dai nostri oceani, il sistema potrebbe aiutare a cambiare gli atteggiamenti. Poiché i rifiuti all’interno del sistema di raccolta sono facilmente visibili ai passanti, Ehrhorn crede che aiuti le persone a rendersi conto di quanti rifiuti finiscono nei nostri corsi d’acqua; in questo modo la barriera funge anche da strumento educativo per scoraggiare sprechi e rifiuti. “Si concentra sulla spazzatura che altrimenti scorrerebbe invisibile e persino sott’acqua” – ha detto – Porta letteralmente in superficie, ciò che altrimenti non sarebbe mai stato visto“.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l’intelligence all’Università degli studi di roma “Tor Vergata”. Appassionata di politica internazionale e tecnologia

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