TECNOLOGIA

Se iPhone, Apple Watch, iPad e Mac si plasmano su di noi

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Benvenuti nella nuova era della comunicazione digitale, nel mondo della condivisione delle esperienze, in quello dell’integrazione tra macchine e esseri umani, in quello dove non è l’intelligenza artificiale a dominare la scena ma quella umana, che mettendosi alla prova crea e realizza app e sistemi operativi in grado di arrivare, come diceva il capitano Kirk di Star Trek, “dove nessun uomo è arrivato prima”. Lo show del Wwdc 2021, introdotto da Tim Cook e condotto da Craig Federighi, è stato uno dei più spettacolari e innovativi degli ultimi anni, tanto per chiarire che tutto quello che Apple ha fatto non è altro che l’eterno inizio di un’avventura che sembra non dover avere mai fine. 

L’iPhone è un lontano parente della macchina che era quando è nata? Tecnicamente sì, perché quello che era nella sua infanzia tecnologica è ormai straordinariamente cresciuto, era un “bambino” e oggi è diventato un adulto maturo. Ma allo stesso tempo, ed è questo che è davvero importante, è esattamente lo stesso device, perché non è cambiata è la logica che governa la sua evoluzione, basata sulla potenza computazionale che serve per consentire alle app di fare più o meno qualsiasi cosa meglio di come lo facevamo prima. E lo spettacolare “fuoco d’artificio” proposto nel keynote del Wwdc 2021, ha messo in primo piano una tale quantità di attività “fatte meglio di prima” tali da rendere l’iPhone, ma anche l’Apple Watch e l’iPad, o il Mac qualcosa di diverso da quello che erano prima dell’avvento dell’iOS 15, del nuovo iPad Os, del nuovo sistema operativo per il Watch o il “Monterey” per il Mac.

Quello introdotto oggi non è un semplice “aggiornamento” dei sistemi operativi ma uno spettacolare passo in avanti in quel cambio di visione, iniziato da qualche tempo, che integra le diverse macchine dotandole comunque di sistemi operativi separati e dedicati. Apple trent’anni fa era un’azienda che produceva computer e aveva un sistema operativo proprietario completamente chiuso. Oggi è il “brand” di un ecosistema in cui ogni device comunica con gli altri, ma in cui ogni device può vivere da solo, senza dover fare compromessi per adattarsi alle necessità degli altri.

Non solo: è un ecosistema che non è più completamente “chiuso” com’era, rigorosamente, in passato, alcune delle app chiave dell’ecosistema sono disponibili anche su device che non sono di Apple, altre sono nuove e fatte apposta per conquistare territori per il momento occupati da altri, e questo perché l’azienda ha cambiato anche anima da qualche tempo, e oltre a produrre e vendere hardware, a produrre e vendere software, vende anche servizi, che è bene che questi non girino solo sulle macchine di Cupertino ma possano, invece, vivere e funzionare al meglio anche su altri device. Il mondo di Apple è diventato non solo più grande, ma più aperto, cercando allo stesso tempo di garantire il massimo possibile di privacy (“un diritto umano” come sottolinea Craig Federighi), perché è evidente dalla presentazione che l’idea di fondo di Apple e che tutto, davvero tutto quello che facciamo, possa passare attraverso un’iPhone e perché questo accada c’è bisogno che la nostra privacy, la nostra sicurezza, sia estremamente garantita, in ogni parte dell’ecosistema, che sia un piccolo AirTag o l’ineffabile iCloud.

Il mondo di Apple è diventato più grande perché i device di Cupertino non sono più, da diverso tempo ormai, quello che sembrano, sono tutti pensati come piattaforme in grado di diventare quello che noi vogliamo, a seconda delle app che usiamo, a seconda di dove usiamo i nostri device, seguendo i nostri desideri, le nostre necessità, le nostre abitudini, e assistere alla presentazione di oggi ha solo reso più chiaro che i nomi con i quali chiamiamo le cose che usiamo sono obbiettivamente vecchi e inadatti. Gli iPhone, gli Apple Watch, gli iPad, persino i Mac, sono “personal tools” nel senso pieno del termine, device che si adattano a noi, non nella forma ma nel contenuto, proprio perché i sistemi operativi sono in grado di fare cose inimmaginabili anche solo un paio di anni fa e si integrano non con una non meglio identificata vita “virtuale”, ma con la vita vera, con le nostre case, con la nostra salute, con le nostre fisiche azioni quotidiane, che si smaterializza ma non è meno reale. 

Siamo stati per un paio d’ore a guardare il futuro prendere forma davanti ai nostri occhi, con mille soluzioni diverse per problemi quotidiani, o con tante idee di condivisione, di intrattenimento. Il software, anzi le app (queste si che hanno un nome nuovo, adatto alle nuove funzioni), sono figlie della creatività non solo della tecnica, sono frutto di idee, invenzioni, ipotesi, spesso avventurose, spesso incredibili ed è questa ricchezza a rendere le macchine che usiamo davvero utili e in alcuni casi addirittura necessarie. Assistere alla presentazione di Apple, quindi, è come mettersi a giocare con un caleidoscopio, che combina gli elementi a disposizione in maniera sempre nuova e sorprendente e ci fa vedere la realtà in maniera nuova. Una realtà che comunque, prima o poi, sarà la nostra, perché gli ingegneri di Cupertino tracciano la strada che tutti gli altri, prima o poi seguiranno, e quando non lo fanno e vengono superati da chi ha fatto scelte più rapide o trovato soluzioni migliori, adattano saggiamente la loro realtà prendendo spunto dalle intuizioni altrui, come ad esempio è accaduto con l’alternativa alle videoconferenze di Zoom (e degli altri) che è stata presentata da Federighi.

La presentazione del WWDC 2021 ha proposto una tale cascata di novità da rendere difficile comprenderne in poco tempo la portata, ci vorrà qualche settimana per capire esattamente quale sia la direzione che l’azienda vuole prendere e come saranno, in autunno, i device che porteranno nelle nostre tasche le novità annunciate oggi con l’arrivo dei nuovi sistemi operativi e in particolare con l’iOS 15, che trasformerà ancora una volta l’iPhone in qualcosa di diverso e nuovo. 

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