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Fine della tregua? Hamas cerca l’escalation e minaccia nuovamente di distruggere Tel Aviv

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Da Gerusalemme – Israele dispiega nuovamente il proprio sistema di difesa missilistico Iron Dome, dopo le nuove minacce di Hamas. Negli ultimi giorni, il movimento terroristico ha detto che ritornerà a lanciare missili alla fine di questa settimana, se Israele non lascerà entrare a Gaza i finanziamenti del Qatar, suo maggior finanziatore. Israele ha risposto che permetterà l’ingresso dei finanziamenti soltanto se Hamas rilascerà i quattro cittadini israeliani che sono ostaggi a Gaza da sette anni. Due degli ostaggi sono il sergente Oren Shaul e il sottotenente Hadar Goldin, morti nella guerra del 2014. Gli altri due sono Avraham Mengistu, israeliano di origine etiope di Ashkelon, e Hisham al-Sayed, arabo-israeliano di un villaggio beduino nel Negev. Il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, ha però detto che gli ostaggi saranno rilasciati soltanto se Israele libererà dalle proprie carceri 1.111 prigionieri palestinesi. I media di Gaza vicino a Hamas, come Gaza Alan, hanno poi aggiunto che Israele dovrebbe rilasciare 1.111 prigionieri per ogni ostaggio, pertanto sarebbero 4.444 prigionieri. Uno scambio che Israele non è disposto ad accettare in nessuno dei due casi.

Giovedì scorso, inoltre, un gruppo di coloni ha proposto di riorganizzare la “marcia delle bandiere”, una commemorazione annuale per celebrare l’unità di Gerusalemme, ottenuta con la guerra dei Sei giorni del 1967. La marcia era già stata svolta lo scorso 10 maggio (il giorno in cui Hamas ha lanciato i missili su Gerusalemme), ma – in quell’occasione – la polizia aveva cambiato il percorso, impedendo ai manifestanti di entrare dalla porta di Damasco (che conduce al quartiere musulmano in Città Vecchia) e di sfilare sul Monte del Tempio/Spianata delle Moschee, proprio per evitare attriti con la popolazione araba. Ora i coloni ci riprovano e dicono di voler sfilare “a testa alta” per dimostrare di non essere intimiditi dalle minacce di Hamas.

Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha però affermato che la marcia deve essere cancellata, perché rischia di trasformarsi in una provocazione inutile e pericolosa. Per adesso – se ci sarà la manifestazione – sembra che i settlers non attraverseranno comunque il quartiere musulmano e saranno lasciati sfilare solo fino al Muro del Pianto, passando dal quartiere armeno. Hamas ha detto che se i manifestanti metteranno piede sul Monte del Tempio, dove è situata la Moschea di Al-Aqsa, “raderà al suolo” Israele.

I coloni, che rappresentano la base elettorale di Naftali Bennet (leader del partito Yamina, “A Destra”), sono adesso amareggiati dalla presa di posizione di Gantz, che oltre a essere ministro della difesa è anche il leader del partito centrista Kahol Lavan, che fa parte della coalizione che dovrà ottenere la fiducia dalla Knesset la prossima settimana. A questo punto, se la manifestazione non avrà luogo, alcuni deputati di Yamina, facendosi carico delle frustrazioni dei coloni, potrebbero votare contro la fiducia al nuovo governo capeggiato proprio da Bennett, e Bibi Netanyahu continuerebbe il suo mandato, almeno fino alle prossime elezioni. Allo stesso tempo però, se ci fosse la manifestazione (la polizia israeliana ha detto domenica sera che, in linea di principio, approva la la manifestazione prevista per giovedì), e Hamas cominciasse a lanciare nuovamente missili verso Israele, il voto di fiducia verrebbe rimandato sine die.

Nel frattempo, Hamas cerca altri motivi per ricominciare l’escalation, rilanciando lo slogan “Save Sheikh Jarrah”, il quartiere di Gerusalemme Est che è diventato uno dei simboli-pretesto della battaglia di Hamas, dopo che era stato richiesto lo sfratto ad alcune famiglie palestinesi, fra cui quella Al-Kurd, i cui figli Muna e Mohammed, volti della protesta, sono stati arrestati domenica per aver partecipato a “disordini” e poi rilasciati nel pomeriggio.

Intanto, il 5 giugno, in un discorso tenutosi davanti ai docenti dell’Università di Gaza, Sinwar ha detto che la guerra degli undici giorni (chiamata la battaglia della spada di Al-Quds) è stata solo un assaggio delle potenzialità di Hamas, assicurando che il prossimo confronto con Israele cambierà la forma del Medio Oriente. Sinwar ha poi ricordato che il movimento è uscito vittorioso dalla guerra, utilizzando solo il 50 per cento delle proprie capacità, mentre Israele – a detta del leader di Gaza – non è riuscito a distruggere nemmeno il 5 per cento delle loro capacità. Sinwar, con l’atteggiamento sicuro di chi sa di poter vincere nuovamente, ha poi ribadito che Hamas può distruggere Tel Aviv, lanciando 130 missili al minuto. Una escalation sembra pertanto inevitabile e domenica sera Israele ha alzato lo stato di allerta nel Sud del Paese e nella West Bank.

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