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Smettetela di usare l’antimafia per colpire le imprese

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La macchina del fango contro Clp

Amedeo Laboccetta — 6 Giugno 2021

Smettetela di usare l’antimafia per colpire le imprese

Nel Sud vi sono tantissimi imprenditori capaci, brillanti, coraggiosi, di caratura nazionale ed europea. Personalità che, nonostante le miopie e l’ostruzionismo di certa politica, riescono a offrire eccezionali opportunità lavorative a una galassia sterminata di persone. E questo avviene, nonostante le diseconomie esterne di cui parlava un prefetto di Napoli alcuni anni fa, che spesso aggrediscono imprenditori di successo per costringerli a mollare. Chi, invece, resiste ed è competitivo e decide di lavorare nel comparto pubblico, offrendo un servizio di alta qualità, si può trovare a vivere una situazione paradossale e a scontrarsi con un altro tipo di diseconomia: quella della politica politicante.

E veniamo al caso. In Campania, dal 2013, un giovane imprenditore, che con l’intero suo gruppo dà lavoro a oltre mille famiglie, è entrato da tempo nel mirino di certa politica di provincia. Un mondo che ha messo in campo la tattica che definirei dello “stancheggio”, dello sfinimento. Messaggi, segnali inquietanti. Roba di basso profilo. Sto parlando di un grande imprenditore, Francesco Viale, e della sua Clp. Su questo imprenditore e su questa società si sono coalizzati mondi e forze per tentare di fargli alzare bandiera bianca. La Clp effettua il trasporto pubblico per la Regione Campania da oltre otto anni, a prezzi ultraconvenienti per l’utenza e con altissima professionalità. L’azienda è sana, efficiente e trasparente. Ma fa gola a molti, soprattutto a Salerno e dintorni. In tutti questi anni la Clp non ha mai avuto una contestazione. Gli oltre 400 dipendenti sono regolarmente inquadrati. L’azienda serve 130 Comuni e si muove con la massima puntualità. Tutto il contrario di ciò che avviene nella città di Napoli, dove i trasporti sono un vero disastro.

Durante l’esperienza dura del Covid, quando le condizioni erano effettivamente drammatiche, la Clp, attraverso una decisione di Francesco Viale, si è resa protagonista di un concreto gesto di solidarietà: un servizio navetta da e verso luoghi di cura, del tutto gratuito, che ha riscosso successo e gratitudine notevoli tra gli operatori medici e non che hanno potuto facilmente raggiungere, anche in orari non proprio ordinari, il proprio posto di lavoro o rientrare a casa. Un modo esemplare per contribuire alla risoluzione di alcune difficoltà che altrimenti si sarebbero aggiunte a quelle già determinate dal Covid. Ma torniamo al disegno opaco che qualcuno ha pensato di attuare ai danni di Clp.

Da otto anni su quest’ultima pende un’interdittiva antimafia senza ragione e senza senso, legata al coinvolgimento di un lontano parente dell’amministratore unico in un procedimento penale. Ecco la prima mina che qualcuno ha piazzato sul percorso di Clp. In effetti sono solo petardi che disturbano e fanno rumore, anche se possono impensierire soltanto quelli che hanno scheletri negli armadi. Non certo la Clp. Chi scrive ha avuto modo di leggere tutti gli atti, i documenti, anche certi messaggi e alcuni dossier anonimi che da qualche tempo circolano nel settore e che tendono a indebolire l’immagine della società. È un vecchio giochino, si tratta di operazioni di piccolo cabotaggio che non hanno certo intimidito un imprenditore che opera alla luce del sole. L’azienda ha puntualmente reagito a tanto squallore rivolgendosi ad horas a chi di competenza e a coloro che istituzionalmente devono intervenire. E la verità verrà fuori, è questione di tempo. Il galantomismo, alla distanza, vince sempre.

Purtroppo, nel Sud in particolare, molti si sentono autorizzati a gettar fango, soprattutto nei confronti di chi ha successo nella vita, nell’impresa e in politica. Un’azienda al Sud che raggiunge straordinari risultati, che fa numeri importanti, fa gola a molti. L’azienda sta in una teca. I mediocri e i furbetti pensano di poterla sporcare, lanciando accuse false con argomentazioni pretestuose: un ridicolo tentativo di criminalizzazione e di demonizzazione. Ma se la teca, come in questo caso, non ha incrostazioni, alla distanza il fango scende e l’immagine, come è giusto che sia, resta pulita. Se ne facciano una ragione, anche quelli che da qualche palazzone hanno pensato di fare il colpaccio. Il giochino lo abbiamo individuato, anche i burattinai, e adesso la verità, tutta la verità, presto verrà a galla.

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