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“Bugiardo e folle”, l’ex consigliere Cummings contro Boris Johnson

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LONDRA. È guerra aperta tra Boris Johnson e il suo ex “rasputin”, il genio folle, visionario e architetto della “Brexit”, Dominic Cummings, fino a qualche tempo fa l’uomo più potente a Downing Street. E ora può succedere di tutto. Come nella migliore House of Cards, quella originaria e inglese di Michael Dobbs, al Numero 10 è scoppiata un’altra battaglia segnata da faide e accoltellamenti alle spalle, come quella dello scorso novembre, che coinvolse i due ex amici ma soprattutto la giovane fidanzata di Boris, Carrie Symonds.  I protagonisti di questo dramma politico sono sempre gli stessi, ma stavolta c’è molto di più in ballo. Il primo ministro e il suo ex consigliere supremo hanno intrapreso uno scontro pubblico, senza esclusione di colpi, dai risvolti ancora ignoti e potenzialmente esplosivi.

I messaggi di Johnson con il re degli aspirapolveri Dyson

Partiamo dall’inizio. Martedì scorso la responsabile della redazione politica della Bbc, Laura Kuenssberg, pubblica una conversazione privata su Whatsapp tra Boris Johnson e il “re degli aspirapolveri”, Sir James Dyson, uno degli imprenditori più ricchi e influenti britannici. Da chi li abbia avuti ovviamente non si sa. Ma si sa che quei messaggini risalgono alla scorsa primavera, quando la pandemia aveva appena iniziato a devastare anche il Regno Unito e allora il governo Johnson ha un disperato bisogno di recuperare ventilatori e respiratori per gli ospedali britannici. Dyson ha spostato da un po’ la sua sede a Singapore, ma in chat Johnson, con sostanziosi sgravi fiscali, lo alletta a tornare in patria e a costruire ventilatori.

Un favoritismo, certo. Ma per una giusta causa. Dunque, Johnson potrebbe cavarsela facilmente. Se non fosse che il primo ministro ha un brutto vizio, e da tempo: gli piace “governare” su Whatsapp. Una pratica non ortodossa e sicuramente contro le regole formali dell’esecutivo, anche se lui dice di aver girato “a tempo debito” le conversazioni con Dyson ai mandarini che lo assistono. Pare che il capo di gabinetto, Simon Case, gli chieda da tempo di cambiare il suo numero, che hanno in molti imprenditori e lobbisti e che sfruttano per contattare direttamente il primo ministro. Ma Johnson, in dieci anni, non ha mai voluto cambiare il numero di cellulare. E così continua a ricevere richieste, favori, pressioni, per quello che è stato già ribattezzato il “governo Whatsapp”.

Il caso degli sms di Mohammed Bin Salman

Un’altra conversazione scottante sul telefonino del primo ministro e pubblicata sui giornali in questi giorni è quella, scoperta dal Daily Mail, con il principe ereditario Mohammed Bin Salman. Anche qui nulla di illegale, perlomeno da parte di Johnson: Salman, accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi, qualche mese fa scrive direttamente a Johnson per mettergli pressione e far facilitare l’acquisizione, da parte della famiglia reale di Riad, della squadra di calcio del Newcastle. Il primo ministro gira la questione ai suoi collaboratori, che se ne occupano. Tuttavia, il passaggio del club a Bin Salman non va mai in porto. Il che sarebbe un altro punto in difesa di Johnson.

Ma cosa c’entra in tutto questo Cummings, che tra l’altro ha lasciato Downing Street il 12 novembre scorso in una plateale uscita di scena, dopo due settimane di “guerra civile” a Downing Street vinta dalla giovane fidanzata di Johnson, Carrie Symonds?

C’entra, perché dopo gli ultimi “leak” a Downing Street ci si chiede chi abbia passato queste due conversazioni private del primo ministro alla stampa. Di certo, qualcuno che lavora all’interno di Number 10. Curiosamente, all’inizio il governo non dà tanto peso alla questione. E alle domande dei giornalisti britannici e di Repubblica in questi ultimi giorni è stato sempre riluttante sull’opportunità di una inchiesta ufficiale. L’altro giorno, però, alla fine Downing Street si decide: “Compieremo un’indagine interna, ma senza coinvolgere la polizia”. L’esecutivo promette anche di pubblicare interamente la conversazione tra Johnson e Dyson, cosa che sinora non si è avverata.

Le accuse a Cummings “passate ai giornali da Boris”

La pressione della stampa cresce, anche perché è ancora fresco lo scandalo lobbista dell’ex premier David Cameron per conto della fallita Greensill. Fino a venerdì mattina. Quando tre quotidiani, il Sun, il Daily Telegraph e il Times pubblicano la notizia bomba: secondo “fonti di Downing Street”, il “ratto chiacchierone” del Numero 10 sarebbe nientemeno che l’ex, defenestrato “Rasputin” e sino a qualche tempo fa storico alleato di Boris Johnson: Dominic Cummings. Che, stando a questa ricostruzione, si sarebbe vendicato del suo allontanamento non solo con la pubblicazione delle conversazioni tra il primo ministro britannico e Dyson e Bin Salman, ma sarebbe stato colui che passò ai giornali anche la rivelazione dell’imminente secondo lockdown anti Covid lo scorso novembre. Un episodio che fece letteralmente infuriare Johnson, che invece voleva chiudere il Paese in lockdown senza preavviso, per limitare la pandemia. Secondo quanto si sussurra a Whitehall, sarebbe stato proprio Johnson in persona a prendere il telefono giovedì sera e chiamare i capi della redazione politica dei tre giornali per dargli la notizia.

Il post esplosivo di Cummings

Ieri però Cummings ha risposto, con un lungo post sul suo inimitabile blog. E i suoi argomenti sono esplosivi. Perché Cummings, attacca duramente il suo ex amico, alleato e sodale (soprattutto negli anni del referendum Brexit) Boris Johnson. Le accuse sono durissime.

Innanzitutto, l’ex “rasputin” del primo ministro assicura che non è stato lui a passare le chat di Johnson con Bin Salman e Dyson alla stampa: “Io quelle conversazioni non le ho mai ricevute, e sono pronto a mettere a disposizione il mio telefonino, le mie mail e le chat per appurarlo”. Cummings racconta che sarebbe stato Jack Doyle, ex giornalista del Daily Mail e nuovo capo supremo delle comunicazioni di Downing Street, a orchestrare questa campagna mediatica contro di lui per trovare un capro espiatorio.

“Boris ha coperto la spia, amico della fidanzata”

Ma Cummings è un fiume in piena. Nel post sul suo blog aggiunge che il “ratto chiacchierone” che ha spifferato ai giornali l’imminente lockdown di novembre non fu lui, bensì il giovane Henry Newman, ex fondatore del think tank euroscettico Open Europe, amico del cuore della fidanzata di Johnson e ora nel cerchio magico di Downing Street come consigliere. Cummings racconta i particolari scottanti di un presunto incontro imbarazzante con il primo ministro e il capo di gabinetto: le tracce del “leak”, secondo il racconto dell’ex consigliere supremo, portavano proprio a Newman. Ma, secondo il resoconto di Cummings, Johnson disse di fermare tutto: “Dovrei licenziarlo, ma è il migliore amico di Carrie. Se facessi una cosa del genere, sai che casino mi pianta Carrie…”. Cummings racconta che, senza successo, si oppose a questa decisione di salvare Newman, perché così il primo ministro si sarebbe comportato in modo “anti-etico” e “folle”.

Da sinistra, Carrie Symonds, Boris Johnson e Dominic Cummings (foto Downing St) 

Il caso della ristrutturazione dell’appartamento

Ma Cummings ha ancora tanto da dire: nel suo lungo articolo, ricorda il caso della controversa ristrutturazione degli appartamenti privati di lei e Johnson a Downing Street, per i quali da metà 2020 lui sarebbe stato tenuto (volontariamente?) all’oscuro. Aggiunge un’accusa grave: “Il metodo che avevano in mente per racimolare i fondi attraverso una fondazione con donatori privati conservatori secondo me era potenzialmente illegale”. Cummings si offre per testimoniare pubblicamente su questi e altri argomenti sotto giuramento, promette (o minaccia?) di pubblicare “alcuni messaggi privati perché le ingiurie nei miei confronti sono troppo gravi” e inoltre chiede una inchiesta sulla gestione della pandemia da parte del governo Johnson, concludendo: “È triste che il primo ministro e i suoi collaboratori abbiano raggiunto un livello così basso di competenza e integrità, qualità di cui questo Paese avrebbe invece gran bisogno”. E definisce Boris un bugiardo.

Che cosa succede ora?

La sensazione è che non sia finita qui. Cummings è una mina vagante per Johnson, visto che pochi lo conoscono bene come il suo ex rasputin. Il quale di certo, dopo un anno sull’ottovolante a Downing Street, conserva ancora moltissimi segreti e scheletri nell’armadio del primo ministro e del suo governo.

A questo proposito, perché giovedì sera Downing Street, o meglio Johnson in persona, ha lanciato un attacco così duro contro Cummings? Anche senza, molto probabilmente la vicenda degli sms con Dyson e Bin Salman si sarebbe sgonfiata nelle prossime settimane. Così, invece, Johnson ha scatenato la furia del suo ex braccio destro. Una mossa di certo controproducente e potenzialmente devastante. Come ha scritto ieri Robert Peston, capo del politico di Itv, Cummings, o il primo ministro stesso dopo averlo accusato, “ha innescato la crisi politica più grave sinora per Johnson”.

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