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Minacce di morte a Pablo Iglesias. Vox non condanna, la sinistra in blocco abbandona i dibattiti elettorali a Madrid

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Si infiamma lo scontro politico a Madrid a dieci giorni dalle elezioni regionali. Ad accendere la miccia è stata la minaccia di morte contenuta in una lettera inviata a Pablo Iglesias, ex vice presidente del governo e candidato governatore per Unidas Podemos. “Hai lasciato morire i nostri genitori e nonni. Tua moglie, i tuoi genitori e tu siete condannati alla pena capitale. Il tuo tempo sta finendo”, si legge nel macabro messaggio scritto a stampatello, accompagnato da quattro proiettili. Lettere dello stesso tenore sono state recapitate nelle stesse ore al ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, e alla direttrice della Guardia Civil, María Gámez, la prima donna nominata alla guida dell’istituzione armata.

Fin qui le minacce, sulle quali sta indagando l’antiterrorismo. Ma la tormenta politica è scoppiata questa mattina quando i candidati alla presidenza regionale si sono presentati negli studi della radio Cadena Ser per un dibattito elettorale in vista del voto del 4 maggio (assente Isabel Díaz Ayuso, la presidente uscente in testa nei sondaggi per la riconferma). Poco prima, intervistata dall’emittente pubblica Rne, la candidata di Vox, Rocío Monasterio, aveva messo in dubbio la veridicità delle minacce ricevute da Iglesias. Per questo, all’inizio del dibattito, il leader di Podemos ha subito minacciato di abbandonare lo studio se l’esponente dell’estrema destra non avesse rettificato la sua dichiarazione, condannando le minacce. Ma, con tono di sfida, Monasterio ha replicato: “Se è così coraggioso, si alzi e se ne vada. Se ne vada, è quello che vogliono molti spagnoli”.

E Iglesias se ne è andato, non prima di aver denunciato come un errore il fatto che “questa gente possa stare qui a difendere cose che vanno contro la democrazia. Noi non parliamo con l’ultradestra”. A nulla è valso il tentativo della conduttrice, Angels Barceló, di convincerlo a restare. Mentre l’esponente di Vox continuava a sbraitare – “fuori di qui, fuori dalla politica” – in un attimo lo studio è rimasto vuoto e il programma è stato cancellato: uno dopo l’altro sono andati via anche gli altri due rappresentanti della sinistra, il candidato socialista Ángel Gabilondo (“questo è un punto di inflessione della campagna, non possiamo continuare a sopportare questo discorso dell’odio”) e la candidata di Más Madrid, Mónica García: “Ciò che è successo qui è di un’estrema gravità. Non voglio più passare neanche un minuto con lei in nessuno studio e in nessun posto”, ha detto prima di allontanarsi.

La conseguenza sulla campagna dello scontro avvenuto negli studi di Cadena Ser è stata devastante. L’emittente pubblica Tve ha cancellato il dibattito elettorale in programma per il 29 aprile, “per non pregiudicare l’obbligatoria proporzionalità e neutralità”. E altrettanto ha fatto la tv LaSexta “dopo aver valutato i fatti accaduti oggi alla Cadena Ser”. 

Quando, un mese fa, aveva annunciato l’intenzione di lasciare il posto di vicepremier nel governo Sánchez per presentarsi candidato a Madrid, Iglesias aveva spiegato l’importanza di questa tornata elettorale in cui “è in gioco la democrazia”. La preoccupazione è proprio rappresentata dalla possibile presenza di Vox nel futuro governo regionale nel caso in cui dovesse vincere ancora l’attuale presidente Ayuso, del Partito Popolare: la formazione di estrema destra è infatti l’unico alleato possibile dopo che Ayuso ha rotto con l’alleato più moderato del centrodestra, Ciudadanos, che secondo i sondaggi rischia persino di non ottenere nessun seggio.

Ma dopo settimane in cui tutte le rilevazioni davano la presidente uscente in grado di ottenere la riconferma, ieri per la prima volta un sondaggio del Cis (il Centro di indagini sociologiche controllato dal governo) apre uno spiraglio alla possibilità che le tre forze di sinistra ottengano la maggioranza assoluta. La battaglia sarà dura, in un clima avvelenato fino all’estremo.

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