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Matthew Lutz-Kinoy al Salon Berlin: “Window to The Clouds”

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Pittura e scultura, performance e rappresentazione. Uno spazio espositivo, quello del Salon Berlin, che colpisce lo spettatore e lo spinge a condividere l’esperienza sempre coinvolgente della visione artistica. È questa la prima impressione di “Window to The Clouds” (fino al 5 giugno), prima mostra istituzionale in Germania di Matthew Lutz-Kinoy (1984), artista statunitense con sede a Parigi da sempre interessato alla sperimentazione e alla contaminazione. Composta da dipinti recenti, ceramiche e da una scultura site-specific, l’esposizione indugia su una serie di paesaggi contemporanei e riflessioni pittoriche. Gli ambienti diventano palcoscenici che esaltano la componente immersiva e sensoriale dell’opera di Lutz-Kinoy. Entrando nel Salon, lo spazio progettuale ed espositivo del museo Frieder Burda di Berlino, i visitatori incontrano una cascata simmetrica di pompon rossi, filtro e insieme trasformazione dinamica delle opere in mostra. I corpi in tutte le loro declinazioni appaiono in molti dipinti dell’artista, con riferimenti diretti a La Porte de l’Enfer, opera incompiuta di Auguste Rodin a cui lo scultore lavorò per oltre trent’anni (è il caso di Exhausted Angel Receives an Announcement in Rodin’s Garden), mentre il grande dipinto a soffitto Wings of Flamingos, Camargue (2020) dialoga teatralmente con l’architettura circostante creando effetti spettacolari.

Installation shot: Matthew Lutz Kinoy; Museum Frieder Burda; Salon Berlin, November 2020, Photo: Thomas Bruns

Una pennellata gestuale e la sovrapposizione di colori acrilici traslucidi esplorano poi nuove profondità pittoriche e spirituali, come in Lombardy Capriccio, ispirato al Paesaggio fantastico di Francesco Guardi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. In altri dipinti, Lutz-Kinoy rimuove i dettagli originali per restituire ai suoi soggetti una nuova identità, come in Lectures of Burle Marx, ritratto di un’orchidea selvatica trovata fra i marciapiedi di Rio de Janeiro. «In questo periodo, siamo spinti o provocati a creare strutture alternative, nuovi livelli di partecipazione, di condivisione. Sapevo, riflettendo, che se questa mostra avesse visto mai la luce sarebbe stata accogliente, tattile e interattiva» spiega Lutz-Kinoy. «Forse è la stessa cosa accaduta nel mio studio nell’ultimo anno, la produzione di una realtà potenziale. Una cornice attraverso la quale trovare connessioni, descrivere le esperienze di questi anni e guardare il flusso senza fine delle nuvole». Un lampo di speranza, come sottolinea Patricia Kamp, fondatrice e direttrice artistica del Salon Berlin: «Window to The Clouds è una distesa esperienziale e sensoriale in cui ci immergiamo. È nutriente, liberatoria, piena di speranza… come le nuvole nel cielo».

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