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PASS VERDE PER GLI SPOSTAMENTI: C’È NELLA BOZZA DEL DECRETO, MA LA SCIENZA È CONTRARIA

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PASS VERDE PER GLI SPOSTAMENTI: C'È NELLA BOZZA DEL DECRETO, MA LA SCIENZA È CONTRARIA

Sta per essere pubblicato il prossimo decreto legge che regolerà le misure contro la diffusione del Covid 19 fino al prossimo 31 luglio 2021. Si tratta in sostanza della strategia che il governo Draghi intende adottare per gestire la prossima estate.

Ancora il coprifuoco

Nella bozza del decreto che sta circolando si possono leggere quelle che saranno le principali novità. Come le prime timide riaperture, che saranno consentite, solo in zona gialla, per i ristoranti, i pub e i bar anche alla sera, ma solo all’aperto. Resta invece la misura del coprifuoco, che forse sarà fatto slittare di un’ora, alle 23.

Una misura che da più voci nel corso del tempo era stata ritenuta senza validità scientifica, come riferito dall’immunologa Antonella Viola.

Il pass verde

Infine nella bozza del decreto si può scorgere la novità principale: l’introduzione di un pass “verde” necessario per alcuni spostamenti. Nel testo si legge:

Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi di cui all’art. 10.

E nell’articolo dedicato si elencano le caratteristiche necessarie per vedersi rilasciato questo certificato. Come aveva già anticipato Mario Draghi in conferenza stampa, questo pass sarà un diritto per quei cittadini che si sono sottoposti al vaccino, oppure che hanno un attestato di guarigione dal Sars Cov2, oppure che possono esibire un tampone negativo effettuato entro le 48 ore precedenti allo spostamento.

Questo passaporto sanitario vorrebbe essere nelle intenzioni un’anticipazione preliminare del progetto della Commissione europea denominato Digital Green Certificate, che avrebbe in sostanza le stesse caratteristiche e che sarà necessario per muoversi tra i Paesi membri.

La scienza e il diritto bocciano questo documento

Questo documento ha però diverse zone d’ombra sia sotto il profilo di legittimità costituzionale sia da un punto di vista scientifico. Dubbi che sono emersi in tutta la loro forza durante una recente audizioni informale alla Commissione affari costituzionali del Senato, che ha visto la partecipazione di diversi scienziati e giuristi che hanno espresso la loro opinione sul tema.

Emblematico a questo proposito un passaggio dell’intervento di Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità nonché coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico che ha così risposto sulla possibilità che ha un vaccinato di poter contagiare:

Partendo dall’aspetto della vaccinazione è già stato sottolineato prima che ancora oggi abbiamo alcuni aspetti di incertezza che non possono essere negati. Il primo riguarda la differenza tra il conferimento di un’immunità da malattia rispetto all’immunità sterilizzante.

Sappiamo che praticamente tutti i vaccini che sono stati approvati in ambito europeo conferiscono un’elevatissima, probabilmente quasi totale, immunità rispetto alla malattia. Invece l’immunità sterilizzante, intendendosi con questa la capacità di prevenire un contagio e poi per il vaccinato di essere a sua volta contagiante, è un aspetto su cui ci sono ancora significativi punti di domanda. 

Un’incertezza scientifica più volte ribadita qua su Byoblu e che non può che far sorgere una domanda: quale utilità medica ha questo pass se anche i vaccinati possono contagiare? I gravi problemi di questo documento riguardano però anche la sfera del diritto, dove si vedrebbe introdotta un’evidente disparità tra i soggetti vaccinati e guariti e chi invece si dovrà sottoporre continuamente al tampone per ottenere il pass.

Come sottolineato dalla docente di diritto pubblico Arianna Carminati.

In particolare si suppone che la validità del certificato emesso sulla base di tamponi negativi sarà con ogni probabilità assai breve. E questa via di accesso al pass risulterà pertanto a conti fatti più onerosa. Quantomeno con riguardo ai costi economici che le persone non vaccinate o non altrimenti immunizzate dovranno eventualmente sopportare per ogni spostamento transfrontaliero.

Costi corrispondenti come minimo al prezzo ogni volta pagato per effettuare un test antigienico rapido. La gratuità stabilita dal regolamento infatti sembra doversi ragionevolmente circoscrivere al solo rilascio del certificato e non poter ricomprendere l’effettuazione del test. Da questo punto di vista, è già stato osservato, l’introduzione del certificato almeno fintanto che la vaccinazione non sia offerta a tutti finirà col produrre comunque una disparità di fatto a carico dei non vaccinati. 

Insomma la scienza e il diritto ci stanno dicendo che questo pass verde non solo è inutile, ma anche dannoso. E allora perché continuare a percorrere ostinatamente questa strada, contraria agli interessi dei cittadini e della loro salute?

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