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La storia rocambolesca dietro al film Locked Down, girato là dove non si è mai girato prima

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Nessuno ha mai girato dentro i grandi magazzini di lusso di Harrods prima di questo film, per il quale il regista Doug Liman è andato a Londra durante il lockdown pilotando il suo aereo (sconsigliato da Michael Bay e aiutato da Tom Cruise)

La storia della realizzazione di Locked Down, con Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, è abbastanza assurda. Come è facile immaginare, nasce tutto dallo stimolo di fare qualcosa non sul lockdown in sé, bensì sulla vita al tempo del lockdown, per testimoniare un momento unico. Durante il periodo più duro, ovvero la scorsa primavera, Doug Liman – già regista di The Bourne Identity ed Edge of Tomorrow – si trova in videoconferenza con Steven Knight, uno dei migliori sceneggiatori britannici (La promessa dell’assassino, Lock, Peaky Blinders), i due parlano di un impossibile lavoro da girare al volo a Londra e lo immaginano come una rapina da Harrods, notissimo magazzino di lusso che non è mai stato filmato.

La dirigenza non ha mai dato l’autorizzazione a nessuno per girare lì dentro. Doug e Steven scrivono comunque ad Harrods, giusto per farsi dire di no e così accantonare l’idea assurda. A totale sorpresa la risposta invece è positiva. Opportunità? Locali vuoti? Bisogno di far girare la propria immagine per la prima volta da quando esiste? Impegnare le giornate diventate vuote? Le motivazioni possono essere tante, ma sta di fatto che senza nemmeno una sceneggiatura – all’epoca nessuno l’ha ancora scritta –, e solo sulla base di una trama molto vaga, i grandi magazzini accettano di essere il cuore di un film in cui vengono rapinati.

A quel punto il film si deve fare, l’occasione è gigante, e a Steven Knight  tocca scriverlo senza essere pagato. Il che non è frequente: uno del suo calibro lavora esclusivamente su commissione, solo gli emergenti lo fanno senza alcuna certezza. Così, mentre sceneggia la folle impresa di rapinare Harrods durante il lockdown, Doug Liman progetta quella altrettanto matta di girare durante il lockdown londinese. Solo che un film progettato ad aprile 2020 non ha garanzie di essere portato a termine. Soprattutto perché non esistono ancora protocolli per andare sul set e regole anticontagio. Qui entra in gioco Tom Cruise.

Le riprese del suo nuovo Mission: Impossible, in Italia, vengono interrotte a marzo per il lockdown e lui, con quel set gigante, è il primo a ideare (o meglio, a spingere la sua produzione a ideare) una serie di norme per dimostrare che è possibile ripartire (è trapelata online la sfuriata a dei membri della troupe che non le stava rispettando, rischiando di mandare a monte lo sforzo). Con il protocollo-Cruise cade anche l’ultima barriera: Locked Down si deve fare. Doug Liman progetta tutto, studia la logistica per abbassare al massimo i costi in modo che anche la più riottosa compagnia lo assicuri e che persino lo studio più timoroso lo produca. Perché un titolo con delle star del calibro di Anne Hathaway (la prima firmare) e Chiwetel Ejiofor (subito dopo), a una cifra irrisoria, lo vogliono tutti, nonostante il rischio non essere finito per contagio sia alto.

Alla fine il budget è di 10 milioni di dollari, praticamente niente. L’equivalente di un film italiano costoso. L’unico problema è che Liman vive nel Massachusetts e si gira a settembre, con tutte le difficoltà a volare e che gli Stati siano chiusi. Così fa quello che nessuno farebbe nessuno: decide di prendere il suo aereo privato, pilotarlo da sé e volare da solo oltre l’Atlantico. L’impresa è talmente senza senso che Michael Bay, regista di Transformers dal noto delirio di onnipotenza, lo sconsiglia. Anzi, ordina a dei piloti di aereo che lavorano per lui (non è un errore, è proprio così) di chiamare Doug Liman e sconsigliarlo; invece questi, sentita l’impresa, si esaltano.

L’aereo di certo non ha autonomia sufficiente per l’intero viaggio. Quindi, come racconta lo stesso Liman a Deadline, l’itinerario è: tre ore di volo dal Massachusetts a Terranova (l’ultima isola prima dell’Atlantico), altre tre da Terranova alla Groenlandia, poi da lì ultima tappa in Islanda e infine a Londra. In ogni fermata, una sosta necessaria ai rifornimenti ed eventuale corsa al bagno (che il velivolo non ha). Una volta arrivato a destinazione, le riprese vengono realizzate di corsa, perché può succedere di tutto, peggiorare la situazione e cambiare le carte in tavola. Per dire, la scena d’apertura con Londra deserta la filma il regista in solitaria da solo, all’incrocio davanti all’appartamento in cui alloggia. Anche il resto del cast è selezionato in base alla situazione contingente. Per esempio, per interpretare il personaggio che sta insieme ai figli viene scelto Ben Stiller, perché effettivamente sta chiuso in casa con i suoi ragazzi Ella Olivia e Quinlin Dempsey. I comprimari sono, in linea di massima, attori londinesi del West End (la parte teatrale della città) di ogni grandezza, persino gran dame. Una mobilitazione totale.

Alla fine Harrods ha concesso anche più del promesso: ha aperto il caveau, un posto mai visto da nessuno che non lavori nei grandi magazzini e l’ha fatto a patto che non fosse rivelato in quale punto del palazzo si trovi. A questo punto è facile chiedersi che cosa altro possa fare un regista dopo un’impresa simile, ed è altrettanto semplice pensare che non ci sarà più niente nella sua carriera di estremo quanto questo. Invece Doug Liman, come già annunciato, andrà insieme a Tom Cruise nello spazio grazie alla Space X di Elon Musk a girare le scene del prossimo Mission: Impossible. Locked Down è ora disponibile su tutte le piattaforme.

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