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La transizione ecologica è marketing: l’economia verde resta una chimera

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di Carlo

Mentre Greenpeace ha aperto una petizione on line al fine di assicurare al popolo italiano che il governo Draghi produca un effettivo piano di riforme aderente al Green Deal previsto dal Recovery Fund, il ministro Brunetta ha, con clamore, indetto un nuovo concorso per l’assunzione di funzionari (a tempo determinato) in cui non figura alcun ruolo dedicato alle esigenze di innovazione e competenze nell’area della Sostenibilità e dell’Economia Circolare. Questo dovrà pur significare qualcosa.

Innanzitutto, significa che al governo la transizione ecologica è una bella dicitura di marketing, ma non corrisponde ad alcun piano o progetto. Questo è evidente poiché, se l’apparato pubblico può vantare Agenzie di eccellenza nel campo, i singoli enti no. E allora come si farà a raccordare le esigenze di valutazione dei progetti o delle richieste di finanziamento delle migliaia di imprese che approderanno ai bandi di finanziamento (se mai saranno pubblicati) al fine di finanziare la transizione ecologico-sostenibile del sistema produttivo? Come potranno i dirigenti formati in un’altra epoca e in un altro mondo disegnare, valutare e autorizzare i progetti di economia circolare?

Se vi state chiedendo cosa siano i termini di cui sto parlando, fermo restando che trattasi del comune futuro, in teoria i cittadini dovranno essere formati dalla classe dirigente della Pubblica Amministrazione sugli argomenti in questione al fine di essere edotti e parteciparvi. Ma se la classe è impreparata? Non basterà un bel 2 sul registro a tutti…

A parte gli scherzi (tristemente) la realtà è bella e servita. Recentemente il Prof. Frey (esperto di Economia Circolare nelle più prestigiose Università del nostro Paese) ha già denunciato che la classe dirigente abbisogna delle competenze di una gioventù preparata ai cambiamenti di cui parliamo, e che si sta formando (o si è da poco formata parzialmente) al fine di imbastire una struttura sistemica che non è assolutamente semplice, che abbisogna di specifiche competenze (quelle vere e non quelle indicate sui giornaloni) e che dovrà misurarsi con problemi epocali di cambiamento adattivo (non solo climatico, dunque) e sostenibile.

Non mi pare di leggere nulla a riguardo sui giornaloni: probabilmente non sanno nemmeno di cosa si debba parlare, poiché i “competenti e i migliori” non ne parlano. Ma non ne parlano in realtà poiché essi (incluso il dott. Draghi, non me ne abbia) appartengono alle mentalità dell’economia lineare (estraggo, produco, distribuisco, consumo, getto), e non alla necessaria economia circolare (progetto, produco, distribuisco, consumo, recupero [ri-ciclo, ri-uso, ri-paro] etc.).

Per interagire con il futuro, per interloquire con l’Ue, per affrontare il cambiamento del sistema, occorrono persone preparate non solo a fare, quanto a pianificare, progettare, comunicare e realizzare il cambiamento. Ma il Governo, nel suo immobilismo, magari ci sta comunque dicendo qualcosa, cioè che basterà dichiarare un approccio “verde” per avere finanziamenti. Oppure che piantando alberi, per sopperire le pratiche inquinanti, ridurremo comunque il nostro impatto (carbon foot print). Ma non è così, nella realtà.

Raccontare in questo modo le cose è possibile perché l’Italia è anche un Paese a maggioranza anziana (in declino demografico, si dice), persone che hanno speso la maggior parte del loro tempo lavorativo nel paradigma lineare e alle quali spiegare le necessità di cambiamento profonde del sistema (produttivo, estrattivo, consumistico, etc), è molto più impegnativo che una bella pubblicità con il duomo di Milano in mezzo al verde (di Photoshop).

Se questo è il Governo dei migliori, allora noi peggiori non potremo mai capire molto della realtà che ci attende. Magari però, una classe dirigente della Pa che includa non solo contabili e giuristi, ma anche ex manager esperti della materia, laureati in economia circolare, biologia e chimica ambientale, forse, dico forse, potrebbero essere utili?

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