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TASSE AI RICCHI? IL MESSAGGIO DEL FMI TRAVISATO DAI MEDIA

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TASSE AI RICCHI? IL MESSAGGIO DEL FMI TRAVISATO DAI MEDIA

Le agenzie di stampa italiane hanno battuto una notizia su alcune presunte dichiarazioni rilasciate dal Fondo Monetario internazionale. “Fmi: tasse su ricchi e redditi alti per aiutare la ripresa”, così titola per esempio l’ANSA e a ruota hanno pubblicato articoli analoghi diverse testate nazionali.

Il FMI racconta una storia diversa

La notizia fa riferimento ad un articolo uscito ormai da una settimana sul blog del Fondo Monetario Internazionale dal titolo “Dare a tutti il giusto” e firmato da alcuni dipendenti del Fondo (David Amaglobeli, Vito Gaspar e Paolo Mauro).

Nell’articolo dell’FMI si propongono soluzioni ben più profonde rispetto a quello che, come viene riportata dai media italiani, apparirebbe come una grezza patrimoniale. L’articolo esordisce infatti così:

Per rompere questo schema (di diseguaglianza) e dare a tutti una giusta possibilità di prosperità, i governi devono migliorare l’accesso ai servizi pubblici di base.

Questo è il punto centrale del lavoro dei dipendenti dell’FMI: favorire l’accesso ai servizi pubblici attraverso un aumento delle risorse statali. E infatti poco più avanti nel testo gli autori suggeriscono due vie per arrivare a questo risultato: politiche predistributive e distributive. E la prima strada per l’FMI risulta essere quella fondamentale ed indispensabile.

Aumentare la spesa pubblica: la ricetta che non ti aspetti dal FMI

Si tratta della spesa pubblica in educazione e sanità, incrementando la spesa anche dell’1% rispetto al PIL. Già questa soluzione potrebbe, da sola, ridurre di un terzo il divario tra i più ricchi e i più poveri. In sostanza l’FMI sta dicendo che in una situazione come quella attuale la prima soluzione da intraprendere è quella di aumentare la spesa pubblica, anche a deficit. E questo a prescindere dalla tassazione.

È abbastanza rilevante che un’istituzione, basata sul paradigma economico neoliberista e delle risorse monetarie scarse, riconosca ora l’utilità di uno Stato che spende anche a deficit per ridurre le diseguaglianze.

Si tratta di una piccola rivoluzione copernicana che avrebbe dovuto ricevere la giusta eco da parte della stampa italiana, che ha invece preferito enfatizzare il secondo suggerimento dell’FMI. Perché solo dopo la fase di predistribuzione, l’articolo del Fondo parla di politiche di distribuzione.

Tassare i ricchi, ma solo in una seconda fase

Ed è a questo punto che l’istituzione con sede a Washington fa riferimento ad un eventuale aumento delle tasse nei confronti dei ricchi per favorire una redistribuzione della ricchezza. Certo, in questo caso l’FMI non chiarisce quali categorie di persone intenda annoverare tra i “ricchi”, anche alla luce del nuovo flusso di ricchezza creato dall’emergenza sanitaria.

Se ad essere maggiormente tassati fossero Amazon, Google e altre multinazionali digitali nessuno avrebbe niente da ridire, anzi. Se invece tra i ricchi fossero considerati anche imprenditori che hanno comunque subito il peso delle chiusure, allora la proposta dell’FMI non andrebbe più in senso redistributivo.

Tuttavia non possiamo ora aspettarci che quest’istituzione, da fucina neoliberista che potrebbe aver contribuito a rafforzare le diseguaglianze nel mondo, si sia improvvisamente trasformata in una moderna Comune.

In ogni caso i segnali di apertura rispetto all’aumento della spesa pubblica rappresentano già un gettare il cuore oltre l’ostacolo. Conviene quindi prendere questo suggerimento e applicarlo il prima possibile, almeno prima che l’FMI non cambi nuovamente idea.

Quindi niente più austerità, niente più tagli alla spesa pubblica, ma investimenti massicci in sanità, scuola e in tutte le attività colpite dall’attuale crisi proprio perché adesso “ce lo chiede l’FMI”.

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